Schivo e generoso come un Rossese

È vero, noi liguri siamo schivi e ci teniamo le cose buone per noi, timorosi nel concederle agli altri.

Ma oggi mi sento generosa e racconterò di un vino da bere quando ha pochi anni di vita ma anche quando si evolve nel tempo. Da abbinare a piatti semplici o a quelli più complessi della tradizione; alla carne e al pesce. Un vino che si fa attendere, è schivo sì, ma generoso.

Racchiude tutta la Liguria in un sorso.

Siamo a ponente tra la Val Nervia e la Valle Crosia dove, tra i 300 e i 600 metri di altitudine, cresce il Rossese. Vitigno autoctono abbandonato e poi riscoperto, anche grazie allo zampino di Luigi Veronelli che con il suo sguardo lungo aveva capito tutto. Anche in questa parte di Liguria la viticoltura non è sempre facile, spesso le viti sono coltivate ad alberello e sorgono su terrazzamenti. Ma quel clima unico che rinfresca da nord e giova delle brezze marine ricompensa della fatica.

In tavola il Testalonga, Rossese di Dolceacqua doc 2015, di Antonio Perrino. Produttore da 50 anni. Biologico ancora prima che il biologico esistesse. Un ettaro di vigna coltivato a Rossese e Vermentino di cui produce una versione a testa. Trattamenti con zolfo in polvere, uve pigiate (c’è chi dice con i piedi) con raspi annessi, fermentazioni non controllate e sosta di minimo un anno in botti da 500 l.

Tipico del vitigno il rosso rubino scarico, al naso è salmastro, con lieve spezia di pepe, mandorla amara e le solite note di frutta rossa di bosco stavolta macerata.

Ma quello che più amo di questo vino, è che rivela la sua natura in bocca. Non ci si sottrae all’impatto speziato di cannella, chiodi di garofano, incenso. Anche i profumi diventano masticabili. È un po’ piccante in entrata e caldo in gola. Sapidità e freschezza si bilanciano, il tannino è ruvido ma in evoluzione, si fa ricordare sul finale, per lasciare lentamente il posto al frutto.

Con semplicità l’ho abbinato a un classico della cucina casalinga: il polpettone di carne, fatto con manzo e suino, Parmigiano Reggiano e pecorino romano nell’impasto, profumato di menta e alloro. E l’intesa è scattata.

Che ci volete fare? Siamo fatti cosi. Ma la nostra terra è generosa e così lo sono i nostri frutti, per chi avrà il cuore e la curiosità di scoprirli.

You may also like

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.