Petit déjeuner sur l’herbe da Arcari+Danesi

Scendere in tuta cane al guinzaglio per fare colazione alla pasticceria sotto casa. Un’occhiata ai quotidiani, il cappuccino e la brioche alla crema e magari ti siedi fuori che c’è pure il sole. Questo è il primo step del rituale relax milanese da inizio week-end.

Noi abbiamo fatto di meglio, siamo andati in Franciacorta.

Accolti da Arcari+Danesi(alias Giovanni Arcari e Nico Danesi)con un bel calice del loro Dosaggio zero e una soffice focaccia farcita di mortazza, abbiamo inaugurato così il nostro sabato mattina.

L’occasione è stata la presentazione dell’annata 2017 di Grace, rosato fermo nato da vigne di 70 anni abbandonate che loro hanno magicamente resuscitato. Il vino è prodotto nella storica e dimenticata doc Botticino, un territorio propenso alla coltivazione della vite, dove le piante hanno bisogno di pochi interventi per crescere rigogliose e dare buoni risultati. Grace, il cui nome è un omaggio alla Grand Central Terminal di Manhattan realizzata in marmo di Botticino per l’appunto, è un rosato fresco e beverino, pensato anche per il mercato estero. Un nobile intento di portare i vini lombardi che non siano solo Franciacorta fuori dalle 4 mura regionali.

Quel che fu di Grace

Passati dal Dosaggio Zero al Grace, abbiamo concluso il déjeuner con il Solouva brut , che è anche il nome del metodo da loro sperimentato per dare un’impronta oltre che sana anche incisiva agli spumanti di Franciacorta.

Il metodo consiste nel raccogliere l’uva al completo della maturazione a differenza di quello che si è soliti fare con gli spumanti. Sarà la pressatura soffice, infatti, che permetterà di preservare l’acidità del mosto. Il pezzo forte sta nell’ ottenere lo zucchero per la seconda fermentazione e per il dosaggio finale, sotto forma di mosto prodotto dalle stesse uve.

Lo scopo è semplice, rendere questi spumanti unici e peculiari del territorio da dove provengono e non di un luogo a cui non appartengono e che è lontano da noi per chilometri, clima e caratteristiche morfologiche.

Nel calice è interessante non sentire i soliti sentori di crosta di pane e pasticceria, che a qualcuno a volte scappa la mano e sembra di essere fuori da una fabbrica di panettoni. Si sente la freschezza del frutto, cioè dell’uva, sia nei profumi che in bocca… è Solouva e non ci basta?

A me è bastato mentre a gambe incrociate sedevo su quel prato e insieme alle vigne mi beavo del sole così benefico per entrambi.

Solouva sur l’herbe

 

 

Bevo per scrivere… o scrivo per bere?

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