Barolo Barbaresco & Roero 2019

Eccoci qua, 22 febbraio, un clima strano a Milano.
Quasi venti gradi di pomeriggio. Non è praticamente più inverno, o forse non lo è mai stato. Le giornate iniziano ad allungarsi, non si esce più dagli uffici con il buio. A volte si può addirittura bere qualcosa all’aperto. Si inizia a pensare alle ferie estive, alle vacanze primaverili o alle gite fuori porta.

Ma è sempre febbraio, e ora in città iniziano le degustazione belle, quelle che piacciono a me.
L’appuntamento come ogni anno, è con Go Wine per l’evento “Barolo, Barbaresco e Roero”, che si svolge nelle sale all’Hotel Michelangelo, davanti alla Stazione Centrale, manifestazione dedicata alle nuove annate (e non solo) del Barolo, del Barbaresco e del Roero.

L’occasione per assaggiare e conoscere, attraverso molteplici assaggi e piacevolissime chiacchierate, la storia delle aziende presenti, i terroir e i piccoli segreti legati a vini che usciranno in commercio a breve.

E proprio perché amo farmi raccontare storie sul vino, sulle vendemmie, sulle differenze tra le varie zone che passo a salutare Claudio Alario, una persona eccezionale, che fa vini squisiti.
Conosciuto al Vinitaly del 2013, dove, in chiusura, mi fece assaggiare tutti i suoi prodotti, minando seriamente la mia stabilità nel ritorno a casa in treno, l’ho ritrovato un paio di anni fa, sempre qua all’Hotel Michelangelo, la settimana prima del mio esame per diventare Sommelier.

Piccola azienda a conduzione familiare, fondata nel lontano 1900 a Diano d’Alba, vignaioli da tre generazioni, ora la cantina è gestita da Claudio e suo figlio Matteo.
I vigneti della cantina Alario sono dislocati su più comuni: oltre Diano d’Alba, ci sono vigne nel comune di Verduno e di Serralunga d’Alba. Hanno tutti un’età che va dai 10 ai 50 anni.

Ottimo il Dolcetto di Diano d’Alba Superiore 2017 “Sorì Pradurent“, profumi di frutti di bosco e ciliege mature, accenni di liquirizia e cuoio. Avvolgente, sorprendente l’eleganza.

La barbera “Valletta” 2016, come la definisce il signor Alario, non è una barbera normale, classica. La sua tipica freschezza è addolcita dai venti mesi in barrique e da sei in vetro; affinamento che conferisce complessità e rotondità. La beva è splendidamente equilibrata.
Ma sono qua soprattutto per i Barolo. Il Riva Rocca e il Sorano, entrambi in anteprima nelle annate 2015, ed entrambi troppo giovani per essere giudicati come si deve. Ma totalmente diversi nelle caratteristiche l’uno dall’altro.

Il Barolo “Riva Rocca” nasce e cresce tra le vigne nel territorio del comune di Verduno, nella zona nord-ovest della DOCG Barolo da viti con età media di circa 30 anni.
Dopo due anni di riposo in barrique di rovere francese, uno in botte grande e i successivi due in bottiglia, si presenta al calice con un rosso rubino con riflessi granato, al naso sprigiona profumi che ricordano la frutta matura, la prugna su tutti, che anticipano quelli di rabarbaro, spezie e leggera liquirizia, che col passare degli anni, sono sicuro, diventeranno sempre più presenti e importanti.
In bocca è caldo, complesso, il tannino è presente ma non in maniera eccessiva e ha una piacevole freschezza. Già equilibrato e con un finale persistente.

Il Barolo Sorano, nasce nel comune di Serralunga d’Alba, andando verso nord, in direzione dei comuni di Castiglione Falletto e Diano d’Alba ed è ottenuto da vigne di circa una decina d’anni coltivate a Guyot.
Anch’esso nella versione 2015, fa lo stesso affinamento del Riva Rocca, alla vista è di un rosso rubino scarico, riflessi granato, al naso si nota subito la differenza. Ampio spettro di profumi, comprensibili sin da subito; si spazia dalle ciliege rosse, la frutta di bosco matura come lamponi e le more, un profumo di rose appassite, la nota speziata esce con quella di menta e quella di boisé. In bocca è strutturato, caldo, morbido. Fa notare subito il suo carattere, il tannino è ancora giustamente presente, una buona acidità, un vino con grande propensione all’invecchiamento, un bel finale lungo e persistente per un Barolo così giovane proprio non me l’aspettavo.

Dopo una degustazione di questo calibro, già pienamente soddisfatti, ci si dovrebbe dirigere verso casa, dopo una giornata di studio e lavoro e la levataccia mattutina per evitare il traffico meneghino, invece no, assolutamente.
Tra gli assaggi più sorprendenti posso mettere tranquillamente i due ottimi Barolo Cannubi e Terli 2015, anche in versione riserva 2013 di L’astemia pentita, azienda che mi ha incuriosito per il nome singolare, e di cui ho spesso letto e visto fotografie sui social network.
Anche Lano Gianluigi rientra nelle aziende da tenere d’occhio, soprattutto perché ho un paio di bottiglie a riposo in casa che aspettano solo di essere aperte.

Non conoscevo minimamente, e chiedo scusa per la mia mancanza, l’azienda F.lli Moscone; sono rimasto piacevolmente colpito dalla forma non convenzionale delle bottiglie della nuova linea, più simile ad una champagnotta che alla classica albeisa.

Un amico di vecchia data mi accoglie al superaffollato banco d’assaggio di Negro Angelo e Figli. Tra i produttori storici di questa zona, oltre 3 secoli di storia, personaggio di spicco dell’evento, mi fa assaggiare il Roero Riserva Ciabot San Giorgio Docg e il Barbaresco Basarin 2015. Da approfondire con più calma.

Stiamo parlando di prodotti molto giovani, che come sappiamo tutti, saranno in grado di evolvere in maniera eccelsa come solo alcuni vini sanno fare, merito della tradizione vinicola delle Langhe, del terreno unico al mondo e della fatica dei vignaioli che dedicano la vita a questi piccoli capolavori.

You may also like

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.