Barolo, what’s else?

C’è una cantina nelle Langhe che produce Barolo dal 1571. E’ la cantina Borgogno, ora di proprietà della famiglia Farinetti: eh già Mister Eataly!

La produzione si aggira sulle centomila bottiglie, spaziando dalla Barbera al Dolcetto, per approdare al Barolo. Ed è proprio per la produzione del re dei vini che Borgogno è una cantina rinomata e pluripremiata.

Tradizione ed innovazione in questa cantina vanno a braccetto. Le innovative tecniche di cantina ben si combinano con la vendemmia fatta a mano; sugli scaffali delle enoteche riconosciamo le nuove etichette dal moderno design accanto a quelle ormai storiche (il fondo bianco con la scritta nera e la banda in alto nera con la scritta bianca bordata d’oro), ormai usate solo per la riserva.

In questi Barolo, che siano essi cru o riserva, ritroviamo l’eleganza degli aromi fruttati e la forza della liquerizia, cenni di spezie e di aromi balsamici: non ci meraviglia quindi che gli esperti assaggiatori e degustatori riservino a questi vini un giudizio che supera abbondantemente i 90/100.

Ho avuto la fortuna di poterne degustare tre in occasione della presentazione della guida “DoctorWine” compilata dall’instancabile Daniele Cernilli e dal suo staff.

Il mio palato è stato deliziato dal sapore elegante e un po’ balsamico del “Barolo Liste”, anno di vendemmia 2012, quindi appena uscito dalle botti, e per certi aspetti ancora giovane. I tannini ancora un po’ ruvidi e la spiccata acidità fanno fantasticare il vino che sarà fra qualche anno, quando l’affinamento in bottiglia avrà proseguito nel suo incessabile e fantastico lavoro.

Le uve provenienti esclusivamente dalla zona storica di Cannubi hanno invece dato vita al secondo mio assaggio; colori e sapori più intensi, derivati da un lungo passaggio in “botti grandi”, quelle tipiche di queste zone. Qui i sentori di frutti rossi e il melograno la fanno da padrone, permeando a lungo il mio palato.

E infine lui: il Barolo Riserva, quello dall’etichetta storica, quello che nelle botti ci sta di più, quello che al naso sprigiona una quantità imprecisata di aromi e quello che in bocca sembra non volersene più andare; quello che ti dice che è giunta l’ora di tornartene a casa perché hai toccato una delle espressioni più alte delle uve nebbiolo.

 

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
si gusta, si sorseggia e… se ne parla.

Edoardo VII (1841 – 1910)

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