In gita sull’Etna

Tutti noi abbiamo un luogo del cuore, dove ci sentiamo a nostro agio e qualsiasi tipo di pensiero negativo sparisce per un istante.

Ecco, per la precisione io ne ho più di uno, e gran parte di essi sono nella stessa regione. La Sicilia, luogo di nascita dei miei genitori, e dove ho trascorso più di trenta vacanze estive ormai.

Il più importante, quello a cui  sono più legato, è la zona dell’Etna. Il vulcano attivo più grande d’Europa. Fin da piccolo gli arrivi all’aeroporto di Catania, o quelli in treno dopo estenuanti viaggi da Milano, avevano come obbiettivo quello di osservare il pennacchio fumante dell’immenso vulcano ogni volta che ne avevo possibilità, e lo scrutare il paesaggio infinito che parte dal Mar Ionio e finisce nel centro della Sicilia sperando sempre nel cielo limpido.

La fortuna vuole che nel territorio dell’Etna, si coltivi anche dell’uva, e con questa uva magnifica si produca dell’ottimo vino da sempre. Merito del faticoso lavoro dell’uomo che da secoli “arriva a compromessi” con la natura selvaggia del vulcano, della conformazione dei terreni, da quelli ghiaiosi e ciottolosi a quelli sabbiosi, e merito anche delle grandi escursioni termiche, tra la notte e il giorno.

Potevo quindi non approfittare di una mini vacanza in Sicilia a maggio?
Ispirato dalla bontà di una bottiglia aperta con amici mesi fa, e catturato da sempre dalla bellissima e allo stesso tempo semplicissima etichetta, decido di recarmi in compagnia di mio cugino, all’Azienda Agricola Girolamo Russo, a Passopisciaro, un piccolo borgo in provincia di Catania, nel cuore della zona di produzione della Doc Etna.

Ad accogliermi è Dante, fidato braccio destro di Giuseppe Russo, titolare dell’azienda. Assieme a lui c’è un altro ragazzo “enocurioso” come me, direttamente dalla California e appassionato di vini Italiani. Nemmeno il tempo di parcheggiare l’auto, che subito mi fa risalire sulla sua per portarci nei vigneti, per una breve visita. Una bella sorpresa che non mi aspettavo. Ci troviamo a Contrada Feudo, 8 ettari circa nella zona Nord dell’ Etna, ad un’ altitudine media di 650 metri, tra coltivazioni ad alberello per le piante più vecchie (intorno ai 70 anni) e impianti coltivati a spalliera.

Dante ci spiega la suddivisione dei vitigni, da quelli coltivati ad alberello di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio,  a quelli che verranno piantati in futuro e ci illustra la zona, circa 3 ettari, piantata lo scorso anno destinati al Carricante. Ci racconta delle influenze climatiche del territorio, la provenienza dei venti, la ricchezza del terreno vulcanico e la differenza dei colori della vallata opposta rispetto a dove ci troviamo.

La struttura che si vede raffigurata sulle etichette è quella che stanno ristrutturando in questa splendida contrada, che servirà ad ospitare la clientela per le degustazioni panoramiche, tra le vigne e le pendici del vulcano.

Finita la visita, tutti sull’auto di Dante, che conosce la strada, va da sola”, per rientrare a Passopisciaro, a provare i vini. Entrati in cantina e piacevolmente al riparo dalla temperatura estiva delle tarde mattinate sicule a maggio, vengo colpito una vasca di cemento sotterranea, dalla piccola barricaia, molte botti di secondo e terzo passaggio e qualche botte grande.

Ed ecco gli attori principali, i vini: iniziamo subito con il rosato “Etna Rosato 2017“, di colore rosa cipria, prodotto esclusivamente con uve di Nerello Mascalese raccolte nei filari bassi del cru di San Lorenzo. Fa una brevissima macerazione sulle bucce e affina qualche mese in acciaio.
Al naso ricorda il melograno, le fragoline selvatiche, sentori floreali. In bocca spingono la mineralità e la freschezza del sorso, con una piacevole sapidità. Un vino molto equilibrato, da bere in quel preciso istante, per rinfrescarsi, o magari dopo il faticoso lavoro in cantina.

Al rosato segue la degustazione dell’ Etna rosso “A Rina“, vendemmia 2016. Un vino di grande struttura e piacevole equilibrio. Rosso rubino, ottenuto da  Nerello Mascalese con l’aggiunta del Nerello Cappuccio (le percentuali sono 94% e 6%) e affinato in barriques di secondo e terzo passaggio per 12 mesi circa.
Al naso si nota subito la complessità, si va dai sentori di frutta rossa come ciliege mature e prugne, al tabacco e cuoio. Al palato ha una buona freschezza e una piacevole sapidità, di ottima struttura grazie anche ai tannini ammorbiditi dall’affinamento in barrique.

Si conclude la degustazione con quello che alla fine di tutto ho preferito.
L’Etna rosso “Feudo“, vendemmia 2015.
Nel calice è rubino intenso, al naso è ricco, articolato; si va dai profumi di frutta fresca come la ciliega tipica di zona e i frutti di bosco, alle erbe aromatiche della macchia mediterranea. All’assaggio è ben strutturato, complesso, molto persistente e di grande equilibrio.Viene prodotto in piccole quantità, all’incirca 3500 bottiglie l’anno.
Dopo la selezione manuale dei grappoli in vigna durante la vendemmia, solitamente dopo metà ottobre, fermenta in tini d’acciaio per circa 8 giorni, e macera sulle sue stesse bucce per altri 13.
In primavera, con il cambio di temperatura, si avvia la fermentazione malolattica che aiuta a rendere il vino ancora più elegante e morbido.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ultima sorpresa, dopo le chiacchiere e i confronti tra i vini, davanti ad un semplicissimo cestino di pane fatto in casa e di olio, prodotto sempre da loro, è stata provare direttamente dalla botte l’Etna Rosso “San Lorenzo“, che uscirà in commercio questo giugno.
Un vino che ora risulta già complesso, ma non ancora al massimo del suo potenziale, di colore rosso rubino carico, prodotto con la quasi totalità di Nerello Mascalese e una piccola parte di Nerello Cappuccio, al naso si riconosce la ciliegia, la piccola frutta rossa matura, il tabacco e la vaniglia.
Anche se da botte, si intuisce la complessità in bocca, un vino di ottima struttura e persistenza. Da provare tra un paio di anni, magari a tavola, con il giusto abbinamento, per capirne le vere potenzialità ancora nascoste in questo momento.

 

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