Il tempo del Bramaterra

Il tempo è ormai diventato un concetto zen, miraggio dei nostri giorni fuggevoli.

Non lo è forse per chi lavora la terra, la coltiva e ne elabora i frutti in un muto scambio di quieto rispetto reciproco.

Questa volta si parla di Bramaterra in una delle tante interessanti serate del Vinodromo, con il produttore de La Palazzina.

Siamo nell’Alto Piemonte tra Vercelli e Biella. La cantina nasce ufficialmente nel 1986, un po’ di tempo dopo che quell’edificio seicentesco che appare nelle etichette fu ristrutturato dai predecessori dell’attuale famiglia.

La loro è una piccola produzione che si sviluppa su 4,5 ettari e oscilla tra le 5000 e le 8000 bottiglie, un’azienda tutt’ora in divenire, dove senza fretta si aspetta il momento buono per espandersi di volta in volta qualche ettaro più in là.

Qua i terreni sono minerali da una parte (siamo sugli antichi residui vulcanici ai piedi del Monte Rosa) e sabbiosi dall’altra. Una zona preziosa dove il vino merita di essere ciò che è senza forzature.

Tutta la fatica si fa in vigna per poter ridurre gli interventi in cantina al minimo. Le fermentazioni partono in cemento a 24°-25° per preservare i profumi, poi il vino sosta in acciaio, in legno per minimo due anni e in bottiglia finché non è pronto.

BRAMATERRA 2013

Nebbiolo 80%, Croatina 10%, Vespolina 5%, Uva rara 5%

Quell’anno le condizioni climatiche non sono state felici, hanno imposto che la vendemmia partisse in ritardo con meno macerazione del mosto con le bucce favorendo profumi leggeri e finezza. Anche se dopo due ore nel calice esplode un frutto rosso (prugna) sorprendente. Spiccano l’acidità (espressione della mineralità dei terreni) e il tannino che allappa senza troppa pietà. Paiono indizi di un buon invecchiamento.

BRAMATERRA RISERVA 2011

Nebbiolo 80%, Croatina 10%, Vespolina 5%, Uva rara 5%

L’annata particolarmente calda si fa sentire nella struttura e nell’alcol che scende caldo in gola, donando al vino spiccata morbidezza. Quasi come arrivasse dal sud polpa di frutti rossi, spezie e liquirizia al naso ma la freschezza netta del nebbiolo e il finale ammandorlato lasciano pochi dubbi sulla provenienza.

BRAMATERRA 2010

Nebbiolo 70%, Croatina 15%, Vespolina 10%, Uva rara 5%

Le similitudini con la 2013 si percepiscono nella spiccata acidità e nel tannino che non molla, ma il maggior tempo di riposo del vino rende tutto più lieve. Fini i profumi di fiori, spezie, frutta secca.

BRAMATERRA RISERVA 2008

Nebbiolo 80%, Croatina 10%, Vespolina 5%, Uva rara 5%

Timido all’inizio, rivela dopo un po’ la sua complessità di frutti rossi e di bosco macerati, rosa, sentori balsamici e speziati. All’assaggio ha meno impeto nell’acidità e tannicità. L’annata pare abbia comunque consentito un buon equilibrio.

“PALIN” BRAMATERRA RISERVA 2007

Nebbiolo 70%, Croatina 15%, Vespolina 10%, Uva rara 5%

Questo fu l’anno che favorì i vini del nord e l’assaggio non smentisce. Mi colpisce più al palato con il grande equilibrio: sapido, fresco e tannico con struttura e alcol a bilanciare. Frutti di bosco maturi, pepe e terziari i profumi che si fanno sentire delicati. È sottile ma presente, non si fa certo dimenticare con la sua lunga persistenza.

BRAMATERRA 2006 

Nebbiolo 70%, Croatina 15%, Vespolina 10%, Uva rara 5%

Tanti anni sono passati ma acidità e tannini sono ancora vivi e ben presenti senza però invadere il palato. Qua c’è dell’equilibrio, finezza ed eleganza al naso e al palato con buona persistenza dal finale ammandorlato.

Sei annate dove le versioni base sono tutte tese nelle loro buone durezze, mentre le versioni riserva ammorbidite dal riposo di 34 mesi rispetto ai 22 della base.

Il vino ha bisogno del suo tempo e, anche versato nel calice, deve adattarsi al suo nuovo contenitore.

Che bello se potesse insegnare anche a noi l’arte di attendere il giusto tempo per ogni cosa!

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