Negroamaro

Il Negoamaro è sicuramente il vitigno più diffuso in Puglia e non se ne ravvisa la coltivazione al di fuori dei confini di questa regione.

Il nome stesso di questo vitigno ne delinea le caratteristiche; nero, ossia dal colore scuro, e amaro, caratterizzato dalla presenza di importanti tannini. Qualcuno, invece, riconduce la parola “amaro” a “mavro” che nel dialetto antico locale significava “nero”: nero-nero, quindi.

Delle origini di questo vitigno non si hanno notizie certe; compare infatti per la prima volta nel corso dell’Ottocento e in riferimento ad una varietà di uva dall’acino molto scuro e dalla polpa amara diffuso nel Sud Italia, ben oltre i confini della penisola salentina.

Attualmente la sua produzione è circoscritta alle provincie di Lecce e Brindisi.

Il grappolo ha dimensioni medie e di forma conica; è serrato e privo di ali. L’acino dalla buccia di colore nero-viola è di media grandezza. Viene vendemmiato generalmente alla fine di settembre.

Concorre alla formazione di numerose DOC pugliesi.

Il Negroamaro vinificato in rosso dà vita a vini dal colore rosso rubino quasi impenetrabile.  Al naso presenta profumi di ciliegia sotto spirito e frutti rossi; sono percepibili anche note di cuoio e di spezie. Molto presenti sono i tannini che insieme all’alcolicità rendono questo vino corposo nel suo ingresso in bocca.

Buoni risultati sono ottenuti anche dalla vinificazione in rosato: il colore ci ricorda quello della buccia della cipolla e al naso ritroviamo gli aromi di frutta rossa fresca. In bocca è certamente un vino di struttura con una buona freschezza.

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
si gusta, si sorseggia e… se ne parla.

Edoardo VII (1841 – 1910)