Altemasi, dalla montagna allo Yacht di Milano

Milano, ultima domenica di settembre, sono partiti ufficialmente decine, centinaia di eventi sul vino, corsi, mini corsi; Ais e Fisar hanno ricominciato a far lezioni per formare  nuovi Sommelier; si avvicina la Milano Wine Week, ma soprattutto è il momento per “Trentodoc in Città – Milano 2018”, una kermesse rivolta ai professionisti del settore, agli estimatori ed  appassionati del metodo classico di montagna.
Durante questa manifestazione, esattamente per nove giorni, 19 tra locali, ristoranti e bar, ospiteranno aperitivi, eventi, party esclusivi, degustazioni e cene.

Ed è proprio di una cena che vi sto per parlare.
Invitato dalla mia amica Chiara, grande appassionata di spumanti e futura promettente sommelier, domenica sera ho deciso di cenare al Ristorante Nuovo Yacht di Milano: tre portate abbinate ad altrettante bottiglie di metodo classico Altemasi.

A presentare la serata, a raccontarci la storia di Altemasi, e le caratteristiche dei suoi prodotti, ci sono Roberto Sebastiani, Brand Manager Cavit/Altemasi, e Marco Zambianchi.
Scopriamo che la cantina Altemasi è socia della cooperativa Cavit di Trento, che ogni anno produce circa 70 milioni di bottiglie, bottiglia più bottiglia meno. Sono oltre 4500 i viticoltori che conferiscono le uve ad una decina di cantine sociali nelle quali sono prodotti i vini che comporranno poi la vasta gamma della produzione Cavit.

Si inizia con un calice di benvenuto, un Brut Millesimato 2014, composto unicamente da chardonnay proveniente da vigneti piantati tra i dai 400 agli 800 mt di altitudine. Bolla fine ed elegante, sentori di frutta al naso e freschezza in bocca.

L’antipasto, un’insalatina di polpo ligure con scaglie di Parmigiano Reggiano, sedano e frutti di bosco, invece è accompagnata magistralmente dal Rosè, composto da 40% chardonnay e 60% pinot nero, vendemmia 2018 coltivati nei dintorni di Trento e sull’Altopiano di Brentonico tra i 400 e i 600 mt. di altitudine.
Affina 30 mesi sui lieviti e la sboccatura è del 2018.
Di color rosa tenue, anche nel Rosé la bolla è fine e persistente. Il naso è invaso da sensazioni di frutta fresca, si riconoscono prugna, amarena, mela rossa e piccoli frutti di bosco; in bocca è molto ricco, complesso, molto equilibrato. L’abbinamento tra pietanza e spumante è ottimo, direi che iniziamo molto bene.

La prima portata è un risotto con scampi e fiori di zucca di ottima fattura. Il vino scelto dal ristorante è il il Brut Millesimato che avevamo bevuto come benvenuto, ma della vendemmia 2013, 48 mesi sui lieviti, sboccatura del 2018, molto più riposato e morbido rispetto a quello di prima.
La caratteristica che mi colpisce subito è la grana molto fine dello spumante, che dona eleganza al calice. I profumi sono complessi. Al naso si riconoscono note agrumate e di frutta bianca, in bocca è particolarmente fresco e di ottima struttura e equilibrio.

Le parole del cameriere “Adesso arriva la punta di diamante di Altemasi” mi incuriosiscono.

Manca un solo piatto, il salmone in crosta di pane, e in abbinamento c’è la Riserva Graal.
Lo spumante è composto dal 70% di chardonnay che vinifica in barrique, e dal 30% pinot nero.
Vendemmia 2010, sboccatura nel 2018, quindi ben 84 mesi sui lieviti.
Di color giallo dorato, perlage molto persistente, profumi molto fini ed eleganti, mela matura, nocciola, miele. Al palato si nota subito l’avvolgenza del sorso, arricchita dalla freschezza e dalla sapidità che danno la sensazione di totale equilibrio.
Il salmone, cucinato con grande maestria, era accompagnato ad una salsina,  una maionese sapientemente aromatizza, molto delicata ma allo stesso tempo capace di tener testa al vino che altrimenti avrebbe sovrastato il piatto.

Aveva ragione il cameriere. La riserva Graal è la vera punta di diamante della casa.

Dulcis in fundo una vendemmia tardiva di Cavit, Rupe Re, da accompagnare a piccoli squisiti biscotti fatti in casa.
Vino che nasce nella Valle dei Laghi, quella che porta da Trento a Riva del Garda, battuta da un vento che si forma tutti i giorni sul lago, l’ Ora, che permette ai grappoli di rimanere asciutti e di appassire tranquillamente in pianta.
Le uve sono gewürztraminer, sauvignon, incrocio Manzoni e nosiola. La beva è fresca, di piacevolissima dolcezza, che si abbina perfettamente ai biscottini.

 

La sensazione, dopo serate del genere, dove si ha la possibilità di assaggiare prodotti dell’eccellenza enogastronomica italiana, è sempre gratificante. Mi dirigo verso casa, in metropolitana ovviamente, rilassato, dimenticandomi che il weekend è appena finito e un altro lunedì mattina sta arrivando!

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