Missione Zalto!

La missione era quella di fare una degustazione utilizzando i famosi calici Zalto.

La curiosità era proprio quella di scoprire che cosa hanno mai di particolare questi bicchieri e perché il loro costo è di gran lunga superiore a quello dei normali calici da degustazione.

Hanno una solida base, necessaria per tenere in equilibrio il bicchiere; hanno uno stelo lungo e fine, per permettere una comoda rotazione del vino e una giusta distanza della mano dal naso e dalla bocca consentendo una minore contaminazione degli aromi; hanno una forma molto elegante, frutto di un lavoro di design.

Tutto qui?

No. È proprio dallo studio meticoloso delle tre parti che compongono il bicchiere che parte tutta l’innovazione, o meglio, la tradizione che si rinnova.

Facciamo un po’ di storia. La famiglia Zalto è partita un paio di secoli fa dalla laguna veneta per cercare fortuna in Austria, portando con sé l’arte del vetro soffiato a bocca, quell’arte che è da sempre patrimonio della Serenissima.

Da allora non hanno mai smesso di soffiare il vetro. L’incontro agli inizi del XXI secolo con Hans Denk, uno dei maggiori degustatori austriaci, ha costituito la vera svolta nella produzione dei bicchieri, che fino a quel momento erano stati creati seguendo le mode e i gusti dei committenti.

Il bicchiere è diventato più semplice, si è liberato degli orpelli e ha assunto forme ben precise che andassero ad esaltare gli aromi del vino. È più sottile per i vini bianchi e gli spumanti, più “panciuto” per i vini rossi e per quelli strutturati.

Forme, insomma, che anche noi ben conosciamo. Ma con la particolarità che le angolazioni sono state studiate scientificamente, riprendendo i gradi di inclinazione dell’asse terrestre e di quei contenitori che gli antichi avevano considerato essere migliori per la conservazione del vino.

Ma a Hans Denk la forma del calice non bastava.

Voleva un bicchiere diverso, che quasi scomparisse, per rendere vero protagonista il vino. Zalto l’ha accontentato, creando una linea di prodotti che rispondesse alle sue esigenze.

Il cristallo, più leggero e duttile, ha preso il posto del vetro. Il calice non arriva ai 100 gr, quindi quanto noi percepiamo come peso è praticamente solo quello del vino.

Lo stesso vale per il colore. L’assenza di piombo ha la duplice funzione di rendere ancora più trasparente il bicchiere e di mantenerlo tale anche dopo numerosi lavaggi. Per usare una terminologia moderna, ci troviamo in una condizione di “senza filtro”.

Appoggiato alle labbra il bicchiere scompare nel vero senso della parola. Non vi è l’ispessimento del bordo. Il vino scivola in bocca e quasi si ha la percezione che il cristallo si deformi, adeguandosi alla conformazione fisica delle labbra del degustatore.

L’unicità di ogni singolo pezzo che, ora come allora, è lavorato a mano seguendo la più antica tradizione, contribuisce a rendere sorprendente la degustazione.

Scoperto l’arcano. Missione compiuta!

 

* Un ringraziamento particolare va agli amici del Vinodromo di Milano che hanno organizzato una verticale di Riesling Renano in calici Zalto.

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