Il sovescio

Di sovescio si parla sempre più diffusamente anche in enologia, quindi vale la pena soffermarsi qualche momento e capire di che cosa si tratta.

Il sovescio è una pratica agronomica che consiste nella semina e coltivazione di leguminose e graminacee accanto alla coltivazione principale.

Una delle sue finalità è quella di arricchire naturalmente il terreno di sostanze nutritive che sono poi cedute alla vite. Di fatto le leguminose e le graminacee fungono da concime in quanto forniscono al terreno azoto e sali minerali che risultano, con questo sistema, più facilmente disponibili per la pianta anche a temperature basse.

Inoltre, le leguminose hanno generalmente radici profonde e pertanto sono in grado di garantire al terreno una struttura conveniente. Con l’impiego in aggiunta delle graminacee viene conservata strutturalmente bene anche la parte più superficiale, in quanto queste ultime sono dotate di radici più corte e più fini.

Oltre a questo, la combinazione dei due impianti radicali e la presenza di vegetazione fuori terra riduce il rischio della formazione di “ruscelli” in caso di piogge abbondanti, soprattutto dove la pendenza collinare è maggiore. Questi rivoli, in modo particolare dove il suolo risulta maggiormente drenante, tendono a sottrarre al terreno le sostanze organiche che inevitabilmente vengono trascinate a valle.

La presenza di importanti zone coltivate a sovescio consente anche la creazione di un habitat favorevole alla presenza di insetti utili al mantenimento di un ecosistema valido. Le api ad esempio trovano in abbondanza nutrimento così come altri insetti utili in viticoltura.

Il sovescio rende invece il terreno inospitale per alcune erbe infestanti che non riescono a crescere per mancanza di sostanze nutritive.

Ovviamente esistono molteplici combinazioni di leguminose e graminacee e di conseguenza diverso è anche l’apporto di sali minerali e di sostanze nutritive cedute alla vite. Importantissima è quindi la loro scelta in quanto influisce direttamente sulle caratteristiche organolettiche dell’uva e in ultima analisi anche in quelle del vino.

Generalmente la semina del mix scelto avviene dopo la vendemmia,quando il terreno dissodato è preparato per l’inverno; inoltre per consentire una corretta e agevole cura della vite, la semina avviene a filari alterni. È da valutare con molta attenzione il periodo di semina delle leguminose e delle graminacee perché queste devono arrivare a completa maturazione prima che la vite sia in fase di fioritura e germogliamento.

In primavera il sovescio viene tagliato e interrato ad una profondità di una ventina di centimetri, prestando molta attenzione alla sua qualità: se le erbe risultano troppo secche, il loro apporto nutritivo è limitato, se al contrario sono bagnate, potrebbero originarsi cattive e dannose fermentazioni.

Numerosi e importanti sono i benefici che questo intervento dona alla vite e, più in generale, all’intero eco-sistema. Ed è proprio per un sempre maggior rispetto della natura che pratiche agricole come questa stanno ora rivivendo una seconda gioventù.

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
si gusta, si sorseggia e… se ne parla.

Edoardo VII (1841 – 1910)