La Borgogna a tavola

Si dice sempre che la Borgogna è la regione dei vini di eccellenza, con produzioni di alta qualità.

Ma come abbinare queste produzioni al momento di “mettere le gambe sotto il tavolo”?

Al ristorante “La dogana del buongusto” ci hanno provato in una serata denominata “A scuola di…. Borgogna” e, considerato il risultato finale, gli abbinamenti sono stati di buona qualità.

L’evento, organizzato dal sommelier della ASPI Nino Pappalettera, prevedeva una cena nella quale sono stati abbinati piatti tipici della regione francese con tre vini scelti dal sommelier.

Il primo vino in degustazione è stato uno Chablis Grand Cru Les Preuses AOC, vendemmia 2015, della azienda “La Chablisienne“.

Prodotto in una zona dove il sottosuolo presenta un fondo calcareo e marnoso, lo chablis emanava un sentore di fiori bianchi e  aromi minerali di sassi bianchi con l’aggiunta di qualche nota vegetale e balsamica, salvia in primis.

L’entrata in bocca è stata inizialmente cremosa e morbida ma in seguito il vino ha creato una salivazione intensa per via della sostenuta acidità dello chablis, che ha sprigionato aromi leggeri di frutta esotica. Leggermente sapido, ha stupito la sua prolungata persistenza.

Questo vino è stato accompagnato a un piatto di escargot alla Bourguignonne, lumache farcite con crema di burro al sale aromatizzata con aglio, prezzemolo e salsa Worcester. La cremosità del burro ha attenuato l’acidità dello chablis aromatizzando l’escargot in modo da fondersi perfettamente con il vino.

Il secondo vino borgognone proposto è stato un Les Narvaux Domaine Michelot, Meursault AOC, vendemmia 2015, dell’azienda “Domaine Michelot“.

E’ prodotto nella Côte de Beaune, dove il fondo è composto da un sottofondo più calcareo e argilloso. Questo chardonnay si è dimostrato meno accattivante del precedente chablis, con sentori più freschi e speziati di pepe bianco e cannella, accompagnati da aromi fruttati di mele golden, ananas e albicocca acerba e sottili profumi vegetali ed erbacei.

Al palato il vino ha confermato la sua freschezza, nettamente superiore allo chablis, dimostrandosi un prodotto più beverino e meno strutturato del precedente. Una leggera sapidità si evidenziava solo fin di bocca, insieme ad una persistenza con una sensazione un po’ gessosa, dovuto alla mineralità del vino.

In abbinamento, è stata servita una Terrine Campagnarde a base di carne di maiale con zucchine e cetrioli, avvolta nel budello di maiale, e accompagnata da confettura di albicocche e zenzero. La delicatezza e l’aromaticità del maiale riusciva ad fondersi con il sapore speziato del meursault, tuttavia, il piatto veniva un po’ penalizzato dalla poca persistenza del vino.

L’ultimo vino era un Volvay Villes Vignes AOC Domaine Laurent, vendemmia 2015, dell’azienda vinicola “Domaine Laurent Père et Fils“.

Un giovane e piuttosto corposo  pinot nero  in purezza prodotto da uve di più vigneti presenti nella Côte de Beaune, un territorio meno vocato per la produzione del vitigno principe della Borgogna, da un piccolo “negociant-eleveur” della bella cittadina di Nuits-Saint-Georges, capace di acquistare i mosti da altri vignerons e creare delle produzioni interessanti.

Al naso ha offerto la sua intensa aromaticità dove sono emerse note fruttate di frutti di bosco, ciliegie e ribes accompagnate da spezie dolci come coriandolo, pepe bianco e noce moscata. Ad una seconda presa di olfazione, sono emerse anche note floreali di violetta e un sentore di sottobosco legnoso.

Il palato ha confermato l’aromaticità del  pinot nero  con una acidità sostenuta, sapidità leggera e corposità superiore a quella dei vini simili della Cote des Nuits. L’aroma è rimasto sostenuto e intatto nel palato con una persistenza piacevolmente prolungata.

Per questo vino è stato effettuato l’abbinamento più complesso e azzardato dell’intera cena, il piccione in sfoglia con salsa in riduzione dello stesso e tartufo nero.

Lo chef ha eseguito la cottura del piccione in maniera esemplare, lasciando che la carne rimanesse rosata, poiché una cottura completa avrebbe compromesso la consistenza della carne delicata del pennuto.

Nell’assaggio si è riscontrato che la corposità del  pinot nero,  assieme alla sua aromaticità speziata è riuscito a sostenere la carne saporita e sapida del piccione, resa ancora più morbida dall’involucro di sfoglia tipico della ricetta borgonese, risultando un matrimonio perfetto tra le complesse strutture dei due prodotti alimentari.

Inoltre, la carne dolciastra del piccione ha smorzato un latente finale amarognolo del Volvay, lasciando una piacevole persistenza gustativa.

Che dire dopo questa cena?

La Borgogna non solo passa l’esame enologico ma anche quello culinario a pieni voti!

Bancario (e non banchiere, purtroppo) con la passione per il ballo, i gatti e gli sport americani, baseball in particolare.

Da quando ha scoperto il mondo del vino e dell’enologia, questa passione ha soppiantato le altre.

Non si è ancora pentito di questa scelta. Se mai se ne pentirà.

You may also like

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.