Erbaluce di Caluso Docg

L’ “Erbaluce di Caluso” detta anche semplicemente “Caluso” è una DOCG del Piemonte. Per avere la menzione DOCG in etichetta i vini devono essere prodotti con uve Erbaluce in purezza.

Il vitigno erbaluce deve essere coltivato in uno dei 37 comuni situati tra le due serre, quella di Ivrea e quella di Caluso, nella conca morenica canavesana. Qui i vigneti sono posti ad una altitudine compresa tra i 200 m/slm e i 500 m/slm e sono rivolti a Sud.

Il sistema di allevamento è la pergola canavesana (una pergola molto espansa) con una densità di circa mille ceppi per ettaro. La potatura è a tralci lunghi perché l’erbaluce non è produttiva sulle prime tre o quattro gemme. La resa è stabilita in 110 q/ha.

L’ “Erbaluce di Caluso” può essere prodotto nelle seguenti tipologie: “Erbaluce di Caluso”, “Erbaluce di Caluso” spumante, “Erbaluce di Caluso” passito e “Erbaluce di Caluso” passito riserva.

È possibile la menzione della vigna solo se questa ha una età di impianto superiore ai tre anni; in questo caso la resa è inferiore a quella stabilita e si riduce con l’abbassarsi dell’età della vigna.

Le operazioni di vinificazione e di invecchiamento – solo per la versione passito riserva – devono essere effettuate nell’ambito della zona di produzione. Le operazioni di spumantizzazione e del relativo imbottigliamento possono essere effettuate anche altrove, purché nell’ambito dell’intero territorio della regione Piemonte.

Analizziamo le singole tipologie: l’“Erbaluce di Caluso” ha un colore giallo paglierino; odore e sapore sono fini, freschi; il titolo alcolometrico volumico totale minimo è 11,00% Vol.; l’acidità totale minima è di 5,0 g/l.

L’ “Erbaluce di Caluso” spumante presenta una spuma fine e persistente; il colore è giallo paglierino; odore e sapore sono delicati, freschi e fruttati; il titolo alcolometrico totale minimo è 11,50% Vol.; l’acidità totale minima è 5,0 g/l; gli zuccheri residui naturali non devono superare i 12,0 g/l.  La versione spumante è prodotta secondo il metodo classico con la seconda fermentazione in bottiglia; la permanenza minima sui lieviti è di 15 mesi.

L’ “Erbaluce di Caluso” passito si presenta con un colore compreso tra il giallo oro e l’ambrato scuro; il titolo alcolometrico volumico è 17,00% Vol.; gli zuccheri residui sono 70,0 g/l; acidità totale minima è 5,0 g/l. Per la produzione della versione passito l’uva viene accuratamente selezionata nel momento della vendemmia e subito posta su graticci collocati in appositi locali ben areati. L’appassimento si deve protrarre fino a che sia raggiunto un grado zuccherino almeno del 29%. Successivamente il vino subisce un affinamento di 36 mesi a decorrere dal 1° novembre successivo alla vendemmia. L’immissione al consumo è consentita solo dopo il 1° novembre del 3° anno successivo alla vendemmia.

Per avere la menzione “riserva” in etichetta, il periodo di appassimento deve essere di almeno 48 mesi per cui l’immissione al consumo deve avvenire dopo il 1° novembre del 4° anno successivo alla vendemmia. Per questa tipologia è consentito anche l’invecchiamento in botte.

 

Per approfondimenti si rimanda al sito del Ministero delle Politiche Agricole nella sezione dedicata.

 

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
si gusta, si sorseggia e… se ne parla.

Edoardo VII (1841 – 1910)

Sfursat DOCG

La produzione dello Sfursat o Sforzato di Valtellina DOCG va dal comune di Ardenno al comune di Tirano. Qua il territorio è caratterizzato da montagne scoscese percorse da terrazzamenti sopra i quali dimorano i vigneti che, come nella produzione di Valtellina Superiore DOCG e Rosso di Valtellina DOC, costringono a una lavorazione prettamente manuale.

Il disciplinare prevede che venga usata Chiavennasca (Nebbiolo) dal 90 al 100%, per il restante 10% sono ammessi vitigni autoctoni della zona come Pignola, Rossola, Prugnola e internazionali quali Pinot Nero e Merlot. Per la produzione vengono utilizzate parte delle uve destinate al Valtellina Superiore, selezionate però nelle annate migliori, ovvero quando raggiungono il grado zuccherino ideale.

Per la vinificazione le uve vengono fatte appassire su graticci per poi passare alla pigiatura e alla fermentazione del mosto a contatto con le bucce per tempi variabili. L’invecchiamento decorre dal 1°aprile dell’anno successivo alla vendemmia e si protrae per minimo 20 mesi, 12 dei quali in botti di legno.

Nel calice sarà rosso vivo tendente al granato con l’invecchiamento; al naso si riconoscono sentori eterei dovuti alle uve appassite o di prugna secca; in bocca di corpo, caldo, asciutto e vellutato con spiccata nota aromatica dovuta all’appassimento.

Gli abbinamenti consigliati sono con carni rosse o selvaggina da pelo con lunga cottura, nelle bottiglie dove è maggiore il residuo zuccherino ben riuscito sarà l’abbinamento con formaggi saporiti e dalla lunga stagionatura. Considerato anche “vino da meditazione” si potrà apprezzare bevuto in solitaria.

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Valtellina Superiore DOCG

L’area di produzione del Valtellina Superiore va da Ardenno a Tirano in provincia di Sondrio.

La zona è caratterizzata da elevate pendenze che hanno reso necessaria la costruzione di muri a secco per la coltivazione della vite e la lavorazione manuale della stessa.

L’esposizione solare, paragonabile a regioni poste più a sud, la protezione delle Alpi Retiche e le lievi brezze rendono la Valtellina eccellente per la produzione di vini di qualità.

L’uvaggio è composto per il 90% da Chiavennasca (versione locale del Nebbiolo), il restante 10% può essere da altri vitigni a bacca rossa consentiti dal disciplinare.

L’invecchiamento previsto è di 24 mesi di cui 12 in botti di legno per la versione base, di 36 mesi per la versione riserva, a partire dal primo dicembre dell’anno della vendemmia, i vini ottenuti devono avere una percentuale di alcol in volume del 12% minimo.

È prevista la menzione in etichetta delle 5 sottozone della Valtellina: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno, Valgella, ognuna delle quali conferisce peculiarità differenti ai vini.

Il vino si presenta rosso rubino intenso tendente al granato, al naso note di nocciola, tabacco, ciliegie sotto spirito, confettura di lamponi, cuoio a seconda dell’invecchiamento. In bocca è elegante, austero, leggermente tannico, fresco, sapido e persistente.

Si abbina a piatti della tradizione valtellinese come pizzoccheri e sciatt, primi piatti riccamente conditi, secondi piatti di carni rosse con lunga cottura, formaggi stagionati.

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Cruasè

Cruasè è la denominazione creata nel 2009 dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò per identificare la versione rosata dell’Oltrepo’ Pavese Metodo Classico DOCG.

Il nome del marchio nasce dalla fusione tra “cru” (selezione) e “rosé” (come il mosto rosa da cui nasce).

Per la produzione di questo spumante Metodo Classico vengono utilizzate uve Pinot Nero coltivate tra i 200 e i 550 m/slm. I vigneti hanno esposizione Est/Ovest. La zona di produzione delle uve e la loro lavorazione, fino alla commercializzazione, deve essere situata entro i confini dell’Oltrepò pavese.

Il Cruasè è prodotto con uve Pinot Nero in purezza, e comunque in quantità non inferiore all’85%.

Lo spumante rimane sui lieviti per almeno 15 mesi e affina in bottiglia per un minimo di altri tre mesi dopo la sboccatura.

Il Cruasè può essere bevuto giovane ma ha potenziali per l’invecchiamento.

Il volume alcolimetrico minimo deve essere 12%.

Per il disciplinare completo si rimanda a questo link.

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Edoardo VII (1841 – 1910)

Barbaresco DOCG

Il disciplinare prevede che il Barbaresco venga prodotto in tre comuni in provincia di Cuneo: Barbaresco, Neive, Treiso e in parte il comune di S.Rocco.

Il nome deriva da Barbarica Silva, i boschi che i romani estirparono per poter coltivarli a vite.

La sua vera affermazione è attribuibile a Domizio Cavazza un giovane agronomo che, verso fine ‘800, perseguì lo scopo di creare un “vino nobile per la gente comune”. Fondamentale fu la fondazione della Cantina Sociale di Barbaresco nel 1894 che determinò la differenziazione del vino (già con una struttura più elegante e meno potente) dal vicino Barolo a partire dall’etichetta.

Il territorio è caratterizzato dalle famose terre bianche, i terreni sono prevalentemente calcarei, argillosi, ricchi di sali minerali.

Da uve Nebbiolo 100%, la versione base affina per 26 mesi di cui 9 in legno per essere immessa al consumo il terzo anno successivo alla vendemmia.

Per la versione riserva sono necessari 50 mesi di cui 9 in legno, per essere immessa al consumo il quinto anno dopo la vendemmia.

Il Barbaresco fu tra le prime DOC nel 1966 per diventare DOCG nel 1980.

Si abbina ad arrosti, bollito misto, selvaggina e formaggi stagionati.

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Romagna Albana DOCG

L’Albana di Romagna DOCG è stata la prima docg italiana avente come base un vitigno a bacca bianca.

Concorrono alla sua formazione le omonime uve che devono essere coltivate nei comuni di Castrocaro-Terra del Sole, Forlì, Forlimpopoli, Meldola, Bertinoro, Cesena, Montiano, Roncofreddo, Savignano sul Rubicone, Longiano.

La resa massima delle uve è stabilita in 100 ql/ha.

L’Albana di Romagna DOCG prevede numerose tipologie: secco, amabile, dolce, passito e passito riserva.

Le prime tre versioni prevedono una gradazione alcolica di 12-12.5%, con un residuo zuccherino da svolgere compreso tra i 12 e i 30 mg/l per la versione amabile, e tra i 24 e gli 80 mg/l per la versione dolce.

L’Albana di Romagna DOCG Passito è invece un vino complesso, noto per il suo colore giallo dorato con riflessi ambrati; i sapori sono vellutati ed è piacevolmente amabile. Il titolo alcolimetrico è pari al 17%vol, di cui almeno il 12.5% vol. svolto. Della versione Passito, vi è anche la Riserva che propone percezioni olfattive di frutta e di muffa nobile.

Per produrre la versione Passito e Passito Riserva, le uve vengono poste in essiccatoi ventilati e fatte appassire fino al 30 marzo dell’anno successivo a quello della vendemmia. Vinificazione, conservazione e affinamento posso avvenire in botti di legno.

Per la versione Passito Riserva si usano uve appassite in pianta e attaccate dalla muffa nobile.

Il Passito non può essere messo in commercio prima del 1° settembre dell’anno successivo a quello della vendemmia; il Passito Riserva può essere commercializzato solo dopo il 1° dicembre dell’anno successivo a quello della vendemmia.

Per tutte le tipologie di Albana di Romagna DOCG deve essere indicata in etichetta l’anno della vendemmia e la dicitura “secco”, “amabile”, “passito” e “passito riserva”.

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Edoardo VII (1841 – 1910)

Brunello di Montalcino DOCG

Il Brunello è certamente uno dei vini italiani più conosciuti al mondo. Il suo nome pare che derivi proprio dal fatto che le uve  sangiovese  vinificate in purezza assumono un colore particolarmente scuro.

La storia di questo vino data già dal 1800 quando i conti Biondi-Santi si posero in controtendenza rispetto alla moda di allora e decisero di produrre un vino utilizzando unicamente le uve sangiovese.

Dal 1980 la produzione di Brunello è regolamentata da un ferreo disciplinare che prevede che la coltivazione delle uve e tutte le operazioni di cantina siano svolte nel comune di Montalcino, in Provincia di Siena.

Addentrandoci più nello specifico, troviamo che la resa non deve superare gli 80 quintali per ettaro.

Il raccolto viene quindi portato nella cantina per la vinificazione al termine della quale il vino subisce un periodo di invecchiamento di cinque anni, dei quali almeno due in botti di rovere, trascorso il quale viene imbottigliato per il successivo affinamento. Può forgiarsi anche della menzione “riserva” se il periodo di invecchiamento supera i sei anni.

Aprendo la bottiglia ci troviamo di fronte un vino dal rosso rubino intenso con riflessi granata tanto più importanti quanto più invecchiato è il vino.

Il profumi ci ricordano la frutta matura, le spezie e la vaniglia. E’ sicuramente un vino asciutto e tannico, di grande corpo, che ben si accompagna con le carni rosse e la selvaggina; molto equilibrato risulta essere anche l’accompagnamento con i formaggi stagionati e in particolare con il pecorino toscano.

 

 

 

 

 

 

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
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Edoardo VII (1841 – 1910)