Si salvi chi può!

Capita quel giorno in cui in enoteca si presenta un avventore che è più di un semplice cliente perché ormai è diventato un amico. E per di più uno di quelli dai gusti difficili, tecnico degustatore e palato sopraffino.

Anche lui ha ceduto alla tentazione delle bollicine, del resto i primi raggi di sole preannunciano la primavera, e ordina per sé e per i suoi amici una bottiglia di spumante. Gli propongo un Franciacorta rosato, prodotto con il nobile pinot nero e una piccola percentuale di chardonnay, quanto basta per regalare profumo e ingentilire la beva. È un nuovo acquisto che va ad impreziosire gli scaffali, la cantina nota, una bottiglia ben conosciuta, ma l’amico non l’ha mai bevuta, anche se ovviamente ne ha sentito parlare.

Purtroppo la mia proposta non incontra i suoi gusti. E cosa fare ora? Mandare a casa un cliente insoddisfatto o farsi venire un’idea? Nel dubbio lo faccio parlare e cerco di capire i suoi gusti che ovviamente sono molto lontani dalle eleganti bollicine. Ecco che allora gli propongo qualche cosa di totalmente diverso da quello che aveva ordinato. Lo porto lontano geograficamente e agli antipodi nello spettro degustativo.

Lo teletrasporto in Alto Adige, a Termeno, dove c’è una storica cantina sociale. Qui quasi trecento piccoli coltivatori conferiscono le uve lavorate con la cura a la pazienza tipica dei piccoli produttori di montagna. Con dedizione il raccolto viene lavorato per dare vita a importanti vini che mantengono intatti i valori e i sapori della tradizione di questa regione. Scelgo per loro il vitigno rosso maggiormente identificativo della zona, ma con un importante affinamento, un vino di carattere, insomma.

In panciuti bicchieri verso un’abbondante dose di “Urban”, un lagrein riserva, vendemmia 2014, Cantina Tramin.

Ormai si è fatto tardi, siamo in chiusura, e posso tranquillamente condividere con lui e i suoi amici la bottiglia che sarà ovviamente “gentilmente offerta dalla casa”. Non so se ci stupisce più l’intenso colore rubino dagli eleganti riflessi violacei o il profumo dei frutti di bosco che si sprigiona nell’aria. Lo lasciamo riposare qualche minuto prima di degustarlo.

Portato il bicchiere alle labbra, il sapore dei frutti di bosco maturi – qualcuno li ha definiti anche marmellatosi – ben si armonizza con gli aromi di sottobosco, di erbe aromatiche, che lasciano piacevolmente il passo ai più complessi sentori di cacao e tabacco. Il tutto contornato da una nota tannica decisamente importante ma elegantissima e piacevolissima.

In men che non si dica, la bottiglia viene vuotata con l’entusiasmo di chi ha trovato il giusto vino per chiudere in allegria una serata tra amici e con il sornione compiacimento di chi ha brindato in modo poco convenzionale.

 

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