Un piatto di spaghetti e un bianco che non è bianco

Appena l’ho visto ho capito. Ammaliante nella sua veste dorata quasi ambrata non poteva che suggerirmi quello. L’ho assaggiato e la struttura che a occhi chiusi non sapresti dire con certezza se appartenga a un bianco o a un rosso, mi invitava verso primi piatti con sughi di pesci “cicciosi” o bianchi di carne, o forse un bel pollo in umido.

Ecco come i vini bianchi macerati poi tanto bianchi non sono. Nel calice “Ramì Terre siciliane IGP, 2014” dell’azienda Cos di Vittoria. Nata negli anni ‘80 dal sogno di tre amici che coltivano in regime biodinamico e vinificano in anfore. Grecanico e Inzolia in parti uguali, “Ramì” nasce da una fermentazione spontanea sulle bucce con lieviti indigeni e affina in vasche di cemento e poi bottiglia.

Aromi intensi ma non invadenti di miele, frutta gialla matura e agrumi. In bocca è di corpo e morbido, fresco ma non troppo e leggermente tannico causa macerazione con le bucce. Buona persistenza, equilibrio e tenuta. Un vino stupendo che racchiude quel pezzo di Sicilia lontano dal mare ma neanche troppo.

Sapevo di non doverlo fare. Però la voglia di sentirmi a casa non mi ha fatto desistere. Ha vinto il “se famo du’ spaghi” dell’ultimo minuto. Un piatto della mia infanzia che pare povero ma non è perché gli ingredienti di qualità fanno la differenza. E quindi: spaghetti di grano duro trafilati al bronzo, acciughe sott’olio, spicchio d’aglio, prezzemolo tritato, aggiunta personale di scorza di limone grattugiata e pane raffermo sbriciolato fatto saltare in padella con un filo d’olio.

Il verdetto finale: sapidità delle acciughe in testa che donano anche, insieme agli altri condimenti, una certa persistenza aromatica, la pasta e il pane mitigano con la tendenza dolce ma la struttura non è di certo imponente. I due paiono fare a pugni, il vino vuole assolutamente prevalere in quanto a importanza in bocca ma, guarda un po’, non riesce a pulire la sapidità delle alici (che crea un terzo sapore non proprio piacevole) e l’aroma del piatto torna trionfante sul finale.

Ebbene un bianco macerato non va trattato come un bianco qualsiasi (a partire dalla temperatura di servizio che dovrebbe essere intorno ai 16°). Con la pietanza in questione magari sarebbe stato meglio  un bianco più “marinaro”, profumato e con freschezza accentuata per sovrastare la sapidità e ripulire il palato.

E voi cosa avreste abbinato a un piatto così semplice ma ricco di gusto?

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