Alle origini del Cannonau

Una serata ricca di aneddoti elargiti con generosità dall’accento sardo di Tonino Arcadu, quella organizzata da Fisar Milano Duomo.

Alla ricerca della vite perduta” il tema che, partendo dalle origini della viticoltura, ci ha portato alle origini del protagonista della serata: il Cannonau.

Partendo dalla vite selvatica, è stato necessario conoscere storie mitologiche. Scavare attraverso reperti archeologici di vasche usate per la fermentazione risalenti al II e III secolo a.c. E, grazie al ritrovamento di semi antichi, intuire che esisteva una biodiversità già ai tempi della vite selvatica.

Per arrivare a porci la domanda fatidica: da dove arriva davvero il Cannonau?

L’origine spagnola pare sia attribuita tale per un errore di stampa nel nome. E fa pensare il fatto che la colonizzazione spagnola in sud America non abbia portato l’introduzione del vitigno da quelle parti.

Per i linguisti, inoltre, il Cannonau è la Garnacha nonché la Vernaccia italiana.

A rincarare la dose contribuisce lo studio sul significato della parola “cannonau”, una canna utilizzata per rimescolare il mosto di quelle uve che, come il Cannonau appunto, avevano difficoltà a cedere il colore, anche per questo denominata “uva cannonata”.

Secondo queste teorie si può  affermare che il Cannonau è dalla Sardegna che sia partito per poi espandersi altrove. E non viceversa.

Sei i vini in degustazione, espressioni di cantine e zone diverse. Tutti figli del sole e del vento, caldi e profumati di macchia mediterranea e dalle sfumature non troppo cariche che andavano dal rubino al granata.

“Passamentu” Cannonau di Sardegna – Sorres 2016 (Sennori, SS) sentori di ciliegia e amarena, note balsamiche e una lunga persistenza.

“Boinaglios” Cannonau di Sardegna Nepente – Az. Agricola Ledda Fele 2013 (Oliena, NU), nota sulfurea che spicca al naso, note di macchia mediterranea, buona struttura e dal finale amaro che ricorda il rabarbaro.

Cannonau di Sardegna Nepente classico – Gostolai – 2013 (Oliena, NU), anche qui si impongono le erbe della macchia mediterranea con al seguito profumi terziari come il cuoio, in retro-olfattiva ritorno delle erbe.

“Turcalesu” Cannonau di Sardegna – 2015 – Az. Agricola Barrita (Dorgali, NU) il colore è più intenso, il naso fine e meno immediato, buon equilibro, si nota la mano dell’enologo che ha fatto del suo meglio per esaltare le caratteristiche dell’uva.

Alberto Loi Cannonau di Sardegna riserva 2012 – Azienda Loi (Cardenu, NU), anche qui spicca la sulfurea seguita da alloro e rosmarino. Lungo il finale con retrogusto di marasca in confettura.

“Arcanos” Cannonau di Sardegna – Murales – 2015 – (Olbia), vago outsider della serata in quanto a impatto. Frutti rossi, pepe e le erbe stavolta in sottofondo. Morbido ed equilibrato.

Un bel viaggio per non dimenticarci che scoprire le origini della vite non è altro che conoscere le origini dell’uomo e dei suoi spostamenti nel mondo.

 

 

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