Piccolo roadtrip eno-gastronomico in Sicilia

Primi di Settembre. Tornato dalle ferie a fine Agosto, ancora tra borsoni e zaini vuoti da sistemare fino al prossimo viaggio, trovo la vecchia guida della Sicilia, convinto di averla persa o abbandonata da qualche parte e scopro segnalibri e appunti presi prima della partenza.

Questa del 2018 è stata un’estate da girovago. Una breve sosta dai miei genitori a Taormina, per poi prendere un autobus fino a Palermo, raggiungere Trapani e Marsala, nella punta ovest dell’isola, e in auto con amici, tornare a est passando per Noto e Siracusa, per concludere come ultima tappa, ancora Taormina.
Ed è proprio dalla perla del Mediterraneo, che voglio far partire il mio racconto-tour, un elenco dei migliori ricordi eno-culinari  di questi venti giorni.

Sono stato all’ Arco Rosso, era da anni che non tornavo in questo piccolo locale di amici, incastrato in una strettissima via, in discesa, tra un negozio di souvenir e i tavolini dei ristoranti in equilibrio precario.
A conduzione familiare, la specialità della casa sono le ottime bruschette, ma anche panini e taglieri di affettati misti con prodotti tipici siculi.
Decido quindi di assaggiare due bruschette, una con origano, aglio, pomodoro, prosciutto crudo e formaggio spalmabile e l’altra con pesto di pistacchio, melanzane, prosciutto crudo e grana a scaglie, entrambe su buon pane di casa. Devo dire ottime!

Il vino scelto per questo veloce aperitivo è stato consigliato dallo staff, Tenute Donna Elia 2016, Etna Bianco doc composto da carricante per l’80%, minnella e altri vitigni a bacca bianca per il 20%.
Giallo paglierino intenso, al naso si nota una nota fruttata intensa, inizialmente agrumata, poi di frutta bianca come pesca, accenni floreali, come l’acacia e una leggera mineralità.
In bocca si nota subito la sapidità e la freschezza. Un vino equilibrato, l’ho trovato interessante, abbinato soprattutto alla bruschetta con il pesto di pistacchio.

 

Abbandonata la “east cost”, i giorni successivi li ho passati a Palermo, tra le splendide cattedrali e i vicoli rumorosi e colorati dei mercati di Ballarò, della Vucciria e del Capo.

Sono stato con amici, dopo svariati e insistenti consigli, all’Osteria Ballarò, un ristorante molto particolare, un piccolo gioiello in mattoni e archi all’interno delle antiche scuderie di Palazzo Cattolica. Dopo la prima lettura del menù, capisco subito che uscirò soddisfatto. Tutti prodotti, dai formaggi ai vini, di Presidi Slow Food.

Carta dei vini che mette in difficoltà, per l’ottima scelta. Decido di ordinare Bianco Pomice, della cantina Tenute di Castellaro, un vino già bevuto in altre degustazioni ma mai a tavola con calma e accompagnato a ottimo cibo.
Vino prodotto sull’isola di Lipari, nelle Eolie, a 350 mt s.l.m. composto da malvasia delle Lipari per il 60% e carricante per il 40%.
Fermentazione in barriques e affinamento in bottiglia per due mesi.
Si presenta alla vista con un giallo paglierino scarico, con riflessi verdolini.
Al naso si percepiscono note floreali, che con il passare dei minuti vengono coperte da sentori di frutta fresca, erbacei, di macchia mediterranea, un leggero profumo agrumato, ma quello che spicca di più è la potente mineralità.
In bocca ha grande struttura, è parecchio persistente, fresco e sapido, torna prepotente la nota minerale.
Un vino di grande struttura, ma allo stesso tempo estremamente fine ed elegante. Unica pecca, l’abbinamento con una “Ricottina di bufala siciliana affumicata alle erbe, fiore di zucca in tempura e croccante al pistacchio di bronte”. E’ risultato un piatto troppo delicato per tener testa all’ottimo vino.

Terza e ultima tappa, ma solo per ordine cronologico, è Marsala.
Consigliati dalla persona che ci ha affittato casa, ci rechiamo a “Le Caserie, locanda di charme“, un luogo tranquillo, tra i vicoli bianchi di della cittadina, ristorante dell’omonimo hotel, non lontano dal centro.
Posto particolarmente bello, situato poco sotto il livello della strada, in mattoni, dove non prendono i cellulari, e si può cenare tranquillamente.

La scelta del vino qua è stata più facile. Non ci sono state esitazioni alla vista di Grappoli del Grillo, di Marco De Bartoli.
Un vino incredibile, 100% grillo coltivato nella storica contrada Samperi, poco lontana da Trapani, affina 12 mesi in fusti di rovere e altri 6 mesi di affinamento in bottiglia. Il colore è invitante, un giallo paglierino intenso, una trama complessa al naso, il bouquet floreale iniziale, con il passare dei minuti, scopre i profumi di frutta esotica, come l’ananas maturo.
Al palato è ben strutturato, un finale leggermente amaro, da mandorla, che aiuta la persistenza. Perfettamente bilanciato, questa volta penso di aver trovato un bell’abbinamento con il cibo. Infatti, dopo l’antipasto di crudo di mare diviso tra amici, mi fiondo su un tipico piatto, come quello che facevano le nonne un tempo: “Spaghetti spezzati in brodo di cernia di Marettimo, con scampi”. Matrimonio perfetto con il Grappoli del Grillo.

Ma siamo a Marsala. Non te ne sarai andato via da qua senza aver provato una delle decine di enoteche aperte fino a tardi? Direte voi.
Affatto, l’enoteca La Sirena Ubriaca, nel centro storico di Marsala, offre alla clientela la possibilità di fare degustazioni perfettamente guidate e spiegate da loro.
Chiudiamo la serata quindi con due tipologie diverse dello stesso vino: un Marsala Superiore Ambra Secco della cantina Casano e un Marsala Vergine delle Cantine Buffa.
Il primo, prodotto con Grillo, Cataratto e Insolia è di un color ambrato intenso, molto brillante, profuma di pasticceria siciliana, di mandorle,caramello.
Al palato è un esplosione di sapori, frutta secca, si nota il fico, un ottimo vino da dessert.

Il secondo, la versione Vergine delle Cantine Buffa invece, è tutt’altra storia. Prodotto con Grillo e Cataratto, ha un naso complesso, si va dalla confettura alla frutta esotica e al timo, fino alla vaniglia e al tabacco dolce.
Il gusto è estremamente elegante, strutturato, molto persistente, un bel ricordo che mi accompagna verso casa.

E soprattutto che merita l’acquisto la mattina successiva.

 

 

 

 

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