Anche l’uovo vuole la sua parte

L’ uovo è una presenza muta e indispensabile delle nostre cucine. Lega torte, creme e salse, dona vita a zabaioni, tiene insieme polpette, impana fritture. Se usato fine a se stesso, può avere innumerevoli varianti.

Non merita anche lui un abbinamento con il vino?

Questa è la storia di una bottiglia di Albana, vitigno autoctono dell’Emilia Romagna e di due uova.

La frittata mi sembrava troppo rustica, il soufflé troppo impegnativo.

Poi ho scoperto la cocotte. Un mondo racchiuso in 10 cm di ceramica.

Un semplice uovo fatto cuocere a bagnomaria dentro il suo piccolo contenitore a cui si può aggiungere un’infinità di ingredienti a seconda del godimento desiderato.

Alla presentazione dei vini che hanno ottenuto i tre bicchieri dal Gambero Rosso ho conosciuto  “I Croppi Albana di Romagna Secco DOCG” dell’azienda Celli Vini di Bertinoro, storico comune in provincia di Forlì-Cesena.

Vino bianco di una certa imponenza, vinificato in acciaio da una vendemmia, la 2016, che ha consentito un buon equilibrio tra profumi e struttura. È giallo oro nel calice. Profuma di fiori bianchi, note di miele, frutta gialla (pesca e albicocca). In bocca una buona struttura anche dovuta all’alcol (14% vol), leggera sapidità e freschezza mitigata dal residuo zuccherino. La lunga persistenza ne completa l’assaggio.

Date le premesse provo ad arricchire la cocotte unta di burro con aggiunta di spinaci e brie piazzandoli sul fondo, rompo l’uovo all’interno mentre il forno si riscalda a 180°. Riempio una teglia con acqua bollente e immergo i contenitori per meno della metà. Cuocio per massimo dieci minuti che l’uovo deve uscire un po’ tremolante (dissero i francesi).

Raccolgo rosso, albume, brie e spinaci per l’assaggio orgasmico e succulento che rivela una media aromaticità del formaggio e dell’uovo. Leggera nota grassa, sapidità del brie, mitigano anche il retrogusto amaro tipico degli spinaci che in questo caso apportano un po’ di leggerezza con il loro essere vegetale.

Verdetto finale: la struttura del piatto e del vino si equivalgono. La buona freschezza pulisce il palato dalle note grasse e sapide, gli aromi e le morbidezze delle parti si fondono in armonia lasciando un piacevole retrogusto. Dove, sogno o son desta, c’è un ritorno dell’albicocca percepita al naso.

Nel dubbio assaggio un crostino con pane, spinaci e brie ma in questo caso il vino si impone senza discussione.

L’uovo, diligente, ha fatto la sua parte ottenendo il rispetto che merita.

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