Io bevo da sola

Magnifica Milano ad agosto. Il traffico diminuisce, la città diventa semi-silenziosa con solo i turisti a popolare le strade e, se si è fortunati, calano pure le temperature (cosa che non è successa quest’anno). Si respira un’atmosfera ovattata senza sentirsi mai troppo soli. Ma è comunque tempo di vacanza per la maggior parte del popolo meneghino ed è raro trovare un’enoteca aperta. Così faccio quello che mi è più congeniale: bere da sola. A casa. Che poi tanto sola non sono, ho il vino e con lui dialogo che è una meraviglia.

Una sera d’agosto mi sono trovata in compagnia di un Chambave Muscat, Vallée d’Aoste Doc di La Crotta di VegneronLa cantina è una cooperativa nata nel 1980 che raccoglie circa 100 soci tra Chambave e Nus. Viticulteurs che mirano alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, tesi a ottenere il massimo da un territorio di non sempre facile coltivazione a causa delle forti pendenze, con altitudini che variano dai 500 agli 800 metri.

Il Muscat de Chambave non è altro che il profumatissimo moscato bianco che, in questa zona, dà il meglio grazie alle scarse precipitazioni e alle temperature elevate durante il giorno che calano drasticamente la notte aiutando a mantenere le uve asciutte e sane, oltre a esaltare gli aromi nel vino. Il mio compagno di bevuta arriva da vitigni esposti per la maggior parte a sud in vari appezzamenti della zona su altitudini tra i 450/680 m sul livello del mare. Il mosto dopo una macerazione pellicolare a basse temperature viene semplicemente fatto fermentare e sostare in acciaio sulle fecce fini con i rituali bâtonnages.

Il giallo paglierino passa in secondo piano quando si accosta il calice al naso. Fiori bianchi da primavera inoltrata, pesca gialla, un po’ di pungienza di agrumi e erbe aromatiche. In bocca è morbido e ha una buona consistenza dovuta anche ai 13 gradi; non troppo caldo in gola, rimane comunque leggero, equilibrato, con una chiusura persistente e intensa. Aiuta a immaginarsi seduti su un prato ad ammirar le vette lontani dal caldo milanese.

E se a furia di contemplare il tramonto di città scattasse un certo languorino? Si potrebbe provare con un salmone affumicato aromatizzato all’aneto accompagnato magari da qualche fetta di pane o crostino imburrati. Il gioco è semplice: l’affumicatura del salmone dona ulteriore aromaticità al pesce e, con l’aggiunta dell’aneto, i profumi di vino e pietanza diventano un tutt’uno che non stanca. Alcol e acidità puliscono il palato dalla grassezza del salmone dando lo sprint per agguantare il boccone successivo.

Ora posso dirlo. La chiusura delle enoteche e la solitudine di agosto erano solo una scusa. A me bere da sola piace e lo faccio in qualsiasi momento dell’anno. D’altronde c’è chi balla da sola, chi viaggia da sola, chi parla da sola. Ebbene, io bevo da sola.

E voi preferite la solitudine del tu per tu con il calice o non potete far prescindere una bottiglia di vino dalla compagnia?

 

*Immagine dal web

Bevo per scrivere… o scrivo per bere?

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