Di pronta beva sarai tu!

Spesso con il termine “di pronta beva” si identifica un vino semplice, poco apprezzabile. Ma non è così.

Si tratta invece di vini di qualità, perché questa deve esserci a prescindere sulle nostre tavole, ma che non hanno la pretesa di essere grandi vini.

Dopotutto quello che noi mangiamo quotidianamente, non è sempre un piatto ricco, unto e sontuoso. Ben più facilmente si tratta di pasti frugali, semplici, tipici della nostra cucina mediterranea come un piatto di pasta al sugo, un piatto di affettati, una fetta di pollo alla piastra accompagnato da due foglie di insalata.

E se è questo quello che mangiamo perché mai dovremmo privarci di un buon bicchiere in abbinamento? Non sia mai! E allora cerchiamo nella corsia di un supermercato, o negli scaffali più bassi della nostra enoteca di fiducia, un buon vino, che sia semplice, come semplice è la nostra pietanza.

Facciamo un esempio, così ci capiamo meglio. Ho acquistato una bottiglia di Vermentino dei Colli di Luni DOC, Solaris il suo nome di fantasia, prodotto dall’Azienda Agricola Federici; una decina di euro il suo prezzo.

Si tratta di un vino bianco fresco, dal sentore di frutta bianca ancora da maturare e di mela golden. È prodotto in quella parte della Liguria che confina con la Toscana, dove il sole scalda le pendici dei colli che in questa zona non sono molto alti. Qui il vermentino perde l’intensa acidità, tipica invece di quello, più famoso, coltivato in Sardegna. La vicinanza con il mare invece si percepisce sulle labbra dove la salinità si fa sentire.

In bocca il vino risulta tutt’altro che scarno, il corpo è sostenuto anche dal grado alcolico che si aggira intorno al 13%.

La sua struttura risulta semplice in quanto il vino non subisce una particolare lavorazione in cantina. Viene utilizzato solo il mosto fiore e la macerazione sulle bucce fini non supera i 50 giorni, dopo di che prosegue l’affinamento in acciaio fino ai primi caldi quando viene imbottigliato.

Questo tipo di lavorazione se da una parte permette al vino di mantenere inalterate le proprie caratteristiche varietali, dall’altra non consente la formazione di un ampio spettro aromatico. Ed è proprio per questo che possiamo parlare di un vino semplice, magari anche facile.

L’utilizzo esclusivo dei fusti d’acciaio e la semplicità delle tecniche di cantina, unitamente al fatto che esse non si dispieghino per un lungo periodo, permettono un contenimento dei costi che si traduce di conseguenza in un costo inferiore per il consumatore finale.

Non per questo ci troviamo davanti ad un prodotto mediocre, anzi. Il vino è sicuramente interessante, fresco, adatto appunto per accompagnare a un piatto di spaghetti alle vongole, un tagliere di salumi, oppure un filetto di pesce appena saltato in padella.

Ed ecco quindi che anche il cosiddetto vino “di pronta beva” trova il suo posto d’onore in tavola!

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
si gusta, si sorseggia e… se ne parla.

Edoardo VII (1841 – 1910)

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