From Gallura with love

Li Duni, l’ho conosciuta a Golosaria 2016, si trova a Badesi nel cuore della Gallura. Piccola azienda sorta nel 2003,  20 ettari coltivati con vitigni autoctoni. Le vigne ad alberello a piede franco su terreni di sabbia, giovano delle brezze marine così come del bel sole di Sardegna.

Tajanu”da vendemmia 2011, è composto da un blend di vitigni autoctoni a bacca rossa ben posizionati sulla fascia costiera, le uve fermentate maturano in piccole botti di rovere.

L’entusiasmo della neofita si rivela in questi momenti, quando un anno prima acquisti un vino e ti domandi quanto potrai resistere prima di berlo.

Decido che un anno è sufficiente. Versato nel calice il vino si rivela subito con il suo rosso rubino con riflessi granati, gli aromi si svelano a poco a poco, frutta rossa macerata, cannella, incenso, frutta secca e tostatura del legno. In bocca la struttura è importante, in gola scende caldo (il titolo alcolometrico del 15% non mente), con tannini ammorbiditi e una leggera sapidità che richiama il mare. Il tutto si conclude con grande persistenza e finale di mandorla. Il sole ha fatto il suo lavoro facendone risaltare potenza e alcolicità

Detto ciò, quale sarà l’abbinamento perfetto?

Selvaggina e arrosti di carne recitano i manuali.

Io ho provato così: dal salumiere acquisto un bel pezzo di pecorino sardo stagionato, lo posiziono su un tagliere magari accompagnato con del miele e frutta secca.

Per favorire l’abbinamento territoriale scelgo un “Pecorino sardo dop Gallura d’Oro maturo”. Risalente ai tempi dei Nuraghi, è uno dei più antichi formaggi della regione. Ottenuto da latte di pecora  a pasta semi-cotta, di forma cilindrica con crosta liscia, consistente. Il colore è bruno nelle forme più stagionate, con pasta bianca tendente al paglierino.

Caratterizzato da un gusto forte, aromatico e leggermente piccante, la sensazione grassa dovuta al latte è mediamente percettibile. La stagionatura di minimo due mesi gli dona una struttura di media importanza e una sapidità abbastanza marcata.

Il verdetto finale: matrimonio ben riuscito dove nessuno dei due primeggia sull’altro, fondendo in armonia le rispettive aromaticità mentre acidità (seppur lieve), tannini e alcol puliscono da grassezza e sapidità dovuti al formaggio.

Il vino così diventa non sottofondo di un pranzo pantagruelico ma protagonista per momenti di relax e alcolici spunti di riflessione.

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