La donna con i capelli al vento

Cosa hanno in comune una villa storica nel segreto cuore di Milano, una delle più famose cantine siciliane e un artista padovano?

Cercavo Eno e, per trovarlo, ho attraversato il tempo all’indietro nelle splendide stanze di Villa Necchi-Campiglio. Passando per salotti marmorei e opere d’arte, arrivo nel solaio dove era allestita la mostra “Inseguendo Donnafugata” dedicata a tutte le etichette che Stefano Vitale ha disegnato per la cantina.

Una donna con i ricci al vento è il simbolo di Donnafugata. Come nel romanzo Il gattopardo, Gabriella è la “donna in fuga” che abbandona un percorso prestabilito per buttarsi nell’avventura vinicola insieme al marito Giacomo Rallo. È così che nel 1983 nasce Donnafugata e 10 anni dopo l’incontro con Stefano Vitale contribuirà a renderne riconoscibili non solo i vini ma anche l’ immagine. La donna con i capelli al vento diventerà soggetto ricorrente arrivando ad assumere mille e più volti a rappresentare ogni vino.

“Subito dopo la laurea, pensai che il solo campo in cui potessi esprimere le mie idee inesprimibili fosse quello dell’arte”

Da Padova a Los Angeles per laurearsi in economia e scoprire di non poter prescindere dall’arte, Stefano Vitale si iscrive all’ Art College di Pasadena dipingendo in quegli anni un soggetto ricorrente che immagino come un’icona cristiano-zen: una madonna con un occhio solo. Viaggia in Messico e America Centrale, consolida la sua carriera a New York, per poi tornare dopo 15 anni in Italia con moglie e figli al seguito, dove a Venezia pesca legni che galleggiano nella laguna e dà loro nuova vita.

Gli strumenti e i materiali dell’artista 

Le opere, già un po’ disseminate in qualche stanza della villa, ricordano il sud America e la sua arte popolare; mentre le ambientazioni di Sicilia si rivelano nei colori e nei simboli, con anche rimandi arabeggianti della vicina Africa. Disegni fiabeschi ma anche d’impatto, dai contorni ben definiti dove spesso le immagini di donna ricordano certi grandi di un tempo come Botticelli o Leonardo.

 

“Lumera” celebra l’amore come nel Dolce Stil Novo

 

L’etichetta del Brut Millesimato ricorda un volto leonardesco

Aggirandomi per la sala svelo anche il legame tra Donnafugata e il FAI  grazie a un piccolo mosaico a cerchio che rappresenta un muretto a secco in miniatura. All’interno disegnata una donna-albero che, intrecciandosi ai rami, diventa lei stessa generatrice di frutti di arancio. È raffigurato un giardino pantesco, tipica costruzione dell’isola, nata con lo scopo di custodire con la sua studiata architettura un’unica pianta di agrume. Nel 2008 Giacomo Rallo ne dona uno delle loro tenute in zona Khamma al FAI, dove a far da cornice ci sono le coltivazioni ad alberello pantesco dedicate alla produzione di zibibbo.

Lo zibibbo che ammalia come una sirena

E zibibbo è infatti uno dei due assaggi proposti alla fine del percorso. Conosciuto per la produzione del ben noto Passito di Pantelleria, la tendenza attuale lo vuole anche vinificato secco. “Lighea” dell’annata 2017 nasce su terreni di origine vulcanica, per la vinificazione si usa l’acciaio in cui fa una sosta di circa due mesi per poi stabilizzarsi altri tre in bottiglia. Nell’etichetta un volto di donna fa capolino dalle onde marine: è Lighea, la sirena ammaliatrice ispirata al racconto di Tomasi di Lampedusa da cui il vino prende il nome.

Lighea, lo zibibbo che ammalia

In effetti è uno zibibbo che più sirena non si può. Ti seduce e cattura con i suoi profumi per poi stordirti con un colpo di coda che non dimentichi. Che in termini di degustazione sono i fiori di gelsomino e d’arancio, agrumi e albicocca che esplodono nel calice; dolcezza naturale all’assaggio, pieno e sostenuto da una buona struttura acida e lieve sapidità marina. In bocca i profumi ritornano e per lungo tempo tengono compagnia.

Ho scoperto il vero legame tra i tre ed è una parola, un verbo per la precisione: CUSTODIRE. Chi con la cura e la salvaguardia, chi con il rispetto e la valorizzazione del territorio attraverso i suoi frutti, chi divulgandone la bellezza tramite l’arte, tutti sono custodi di preziosi patrimoni della nostra tradizione.

 

Bevo per scrivere… o scrivo per bere?

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