Le tre stelle di Cori

Sono un inguaribile curioso. La scorsa estate questa mia caratteristica mi ha portato a conoscere due vitigni autoctoni di cui credo di non aver mai sentito parlare.

Si tratta del vitigno a bacca bianca bellone e quello a bacca nera nero buono.

Ho chiesto aiuto in rete per farmi conoscere un buon produttore di questi vitigni e mi è stato consigliato un nome: Marco Carpineti.

Egli si trova a Cori, una cittadina collinare a metà strada tra la Pianura Pontina e i Castelli Romani.

Al mio arrivo in azienda mi accoglie Roberta, una vera fuoriclasse della comunicazione e delle relazioni esterne.

L’amore per il vino, galeotto, l’ha portata a lavorare in una realtà diversa dai suoi studi iniziali e l’ha resa una perfetta anfitriona con gli ospiti.

Inizialmente la famiglia Carpineti aveva un piccolo appezzamento di terreno di circa 4 ettari in zona Capo Le Mole. La morte del padre ha decretato la conversione dell’impiegato comunale Marco Carpineti nel moderno viticoltore attuale che ha ingrandito l’azienda portandola agli attuali quattro terreni, situati in località Capo Le Mole, Tenuta “San Pietro”, Tenuta di Ninfa e Tenuta dell’Antignana per un totale di circa 110 ettari, dei quali 65 vitati e 10 destinati ad uliveti.

Un azienda ancora con una realtà a livello familiare ma con idee in grande.

Tutti i terreni presentano sottosuolo a base tufacea e calcarea, di composizione vulcanica con forte mineralità; le esposizioni a sudovest vengono accarezzate dalle brezze marine che arrivano dalla pianura e lambiscono i monti Lepini.

La prima modifica introdotta dal nuovo proprietario è stata quella di modernizzare la viticoltura nell’azienda.

La seconda svolta invece si è avuta nel 1994 con la conversione al biologico e bionaturale, perché, secondo il pensiero di Carpineti, ogni pianta fa parte di un sistema naturale che, se non viene forzato o abusato con sostanze chimiche esterne, si autosostiene.

In questo modo, vengono rispettati i dettami della natura.

Ma la più importante innovazione effettuata è stata quella di re-impiantare i vitigni storici del territorio locale, il bellone e il nero buono di Cori, da sempre rimasti nell’anonimato. Marco Carpineti è il più convinto dei vignaioli locali nel progetto di rivalutazione di queste varietà.

Nel corso di questi anni l’azienda si è attorniata di validi enologi. Attualmente Francesco Silvi e Emiliano Rossi, quest’ultimo specializzato in spumantizzazione, sono gli artefici delle produzioni vinicole. 

Abbiamo assaggiato alcune di queste.

Il primo è stato il “Kius”, un brut metodo classico composto da uve bellone in purezza, millesimato 2015.

Alla vista si presenta di un colore giallo paglierino con riflessi dorati. Dopo un affinamento di 24 mesi, il perlage è molto fine e intenso mentre al naso sviluppa profumi aromatici di fiori e successivamente aromi fruttati di ananas e frutto della passione.

Nel palato risulta una vena citrina ed una decisa freschezza, a dispetto della quantità zuccherina presente. Leggermente sapido, con una buona corposità e una prolungata persistenza, dove emergono i sentori dei lieviti e la crosta di pane. Si confermano inoltre gli aromi percepiti nell’olfatto, con l’aggiunta di sentori di banana matura.

Per capire le potenzialità del bellone, Roberta ci offre il “Capolemole” bianco, la versione ferma del Kius.

Anch’esso sviluppa al naso note floreali e successivamente sentori di frutta matura e aromi tropicali. Nel palato il gusto è meno acidulo della versione spumantizzata. E’ morbido, rotondo, armonioso. La persistenza è meno netta ma con una leggera e piacevole aromaticità.

Il “Moro“, la terza degustazione, è un assemblaggio di greco giallo e greco moro.

Nella vinificazione, una parte dei vitigni assemblati viene fermentata in legno per poi riunirla nel prodotto finale.

Alla vista si presenta con colore giallo paglierino con leggeri riflessi verdognoli. Un vino molto corposo, che sviluppa forti richiami olfattivi di pesca matura misti a sentori di mandorle e nocciole, con leggeri aromi vegetali di fieno ed erba tagliata. Ha un corpo intenso, morbido e rotondo, dove sapidità e acidità non intaccano questa intensità armoniosa, con una lunga persistenza finale. Un vino che ci avvolge per il suo corpo, molto caldo, anche se nasconde molto bene il suo volume alcolemico di 14 gradi.

Infine abbiamo degustato il “Capolemole” rosso.

Composto in prevalenza da nero buono di Cori, cesanese e montepulciano, viene affinato in barriques per 12 mesi. Presenta un colore rosso rubino pieno; nell’olfatto si avverte che si tratta di un vino complesso. I sentori percepiti sono di frutta rossa matura, di frutti di bosco e di amarena sciroppata, mentre al gusto il suo corpo, armonico ed elegante, si unisce ad una lieve freschezza. Lunga persistenza finale che tende ad essere amarognola.

Alla fine chiediamo a Roberta cosa significano le tre stelle presenti sullo stemma della azienda. Si tratta di una antichissima incisione presente all’interno della corte dove è nato e vive Marco Carpineti, nella parte antica di Cori che si trova vicino al tempio dei Dioscuri, i gemelli Castore e Polluce.

Un segno del destino. In mezzo ai Dioscuri, in mezzo a due stelle, ci può stare solo una stella come loro, che brilla nelle assolate campagne di Cori mentre lavora tra i filari di vite.

P.S. Roberta la ritroviamo all’evento Sky Wine svoltosi a Sezze qualche giorno dopo. Ci ha servito il “Kius Extra Brut”, un metodo classico rosato da nero buono, e lo “Nzù’”,un bianco da bellone e affinato con lieviti indigeni in terracotta.

Dalla foto potete capire che si stava divertendo, nel segno delle tre stelle.

 

Bancario (e non banchiere, purtroppo) con la passione per il ballo, i gatti e gli sport americani, baseball in particolare.

Da quando ha scoperto il mondo del vino e dell’enologia, questa passione ha soppiantato le altre.

Non si è ancora pentito di questa scelta. Se mai se ne pentirà.

You may also like

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.