Gianni Gallo e la natura delle Langhe

 Il mio vagar per etichette si illumina quando scopro che dietro a quelle dei vini bevuti durante questa degustazione c’è una mano dalle dita affusolate d’artista. Quella di Gianni Gallo, l’uomo che ha disegnato alcune delle più importanti etichette dei vini langaroli.

Un tratto deciso e sensibile che riproduce i soggetti con tale minuzia da farli sembrare usciti da un’enciclopedia naturalistica. Un volto che ha dato un contributo artistico non da poco alla sua terra.

Originario di Dogliani, il suo è lo sguardo di chi la terra l’ha vissuta e lavorata. E, nella ricerca di un virtuosismo tecnico, non ha potuto fare altro che riprodurne i soggetti. Fiori, erbe selvatiche, alberi, uccelli, impressi con un tratto deciso e generoso nei particolari riprodotti da susseguirsi di linee.

“…non mi interessa la natura, a me interessano le linee

Le prime etichette disegnate furono per Ribote, l’azienda di famiglia dove tornò a lavorare dopo gli studi al politecnico. Presto la sua arte venne messa a servizio di altri amici produttori come Mauro Mascarello, Gepin, Cesare Giaccone, Castello di Verduno, Vieti di Castiglione Falletto.

Importante il suo contributo e l’amicizia con Paolo Marolo, produttore di grappe. Le sue furono tra le prime etichette ad avere un disegno realistico al centro di uno sfondo bianco, distinguendosi dalla monocromia imperante di neri, grigi e marroni.

Raccolgo frammenti dal web di chi ne mantiene vivo il ricordo o ne piange la mancanza (nato nel 1935, è scomparso nel 2011) o di chi ne parla attraverso le suggestioni altrui.

Immagino l’uomo alto e dinoccolato, dalla barba lunga e lo sguardo acuto, alla cui presenza avrei di sicuro provato una reverenziale timidezza. Nelle etichette dei vini di Bruno Rocca tratti ben definiti vanno a comporre il disegno di una piuma, antico strumento di scrittura, che diventa simbolo della storia che ogni vino ha da raccontare.

Un messaggio delicato e incisivo allo stesso tempo. Rimane impresso nell’immaginario e da quel momento imprescindibile dal vino. Questo è ciò che una grande azienda dovrebbe saper comunicare ma per farlo è necessario l’incontro con una grande mano in grado di saperlo interpretare.

Bevo per scrivere… o scrivo per bere?

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