Il Palmento Siciliano

Con il termine Palmento, in Sicilia, si indica il locale di pigiatura e vinificazione dell’uva.
Costruiti in pietra lavica, i palmenti erano strutturati su diversi livelli, in modo tale da poter utilizzare la forza di gravità per i processi di vinificazione; al piano superiore l’uva veniva portata dagli operai e successivamente pigiata in una vasca di pietra detta pista, per poi defluire in una seconda vasca, detta tina, situata ad un livello piu basso.
Qui avveniva la fermentazione alcolica con bucce e raspi, che poteva durare anche una settimana, oppure si travasava direttamente in botte ottenendo  un vino rosso scarico, quasi rosato.
Dopo la svinatura della tina, il mosto in fermentazione veniva fatto defluire in altre vasche posizionate sotto la tina, dette ricevituri, oppure direttamente nelle botti di castagno collocate in un altra stanza sotto al palmento, chiamata ispensa.

Nella dispensa si trovavano i cosiddetti tinelli torcifezza in castagno che con un apposita struttura di legno e corde servivano a filtrare le fecce prodotte con i travasi del vino. Si mettevano le fecce in un sacco di juta,legato ad un bastone , cruci, che si appendeva all’interno del tinello, in modo che, con il defluire del vino, questo diventava sempre più pesante e pressava ulteriormente la feccia dentro al sacco.
Le botti di castagno erano di svariate misure. La botte media era di 6-8000 litri.
Oggi è ancora possibile trovare alcuni anziani viticoltori che utilizzano i vecchi palmenti per vinificare le proprie uve ad uso familiare.

Testo, con modifiche, tratto da “Etna. I vini del Vulcano”, di Salvo Foti.