Un Grechetto in compagnia

Del Grechetto forse non se ne sente parlare molto, per fortuna però ne avevo uno in frigo e complice una cena tra amiche colgo l’attimo per raccontarne qualcosa.

Per l’occasione sfodero coltelli, pentole e fantasia sopita, e mi metto ai fornelli. Preparo tocchetti di pollo alla mediterranea che più mediterranea non si può: soffritto di cipolla, pomodorini pachino, olive nere, capperi, rosmarino che fiero e indomito cresce sul mio balcone e basilico che resiste nonostante tutto. Il pollo cuoce: è il momento ideale per stappare il vino, un Grechetto della storica e umbra cantina della famiglia Lungarotti.

Un cin, cin (che sia passato di moda a noi poco importa) e nel calice ecco il grechetto dal giallo chiaro e limpido, e dai leggeri sentori erbacei, di fiori e melone bianchi; in bocca è di medio corpo, rotondo e caldo in gola; emerge una sapidità minerale ed è accentuata l’acidità che persiste dopo l’assaggio chiudendosi in un finale leggermente amaricante.

Come si può intuire dal suo nome, pare che il grechetto sia stato portato qui dai popoli greci, per diventare uno dei vitigni tipici dell’Italia centrale: Umbria, Toscana, Marche e Lazio. Conosciuto anche per i nomi bizzarri che ogni zona gli ha attribuito come strozzavolpe o pulcinculo bianco per citarne due.

Un tempo veniva associato anche ad altri vitigni con caratteristiche ampelografiche differenti ma che producevano vini simili tra loro. Dopo vari studi non solo sono riusciti a differenziarlo dal resto, ma ne hanno trovati due diversi tipi: il grechetto di Orvieto tecnicamente definito G109 e il grechetto di Todi, G5. Dai profumi fruttati non troppo intensi ma eleganti, di solito nel vino sviluppa un tenore alcolico abbastanza elevato. È spesso usato con altre uve, come il trebbiano, a scopo migliorativo.

Il pollo è nel piatto con il suo tripudio di sapori mediterranei. Gli aromi di capperi e rosmarino sono intensi, c’è la succulenza della carne e del sughetto che si è venuto a creare e un po’ di dolcezza dei pomodorini. La struttura del piatto non è certo imponente così come quella del vino. I vari profumi si sposano, il vino ripulisce il palato con freschezza ma, come avevo intuito, sul finale si impone un po’ la carne con il suo condimento verace.

Nulla di grave, forse bastava scendere un po’ più a sud nella scelta del vino per attenerci alla regola dell’abbinamento regionale con cui difficilmente si sbaglia. Il Grechetto comunque ha fatto degnamente la sua parte e nessuno si è lamentato. Un piatto gustoso, un buon vino e una bella compagnia lasciano sempre il palato e l’anima soddisfatta.

Bevo per scrivere… o scrivo per bere?

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