Leggende metropolitane

Le leggende non andrebbero mai appurate ma la curiosità e la ricerca della verità, unite ai cliché autunnali hanno avuto la meglio.

Oggi ho voglia di chiarire qualche dubbio sul sodalizio vino novello e castagne.

C’era una volta un vino nato per celebrare l’avvicinarsi dei primi freddi. Veniva imbottigliato prima di tutti e andava bevuto in fretta, non oltre la primavera, per scongiurarne il declino.

Era un vino umile e non chiedeva niente di più che essere apprezzato nella sua semplicità.

Arrivò il giorno in cui qualcuno pensò: “Va bene il vino…ma qualcosa dovremo pur mangiare!”. Si scambiarono sguardi pensando alle braci dei camini che nelle case ancora ardevano e il pensiero fu uno: “Castagna“, anche lei figlia dell’autunno e delle nebbie.

A tenermi compagnia il “Novello di Teroldego, Vigneti delle Dolomiti IGT” della Cantina Gaierhof. Fondata circa 70 anni fa dalla famiglia Togn sorge a Roverè, uno dei comuni più a nord del Trentino.

Prodotto da uve Teroldego 100% con macerazione carbonica di circa 8-10 giorni e successiva fermentazione con breve sosta in acciaio. Il vino non smentisce le sue caratteristiche di giovinezza a partire dal rosso rubino con riflessi porpora che anticipano il fruttato del naso. Spicca per la morbidezza mentre è scarno di acidità e dai tannini leggeri.

Certo la Caldarrosta “ha da brucià”, ma una cottura in forno potrebbe essere indicata se non si abita in più di 40 metri quadri . Quindi forno acceso a 200°, incidiamo le castagne orizzontalmente nella parte panciuta e, piazzate su una placca, le facciamo cuocere per circa 25/30 minuti.

Anche nelle castagne prevale la delicatezza degli aromi e la tendenza dolce, il tipo di cottura ha permesso di preservare queste caratteristiche senza la nota affumicata che il contatto con fuoco/brace avrebbe trasmesso.

Il verdetto finale:  i  due elementi hanno peculiarità che si uniscono in armonia, la morbidezza e gli aromi delicati. Ogni tanto la castagna, che di base ha una certa personalità, insiste per farsi sentire nella nota dolce e in una vaga tannicità, ma nulla di grave. Bastava tirare fuori la padella con i buchi da vera castagnara e il vino non avrebbe supportato la situazione.

La leggenda, però, al momento è salva.

Bevo per scrivere… o scrivo per bere?

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