Un Menhir nel cuore del Salento

Le vacanze ci possono dare sempre qualche voglia di novità.

Così, da quando sono diventato un eno-appassionato, cerco di modificare la mia pigrizia vacanziera votata al riposo con la mia curiosità mai sopita di scoprire delle realtà enologiche precedentemente sconosciute. E quest’estate ho approfittato per rivedere il Salento con occhi diversi, da enonavigante e enoscopritore. Considerandomi un neofita sono andato a ricercare, senza referenze e seguendo l’istinto, qualche cantina che mi potesse fare conoscere le tipiche produzioni locali.

Scopro che a pochi chilometri dalla splendida Otranto, verso sud nella piana salentina, è situata la Menhir Salento in quel di Minervino di Lecce. Arrivo alle 13 e nell’assolato paesino non c’è traccia di anima viva ma nonostante tutto l’azienda vinicola è aperta.

Il cancello è caratteristico, con uno stile simile al barocco. Varco il portone e l’ambientazione nel cortile è curata nei minimi particolari, con un gusto tipicamente salentino e molto elegante. L’interno è ancora meglio, una location veramente sorprendente. Scopro che vi è un servizio ristorante e…. approfitto dell’occasione per un pranzo con una piccola degustazione guidata.

Quale migliore occasione per conoscere i vini di questa azienda!

Come aperitivo ci vengono serviti una Verdeca Puglia IGT ed un Sale Salento IGT. Entrambi in perfetta temperatura di servizio. Il primo si presenta con sentori intensi di fiori e agrumi che si confermano al palato associandosi ad una nota minerale soffusa con una persistenza finale leggera. Il secondo, un blend di Fiano e Malvasia in parti uguali, rimane invece più strutturato con sentori che ricordano aromi di frutta matura e tropicale mentre al palato risulta sapido, fruttato con un finale amarognolo di mandorla.

Vengono serviti i primi piatti e per una specialità rustica di pasta locale come le sagne salentine mi viene proposto un Menhir Salice Salentino DOC riserva mentre per un piatto delicato come delle linguine ai frutti di mare viene proposto un Novementi Rosato Salento IGT.

Il primo si mostra di medio corpo, con la struttura del Negroamaro arrotondata dalla Malvasia Nera presente per una quinta parte. Spiccano gli aromi di frutti di bosco e sottobosco accompagnati da sentori di vaniglia, cuoio e liquirizia derivanti e propri dall’invecchiamento in barriques per 24 mesi. Il Novementi invece, da buon vino “ruffiano”, è un Negramaro vinificato in rosato che sprigiona spiccati aromi fruttati di fragola e mora ma che al gusto svaniscono lasciando una decisa acidità con fragranze più speziate e vegetali che si abbinano molto bene con il piatto a base di pesce servito in tavola.

Una completa armonia tra cibo e vino è come un biglietto da visita che merita di essere conservato.

Soddisfatti e saziati da questi primi piatti, decidiamo di passare subito al dessert che viene accompagnato dal suadente D’Alesio Aleatico Passito Puglia IGT. Un vino passito molto profumato, fruttato con sentori di ciliegia matura e fiori rossi, molto corposo e con una lunga e dolce persistenza finale.

Un pranzo molto soddisfacente in un giornata soleggiata di agosto accompagnata da una piacevole e sostenuta brezza proveniente dal vicino mare Adriatico. La visita alla cantina Menhir si conclude passando dal punto vendita dove acquisto diverse bottiglie che consoleranno le mie serate invernali. Pensando sempre al Salento, terra di sole, di mare, di vento.

E soprattutto di vini, che allietano il cuore.

 

Bancario (e non banchiere, purtroppo) con la passione per il ballo, i gatti e gli sport americani, baseball in particolare.

Da quando ha scoperto il mondo del vino e dell’enologia, questa passione ha soppiantato le altre.

Non si è ancora pentito di questa scelta. Se mai se ne pentirà.

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