L’alberello di Pantelleria

C’è da essere fieri di questo sistema di coltivazione: è stata la prima pratica agricola a diventare patrimonio dell’Unesco nel 2014.

Tramandata dai Fenici e “brevettata” dall’ingegno dei contadini dell’isola per i quali l’agricoltura era una delle prime fonti di sostentamento.  A Pantelleria i venti sferzanti non lasciano scampo, il sole scalda le piante ma la siccità rischia di togliere loro il nutrimento di cui hanno bisogno, i terreni sono impervi e le coltivazioni sorgono spesso su terrazzamenti.

La vite coltivata ad alberello, a differenza degli altri sistemi di allevamento, è una pianta a sé stante che non deve condividere il nutrimento con nessuno. Lo sviluppo contenuto è dovuto alla potatura corta che permette un minor utilizzo delle già limitate risorse di nutrimento e acqua. 

Piantata al di sotto del livello del terreno, dentro delle buche profonde circa 20 centimetri, per far sì che rimanga protetta dal vento e nutrita dall’umidità notturna, i rami sono potati in orizzontale in modo tale che siano il più possibile bassi e vicini al terreno. E quando le foglie crescono danno il loro contributo facendo ombra alla pianta, tenendola umida e protetta.

Un tipo di coltivazione che richiede cure e altrettanta fatica, rendendo la vite, come ogni prodotto della natura di Pantelleria, prezioso e con gran merito riconosciuto in tutto il mondo.

 

*immagine dal web

Bevo per scrivere… o scrivo per bere?