Aldo Rainoldi: non chiamatela viticoltura eroica!

In Valtellina le vigne dimorano su muri a secco per 2500 km, ma guai a chiamarla “viticoltura eroica” secondo Aldo Rainoldi che le sorvola con un elicottero per trasportare l’uva raccolta.

Un incontro con il produttore e i vini di una vendemmia particolare, la 2013, da Wine Road enoteca meneghina.

In Valtellina si coltiva Chiavennasca, la versione autoctona del Nebbiolo. Vitigno tannico, acido. Nato però in una zona viticola fortunata per estensione da ovest a est, altitudini e pendenze che consentono all’uva di avere un’insolazione ottimale. Mentre provvidenziali escursioni termiche giorno-notte  danno ai vini finezza di aromi ed eleganza. 

Meno alcolici e potenti dei colleghi piemontesi, ad Aldo Rainoldi non piace che si dica che i vini di Valtellina possano essere buoni quanto un Barolo.

È una di quelle aziende che si tramandano di generazione in generazione pure il nome, in un’alternanza che quasi confonde e rende un po’ un tutt’uno il passato con il presente.

In principio fu la coltivazione di frumento per poi passare con lungimiranza alla vite. Gli anni ‘60 vedono un’evoluzione con produzione e imbottigliamento destinati alla vendita porta a porta in Lombardia e Svizzera. È qui che Aldo bambino incomincia la sua gavetta fino a diventare attuale condottiero dell’azienda.

L’evoluzione passa attraverso una conoscenza profonda del passato, le tradizioni si tramandano evolvendosi per non incappare nell’inganno modaiolo del “vino come si faceva una volta”, carburante per uomini lavoratori che oggi si sarebbero fatti una risata al nostro rotear di bicchieri.

L’EROICA, PASSAMI IL TERMINE, DEGUSTAZIONE

CUVÉE MARIA VITTORIA – ROSÉ NATURE – 2010 – 100% Chiavennasca

Unica vendemmia dissonante della serata, una chicca inaspettata, metodo classico che sosta sui lieviti per 70 mesi, imbottigliato nella primavera del 2011. Frutti rossi di bosco e frutta secca al naso, tannico e sapido con bella nota acida da pas dosè. Siamo concordi nell’affermare che con i pizzoccheri potrebbe uscirne un abbinamento mica male.

GRUMELLO – 2013

Possibile anticipare la succosità del frutto percependola al naso? Con questo Grumello si, oltre alle spezie e note balsamiche mentolate. In bocca l’impressione iniziale non si smentisce con un buon corpo succoso, caldo in gola, buona freschezza, persistenza garantita per questo Grumello che se ne sta in botte per 20 mesi.

SASSELLA RISERVA 2013

Come un ritornello di una melodia che cresce di intensità si ripetono le note di frutta rossa stavolta più matura, con spezie e tabacco. Al palato rimane più sottile di quello che forse ci si potrebbe aspettare ma acidità e l’immancabile tannicità fanno presagire una buona evoluzione.

INFERNO RISERVA 2013

Maschio” nel suo essere strutturato e denso. La frutta rossa è ormai stramatura, le spezie si evolvono in incenso e il tabacco diventa magicamente cuoio. Al palato fresco e sapido, di buon corpo con tannini ingentiliti. Il tutto in equilibrio e con prospettive di invecchiamento.

SFURZAT FRUTTAIO – CA’ RIZZIERI 2013 

Vino caldo da una zona fredda” cosi definito dal produttore che dichiara 16,28% vol a dispetto dei 15 indicati in etichetta. Il raccolto avviene a ottobre ma le uve, in parte appassite, vengono pigiate a dicembre-gennaio. Di corpo e  strutturato, dagli aromi persistenti e un’acidità che fa ben sperare. Non accompagnatelo con i pizzoccheri ma magari con del buon formaggio Bitto e si medita che è una meraviglia.

Vini generosi tanto quanto le parole dispensate da chi ha esordito dicendo di non saper parlare in pubblico.

 I grandi vini non si accostano alle pietanze ma alle persone, alle situazioni

Affermazione che è entrata a far parte delle mie verità inconfutabili, senza nulla togliere a noi sommelier che ci prodighiamo per trovare godimenti eno-culinari.

 

 

Bevo per scrivere… o scrivo per bere?

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