Nerello Mascalese VS Pinot Nero: chi vincerà?

Fine estate 2017, sabato mattina, squilla il telefono. Eugenio mi chiede suggerimenti su dove andare a comprare una bottiglia di vino per una cena.

Una risposta secca, semplice e di cuore “ENOCLUB, ma vengo anche io! Così chiediamo informazioni sul minicorso dei vitigni a confronto che ho letto sulla news letter, c’è una serata che potrebbe interessarci”.
E’ il 30 ottobre, lunedi sera, prima serata di freddo milanese, ci troviamo seduti entrambi, insieme ad una trentina di persone assetate come noi, dentro l’Enoclub, l’enoteca di Massimo e Bianca Malfassi e della loro famiglia, a Milano in via Friuli al 15.
Una degustazione alla cieca, con  le bottiglie coperte,  nella quale gli avventori dovranno indovinare se si tratta di  Nerello Mascalese o di Pinot Nero.

Il Nerello, è un vitigno tipico dell’areale Etneo, coltivato da circa quattro secoli; il nome deriva dalla contea di Mascali, un antico territorio  ai piedi dell’Etna, collocato tra Giarre e Mascali, nella provincia Catanese.

Il Pinot Nero è un vitigno internazionale, coltivato in tutto il mondo, che ama il freddo ed è difficile da coltivare, a detta di molti produttori, ma che dà soddisfazioni enormi sia per loro che per chi lo beve.
Ma soprattutto è il vitigno che mi ha fatto capire che avrei dovuto saper di più sul mondo del vino, spingendomi a fare  il corso per diventare Sommelier.

Una serata molto piacevole, accompagnata dai simpaticissimi e competenti padroni di casa, pronti a spiegare e raccontare le caratteristiche dei due vitigni.

Non avrei mai detto di confondere un Pinot Nero dell’Oltrepò di Conte Vistarino, Costa del Nero 2015, con un vino dell’ Etna. Ma era il primo dei sei calici, e forse per colpa di quel bel rosso scarico e trasparente, mi sono ingannato.
L’Etna Rosso di Graci 2015 era inconfondibile, quel rubino intenso e quei profumi mi ricordavano molto il vino fatto con il Nerello di casa mia in Sicilia, quello che una volta faceva la nonna e ora fa mio padre.
Il terzo calice era un “viso” conosciuto per me; Avevo già bevuto quel vino, quell’Aetnus 2010 de “I Custodi delle Vigne dell’Etna”, quindi ero sicuro di quello che assaggiavo in quel preciso istante; lo definirei  più che altro un vero colpo di fortuna
Successivamente una bella espressione di Pinot Nero dell’Alto Adige: il Sanct Valentin del 2012 della cantina St. Michael Eppan.

La sorpresa della serata per me è stata un altro Etna Rosso, quello di Tasca d’Almerita: Tascante Seconda Vendemmia 2009 è un vino sorprendente, che mi ha messo in crisi per alcuni minuti, con i suoi continui cambiamenti nel calice.
L’ultimo, ma non per importanza, ci porta in Francia, in Borgogna per esattezza, luogo di origine di questo importante vitigno internazionale. “Le Corton Grand Cru Domaine 2011” di Bouchard Père & Fils è un vino importante, con cui chiudere una serata in bellezza con i suoi profumi di marmellata di frutti di bosco, molto intensi ma estremamente fini, in bocca un equilibrio non da tutti e una lunga e piacevolissima persistenza in bocca.

A fine serata mi rendo conto di essere stato più bravo del previsto, con cinque calici indovinati su sei.
Esco soddisfatto e con un sorriso stampato in faccia, non solo per aver trovato una qualità superlativa dei vini, ma soprattutto perché è mio uso, non avanzare quasi mai niente nei calici.

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