Il matrimonio d’amore dei pizzoccheri con il vino

Perché gli abbinamenti “territoriali” funzionano?

Ho cercato la risposta con un piatto del territorio e vino del territorio, gustati SUL territorio: la Valtellina.

Sabato con ancora la neve in sottofondo e reduci da una visita da Nino Negri con  Fisar Milano  , non ci resta che mettere le gambe sotto al tavolo. In questo caso i tavoli del “Ca’ d’Otello” a Trevisio, ristorante del marito di Elena Fay.

Neanche a dirlo, pizzoccheri profumati e filanti nel piatto, abbinati al “Carteria, Valtellina Superiore Valgella Riserva DOCG Dall’omonima vigna Carteria situata a 500 m slm, nasce da terreni sabbiosi al 90%, matura per 12 mesi in botte da 30 hl e in botti di rovere da 500 l.

I pizzoccheri sono straccetti di pasta in prevalenza di grano saraceno, un cereale (che tanto cereale non è) che nel Medioevo è approdato in Germania, poi in Svizzera e infine in Valtellina (dove è presidio Slow Food). Il ricco condimento è composto da verza, ortaggio delle stagioni fredde, e patate. C’è poi l’aggiunta non indifferente di formaggio Casera e/o Bitto, valtellinesi per eccellenza, per concludere con burro in abbondanza aromatizzato con aglio e salvia.

Dal sito accademia del pizzocchero  (ebbene si, esiste!) documenti storici attestano che

“… il contadino benestante vive bene. Coltiva infatti i prodotti della sua terra. Latte, formaggio e burro sono serviti ogni giorno in abbondanza”.

I vini rossi della Valtellina hanno profumi delicati ma presenti, tipici di fiori, frutti rossi, erbe aromatiche e spezie quando piano piano si evolvono. La loro struttura non è mai imponente, eppure il loro carattere si sente nella freschezza e nei tannini più o meno incisivi a seconda della maturazione e del territorio. Mai eccessivi eppure difficili da dimenticare.

Dallo stesso luogo nascono un vino e una pietanza i cui ingredienti, seppur opposti, si equivalgono creando un matrimonio di puro sentimento grazie a quello che offre la terra.

Sarà una magia?

I pizzoccheri sono profumati di aglio e salvia e burro. Unti da quest’ultimo e con sensazioni grasse dei formaggi, un piatto la cui struttura non è certo delle più leggere. Ma non temiamo, perché il vino accorre in nostro aiuto sposandone gli aromi, per ripulire e asciugare la bocca grazie alla trama tannica vellutata e all’acidità sostenuta. Questi contrasti provvidenziali ci portano al lieto fine fiabesco dove i sapori si fondono.

Ho trovato la risposta che cercavo?

Mi affido alla terra che, sicuramente più saggia di noi, porta consiglio e qualche profezia. Quando gli opposti si attraggono allora può essere che il sodalizio sia ben riuscito!

 

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