Piacenza, atto secondo dei Vignaioli Indipendenti

Sembra solo ieri ma la memoria mi porta allo scorso novembre. Mi porta al FiVi di Piacenza.

Tre settimane dopo Fornovo oltre 500 espositori erano presenti al “Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti“, manifestazione situata nell’area Expo, una location moderna e organizzata, svoltasi fluidamente nonostante l’alto numero di visitatori.

Impensabile poter degustare tutto. Quindi decidiamo di ricercare le cantine per noi interessanti.

Iniziamo da Mosnel dove assaggiamo il Brut Nature 2014 ed il Pas Rosè, due metodi classici composti da Pinot Nero e Chardonnay, con differenti aromi e sentori, entrambi con una ottima qualità.

Passiamo ad Haderburg che ci coccola con il metodo classico 2008 riserva, Chardonnay in purezza, ottima acidità e fine perlage con aromi vanigliati e con una trama molto corposa. Notevole anche il loro Pas Dosè, cuveè di Chardonnay e Pinot Nero con aromi di frutta secca.

Casualmente ci fermiamo davanti allo stand delle Cantine Pacelli, una azienda familiare situata sulle colline cosentine e condotta dalle sorelle Carla e Laura. Assaggiamo il Zoe, un metodo classico 2013 Riesling in purezza. Morbido con una struttura sorprendente e una lieve acidità. Una scoperta ma ancora meglio è il taglio bordolese, Zio Nunin annata 2015, un prodotto di altissima qualità.

Le sorelle Pacelli dell’omonima cantina calabrese

Les Cretes, un’azienda agricola valdostana, esponeva i suoi cavalli di battaglia. Spiccava il “Chardonnay Cuvée Bois Valle d’Aosta D.O.P.”, eccellente Chardonnay in purezza affinato “sur lies” per 11 mesi. Una fantastica fragranza con grande equilibrio. Il proprietario ci informava orgogliosamente che molti enoappassionati della Borgogna oltrepassano le Alpi per assaggiare la sua cuveè. Al suo posto lo saremmo anche noi.

I marchigiani di Villa Bucci presentavano il Castelli di Jesi 2016, Verdicchio in purezza con aromi di frutta candita ma il top era rappresentato dalla riserva 2014, un vino evoluto con una mineralità persistente.

Passando ai rossi ci ha incuriosito lo stand di Weingut Abraham, azienda dell’Alto Adige. La mini verticale in degustazione di Pinot Nero, dal 2015 al 2013, ci ha sorpreso notevolmente. Tutti molto raffinati e strutturati. Anche la Schiava annata 2014, vitigno solitamente non molto considerato, ha dimostrato di essere un buon prodotto con una buona acidità a supporto della struttura.

I titolari della cantina dell’Alto Adige Weingut Abraham, produttori di un ottimo pinot nero.

Continuando il percorso ci imbattiamo nelle Freise autoctone della azienda Tenuta Santa Caterina di Asti. Il Sori di Giul 2013 mostra dei tannini ammorbiditi con delicate note vegetali mentre il fratello maggiore, il 2012, si presenta più “spallato” dai tannini e con delle note boisè dovute all’affinamento in botti di rovere.

La titolare della Tenuta Santa Caterina di Asti

I nostri stomaci reclamano e interrompiamo le degustazioni accodandoci al self service.

Ci accorgiamo che non abbiamo vino da abbinare alle nostre pietanze. Con una faccia di bronzo spudorata me lo faccio offrire da un produttore, Vigne Monache di Taranto, che non solo si mostra disponibile ma addirittura ci chiede cosa mangiamo!

L’offerta è una razione più che generosa di un Primitivo di Manduria riserva 2013, “l’Assiade”. Il vino è eccellente, in corpo e in struttura, con delle note gustative fruttate e speziate che ben si assemblano con i “pisarei e fasoeu”, la versione piacentina della pasta e fagioli. Facciamo i complimenti ai produttori e loro, sempre gentili, ci offrono il 1920, un Primitivo di Manduria dolce naturale morbidissimo, con una gradazione alcolica potente attenuata dalla sua complessità ed equilibrio.

Riprendiamo a fatica le degustazioni e andiamo da Arpepe per assaggiare il nebbiolo della Valtellina. Prima il “Rosso della Valtellina” 2016 e poi “Il Pettirosso” 2015 mostrano con quale cura e ricercatezza questa azienda produce degli ottimi esempi di Chiavennasca. Qualità eccelse che si elevano con il “Sassella Rocce Rosse” 2009: una raffinato esempio di nebbiolo al di fuori del Piemonte.

Come al solito sopraggiunge la stanchezza fisica e anche le nostre papille gustative cominciano a dare cenni di appannamento.

Chiudiamo in bellezza le degustazioni ricercando un Amarone. L’azienda agricola Ca’ La Bionda ci viene in soccorso con il classico “Amarone classico della Valpolicella” e il “Vigneti di Ravazzòl”, entrambi 2012, che si differenziano tra loro per il terroir e l’altimetria delle vigne. Il secondo risulta essere più corposo, strutturato e armonioso.

Lasciamo l’esposizione con un pizzico di dispiacere, perché ci sarebbe ancora tanto da assaggiare, degustare, apprezzare e anche parlare con la miriade di vignaioli e dei loro prodotti, della loro filosofia, della loro passione oltre che della loro professione e del loro lavoro.

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