Alla scoperta del Sud Africa

Mettendo a posto l’agenda, com’è d’uso nei primi giorni dell’anno, mi sono imbattuta in alcuni appunti presi qualche mese fa durante una delle nostre frequenti scorribande enologiche.

Come non ricordare la degustazione di vini del Sud Africa che Eugenio ci ha offerto in occasione del suo compleanno? Credo sia stata una delle poche volte in cui c’eravamo tutti e cinque e forse lì si sono poste le basi di Blogelier….

Ricordo ancora la serata, eravamo alla Cantina Carducci, posto nuovo per noi, però ci siamo subito ambientati grazie anche all’affabilità dei padroni di casa.

Siamo stati accolti nella sala posta al piano inferiore dove erano allestiti i tavoli per la cena e dove facevano bella mostra di sé le otto bottiglie in degustazione, anticipo di tutto rispetto di come si sarebbe evoluta la serata.

Della cena ricordo poco o niente anche perché i vini non erano in abbinamento con le pietanze, anzi queste ultime avevano più l’aspetto e la consistenza di un aperitivo, magari sostenuto.

Il primo che ci è stato servito era lo Chenin Blanc, un vino dal bel colore giallo paglierino scarico, dagli intensi aromi di frutta esotica arricchiti da una decisa mineralità.

Con lo Chardonnay, anch’esso uscito dalla cantina Dalla Cia, abbiamo fatto un altro passo tra i vini bianchi. Decisamente più intenso il colore e più numerosi gli aromi percepiti in bocca; tuttavia neanche la sosta del mosto sulle proprie bucce è riuscita a conferire struttura e persistenza.

L’assemblaggio di queste due uve unite al Verdelho dà vita al terzo bianco in degustazione: il nostro olfatto è stato subito sollecitato da sentori di miele e di frutta esotica matura, ottimamente bilanciata da una buona acidità. Scaramanga risulta quindi ben equilibrato e dalla lunga persistenza.

Il Viognier in purezza non lo avevo mai assaggiato prima; una vera scoperta questo vino dagli intensi aromi di frutta bianca matura e di albicocca, sicuramente amplificati dal passaggio in barriques che l’Idiom compie prima di essere messo in commercio.

Il quinto vino, un Sauvignon Blanc in purezza, è stato un ottimo ponte verso i rossi che sono seguiti. Il Diemersal presenta già subito al naso il suo carattere: complesso bouquet floreale che si arricchisce di note balsamiche. Quello che ci ha colpito di questo vino è stato l’anno di vendemmia, quel 2017 che ad agosto noi, che abitiamo nell’emisero boreale, stiamo ancora aspettando e che invece dall’altra parte del mondo è già sulle tavole.

Gli ultimi tre bicchieri sono stati riempiti con tre vini rossi molto diversi tra loro: un Merlot in purezza (Audacia), un blend di Shiraz, Mourvedre e Viognier (Thokozani) ed infine un taglio bordolese (Giorgio), tutti vendemmia 2012. Certamente questi vini erano caratterizzati per il maggior corpo e la più lunga persistenza, lasciando in bocca note di frutta rossa, tabacco e tannini ben avvolgenti.

Davvero molto interessante si è rivelata questa degustazione ma anche decisamente impegnativa. Ci ha fatto conoscere a tutto campo una realtà molto lontana geograficamente da noi, ma non per questo differente nel gusto. Ci ha portati inoltre alla scoperta di vitigni conosciuti e di altri di cui avevo appreso l’esistenza soltanto sui libri di testo.

 

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
si gusta, si sorseggia e… se ne parla.

Edoardo VII (1841 – 1910)

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