La tris di Fornovo

No, non stiamo parlando di cavalli e corse equine. Stiamo parlando di vini e delle nostre selezioni effettuate alla rassegna enogastronomica “Vini di vignaioli” svoltasi, come ogni anno, nella prima settimana di novembre a Fornovo di Taro.

Abbiamo visitato questa diciassettesima edizione del vino artigianale cercando di farci largo tra la folla per degustare i prodotti delle aziende presenti. Ovviamente non era possibile assaggiarli tutti, quindi ci siamo affidati al caso. Alla fine sono tre i vini che ci hanno colpito maggiormente.

Rosissima 2017, Azienda vinicola Montesissa Emilio.

Situata a Carpaneto Piacentino, l’azienda produce questo rosato di uve barbera (60%) e bonarda (40%) ottenuto da vigne di circa 50 anni poste a circa 300 metri s.l.m. su un terreno argilloso e sabbioso.

Ottenuto con la tecnica del “salasso”, viene imbottigliato senza essere filtrato e completa in bottiglia la fermentazione degli zuccheri residui della prima vinificazione, divenendo leggermente frizzante.
Presenta un colore buccia di cipolla, ottenuta con solo un’ora di macerazione sulle bucce.
Al naso si notano subito sentori di frutta rossa e di sottobosco (fragola e lampone), poi aromi erbacei e vegetali (pomodoro). Al palato l’acidità è sostenuta, è leggermente sapido con un corpo leggero e delicato, confermando le note olfattive. Lunga persistenza retro olfattiva dove il vino diventa sempre più armonico perdendo leggermente le freschezze iniziali per diventare più avvolgente e gradevole.

Dannato 2012, Piccola azienda vinicola Redondel.

Paolo Zanini, vignaiolo con grandissima passione, ha creato un teroldego rotaliano in purezza ottenuto da uve coltivate nella piana trentina di Mezzolombardo. Le uve provengono da cinque appezzamenti di età diverse e vengono vinificate separatamente, assemblandole successivamente.
Il risultato finale è veramente notevole, conseguito dopo un anno di affinamento in bottiglia.
L’occhio rimane colpito dal colore rosso rubino carico, nell’olfatto si avvertono inizialmente sentori di frutta rossa polposa (amarena, prugna) per poi virare sugli aromi terziari (legno, cuoio, tabacco e liquirizia). Il tutto completato da spezie (pepe nero) e sentori balsamici.
In bocca l’entrata è morbida, rotonda e avvolgente. Il corpo è caldo, poderoso e spinto da una vigorosa acidità mentre i tannini sono mediamente pungenti. Si confermano i profumi avvertiti all’olfatto con una lunghissima persistenza retro-olfattiva piacevole e leggermente amarognola. Particolare il nome, conferito dalla moglie di Paolo Zanini, successivo ad uno sfogo del marito a fronte degli sforzi compiuti per promuovere il suo vino (“Dannato Teroldego!”)

Foglio 11 2014, Fattoria Calcabrina.

Angelo Calcabrina, titolare della omonima azienda agricola, ci ha deliziato con il suo Foglio 11, un sagrantino in purezza, ottenuto sulle colline umbre adiacenti a Montefalco. Un vino biologico dalla bottiglia non convenzionale ed elegante. Le sue vigne, poste a 400 metri s.l.m., producono uve profumate che danno un vino eccellente.

Alla vista si nota un colore rosso rubino molto carico. Al naso si avvertono sentori di frutti di bosco e macchia mediterranea, dove predominano aromi di frutta rossa sciroppata, marasca sotto spirito e lampone. Successivamente si avvertono profumi floreali di rosa associati da note di vaniglia, dovute all’affinamento in botte grande.
In bocca l’entrata è potente con i tannini alquanto spigolosi. L’acidità iniziale è sostenuta ma tende ad affievolirsi lentamente e nel bicchiere, con il passare del tempo, il vino evolve lentamente risultando più dolce, morbido, rotondo, equilibrato. Emergono profumi speziati di pepe nero e balsamici di cannella e chiodi di garofano; completano il bouquet note di vaniglia, legno, pelle animale e legno.

Il finale è pieno, corposo, lungo e persistente. Un vino eccellente che risulta per nulla alcolico nonostante i suoi 15 gradi, arrotondati per difetto dal produttore.

Un’occasione per ritornare ad assaggiare Foglio 11 sarà alla prossima edizione de “La terra trema – Fiera Feroce” in programmazione a Milano il prossimo 29 e 30 novembre.

Degustazione alla cieca: un torneo a colpi di bicchiere

Quasi per scommessa mi sono iscritta ad un round di un torneo di degustazione alla cieca organizzato da Fisar Milano.

Ero sì reduce da un consistente ripasso di ampelografia ma mi sono accostata alla serata completamente impreparata, e di questo ero perfettamente consapevole, ma comunque ben disposta a dare il meglio di me.

Ne è uscita una serata molto divertente: tutti i concorrenti, quelli seri per intenderci, hanno analizzato con molta tecnica e competenza i vini scaraffati e giocoforza anch’io mi sono prodigata nell’analisi sensoriale di ciascun assaggio. Ho portato a casa un misero ultimo posto e la consapevolezza che ho bisogno di fare tanta altra strada nel mondo del vino.

La serata si è svolta presso l’enoteca Hic di via Spallanzani a Milano e attorno al tavolo eravamo seduti in 12, metà assidui partecipanti al torneo, gli altri, tra i quali mi ci metto pure io, semplici curiosi.

Qualche giorno prima ci era stato fornito un elenco di venti etichette delle quali si sapeva solo il nome del produttore e il vitigno, nella fattispecie rossi d’Italia. In caraffe numerate ci sono state servite le cinque bottiglie selezionate dalla lista che ci era stata fornita. Noi concorrenti dovevamo indovinare vitigno, regione di produzione, classificazione, anno di vendemmia e infine gradazione alcolica.

Facile no? No, per niente.

Prendo ad esempio il quarto assaggio proposto.

Questo vino ha sfoggiato un bellissimo color porpora molto carico, con riflessi violacei, forse tipici di un vino giovane. Al naso sono risultati predominanti gli aromi terziari e la speziatura. In bocca, infine, si è fatto notare per la spiccata acidità e per gli importanti tannini. Certamente un vino ben strutturato, di carattere, si potrebbe dire.

Difficile, almeno per me, anche solo collocarlo territorialmente. Non mi ricordo neppure che cosa ho indicato.

Di fatto era “Altaguardia”, Forti del Vento, Albarossa, Piemonte Doc, vendemmia 2013, 13%.

Forti del Vento è un’azienda che si è convertita all’agricoltura biodinamica, ossia ha completamente abolito fertilizzanti e pesticidi di origine chimica che sono stati sostituiti dall’uso del compost, dalla rotazione delle colture, da pesticidi a base di sostanze minerali. Rispetto del territorio e stagionalità, fasi lunari comprese, sono la filosofia aziendale.

In cantina vasche d’acciaio, botti di legno e anfore lavorano a stretto contatto le une con le altre. Anche nella fase della lavorazione del vino l’intervento della mano dell’uomo è ridotto al minimo. È il mosto, e poi il vino, che detta i tempi della permanenza sulle bucce, dei travasi, della filtrazione. Il costante controllo delle temperature permette che i lieviti indigeni svolgano in maniera egregia il loro difficile compito.

Da chi lavora in questa maniera non ci si poteva aspettare niente di diverso: un ottimo prodotto, pulito, dall’ampio spettro aromatico e dal perfetto equilibrio. Un grande vino che da oggi occuperà un posto d’onore nella mia cantina.