ABRUZZO FESTIVAL!

Alla scoperta dei vini biologici Abruzzesi, Cantina The Vinum:
•Cococciola Abruzzo Doc 2018 BIO
•Cerasuolo d’Abruzzo Dop 2018 BIO
•Montepulciano d’Abruzzo Doc 2018 BIO

Abbinamenti in assaggio.
25 € a persona

Concorso finale, in palio una delle 3 bottiglie della serata.

LIVE WINE 2019

Torna LIVE WINE, il Salone Internazionale del Vino Artigianale, il più grande evento sul vino artigianale a Milano.

Domenica 3 marzo, ore 10-20
Lunedì 4 marzo, ore 10-18

La grande mostra-mercato, rivolta ai professionisti del settore e al grande pubblico, porta a Milano oltre 100 produttori italiani ed esteri di vino naturale e artigianale.

Elenco produttori partecipanti:
http://livewine.it/web/lista-partecipanti-2019/

Il salone prevede anche:
► un’area dedicata al cibo artigianale;
► degustazioni guidate (su prenotazione);
► dal 2 al 5 marzo, LIVE WINE NIGHT: eventi serali con i produttori nelle enoteche della città (programma in costruzione).

Biglietti online:
https://livewine.midaticket.it/

La tris di Fornovo

No, non stiamo parlando di cavalli e corse equine. Stiamo parlando di vini e delle nostre selezioni effettuate alla rassegna enogastronomica “Vini di vignaioli” svoltasi, come ogni anno, nella prima settimana di novembre a Fornovo di Taro.

Abbiamo visitato questa diciassettesima edizione del vino artigianale cercando di farci largo tra la folla per degustare i prodotti delle aziende presenti. Ovviamente non era possibile assaggiarli tutti, quindi ci siamo affidati al caso. Alla fine sono tre i vini che ci hanno colpito maggiormente.

Rosissima 2017, Azienda vinicola Montesissa Emilio.

Situata a Carpaneto Piacentino, l’azienda produce questo rosato di uve barbera (60%) e bonarda (40%) ottenuto da vigne di circa 50 anni poste a circa 300 metri s.l.m. su un terreno argilloso e sabbioso.

Ottenuto con la tecnica del “salasso”, viene imbottigliato senza essere filtrato e completa in bottiglia la fermentazione degli zuccheri residui della prima vinificazione, divenendo leggermente frizzante.
Presenta un colore buccia di cipolla, ottenuta con solo un’ora di macerazione sulle bucce.
Al naso si notano subito sentori di frutta rossa e di sottobosco (fragola e lampone), poi aromi erbacei e vegetali (pomodoro). Al palato l’acidità è sostenuta, è leggermente sapido con un corpo leggero e delicato, confermando le note olfattive. Lunga persistenza retro olfattiva dove il vino diventa sempre più armonico perdendo leggermente le freschezze iniziali per diventare più avvolgente e gradevole.

Dannato 2012, Piccola azienda vinicola Redondel.

Paolo Zanini, vignaiolo con grandissima passione, ha creato un teroldego rotaliano in purezza ottenuto da uve coltivate nella piana trentina di Mezzolombardo. Le uve provengono da cinque appezzamenti di età diverse e vengono vinificate separatamente, assemblandole successivamente.
Il risultato finale è veramente notevole, conseguito dopo un anno di affinamento in bottiglia.
L’occhio rimane colpito dal colore rosso rubino carico, nell’olfatto si avvertono inizialmente sentori di frutta rossa polposa (amarena, prugna) per poi virare sugli aromi terziari (legno, cuoio, tabacco e liquirizia). Il tutto completato da spezie (pepe nero) e sentori balsamici.
In bocca l’entrata è morbida, rotonda e avvolgente. Il corpo è caldo, poderoso e spinto da una vigorosa acidità mentre i tannini sono mediamente pungenti. Si confermano i profumi avvertiti all’olfatto con una lunghissima persistenza retro-olfattiva piacevole e leggermente amarognola. Particolare il nome, conferito dalla moglie di Paolo Zanini, successivo ad uno sfogo del marito a fronte degli sforzi compiuti per promuovere il suo vino (“Dannato Teroldego!”)

Foglio 11 2014, Fattoria Calcabrina.

Angelo Calcabrina, titolare della omonima azienda agricola, ci ha deliziato con il suo Foglio 11, un sagrantino in purezza, ottenuto sulle colline umbre adiacenti a Montefalco. Un vino biologico dalla bottiglia non convenzionale ed elegante. Le sue vigne, poste a 400 metri s.l.m., producono uve profumate che danno un vino eccellente.

Alla vista si nota un colore rosso rubino molto carico. Al naso si avvertono sentori di frutti di bosco e macchia mediterranea, dove predominano aromi di frutta rossa sciroppata, marasca sotto spirito e lampone. Successivamente si avvertono profumi floreali di rosa associati da note di vaniglia, dovute all’affinamento in botte grande.
In bocca l’entrata è potente con i tannini alquanto spigolosi. L’acidità iniziale è sostenuta ma tende ad affievolirsi lentamente e nel bicchiere, con il passare del tempo, il vino evolve lentamente risultando più dolce, morbido, rotondo, equilibrato. Emergono profumi speziati di pepe nero e balsamici di cannella e chiodi di garofano; completano il bouquet note di vaniglia, legno, pelle animale e legno.

Il finale è pieno, corposo, lungo e persistente. Un vino eccellente che risulta per nulla alcolico nonostante i suoi 15 gradi, arrotondati per difetto dal produttore.

Un’occasione per ritornare ad assaggiare Foglio 11 sarà alla prossima edizione de “La terra trema – Fiera Feroce” in programmazione a Milano il prossimo 29 e 30 novembre.

Se son Rosè!

Cosa c’è di meglio di una bella degustazione per salutarsi prima della vacanze estive?in rosa?
Ultimo evento pre-vacanziero, per farvi scoprire perchè i vini rosè stanno guadagnando finalmente il giusto successo specialmente nei mesi caldi.
In degustazione ci saranno due bollicine rosè e due vini rosati fermi, accompagnati come sempre dall’ottimo buffet del Ristorante Tiraboschi 6.

In degustazione:
– L’ASTORE ROSE’ BRUT – Metodo Charmat lungo, 6 mesi in autoclave, da uve 100% Susumaniello – L’Astore Masseria Puglia.
– PINOT NERO M.C. 2014 – 36 mesi sui lieviti, Metodo Classico da uve 100% Pinot Nero – Bruno Verdi Lombardia.
– IL FURTIVO Rosè – biologico 2017, da uve 100% Sangiovese – Querceto di Castellina Toscana.
– CIRO’ ROSATO biologico 2017 – da uve 100% Gaglioppo – Az. Agr. Scala Calabria.

Prezzo dell’intera degustazione + open buffet: 28€ a persona.
Prenotazione obbligatoria, anche via mail: info@vinity.it

Cin cin!

Corso di degustazione Prosecchi e Cucina Biologica

Il 28 giugno 2018 il Ristorante Bioriso presso Eco Hotel La Residenza organizza una serata dedicata alla conoscenza delle rinomate bollicine biologiche della Cantina Perlage Winery e dei risotti da agricoltura biodinamica.

Il Programma del Corso di Degustazione
Ore 19.30 Inizio del Corso
Il Benvenuto con Fute di prosecco Biologico Perlage
Ore 20.00 Introduzione al corso e presentazioni
Ore 20.45 Inizio del corso
Teoria
• Introduzione al biologico e certificazioni
• Certificazione biologica tra verità e bugie
• Cos’è un vino biologico, biodinamico e vegano
• Prosecco e spumante: dall’Extra Dry al Brut
• Tecnica Degustativa: esame visivo, olfattivo e gustativo
• Risotto Biologico: tecniche di preparazione
Pratica
I calici saranno accompagnati da risotti biologici e da un dessert.
• 4 Vini della pregiata Cantina Perlage

Ore 22.30 Termine del corso

Si richiede prenotazione anticipata.
€ 38,90 per partecipante
Prenota online o direttamente presso Eco Hotel La Residenza e Ristorante Bioriso

Schivo e generoso come un Rossese

È vero, noi liguri siamo schivi e ci teniamo le cose buone per noi, timorosi nel concederle agli altri.

Ma oggi mi sento generosa e racconterò di un vino da bere quando ha pochi anni di vita ma anche quando si evolve nel tempo. Da abbinare a piatti semplici o a quelli più complessi della tradizione; alla carne e al pesce. Un vino che si fa attendere, è schivo sì, ma generoso.

Racchiude tutta la Liguria in un sorso.

Siamo a ponente tra la Val Nervia e la Valle Crosia dove, tra i 300 e i 600 metri di altitudine, cresce il Rossese. Vitigno autoctono abbandonato e poi riscoperto, anche grazie allo zampino di Luigi Veronelli che con il suo sguardo lungo aveva capito tutto. Anche in questa parte di Liguria la viticoltura non è sempre facile, spesso le viti sono coltivate ad alberello e sorgono su terrazzamenti. Ma quel clima unico che rinfresca da nord e giova delle brezze marine ricompensa della fatica.

In tavola il Testalonga, Rossese di Dolceacqua doc 2015, di Antonio Perrino. Produttore da 50 anni. Biologico ancora prima che il biologico esistesse. Un ettaro di vigna coltivato a Rossese e Vermentino di cui produce una versione a testa. Trattamenti con zolfo in polvere, uve pigiate (c’è chi dice con i piedi) con raspi annessi, fermentazioni non controllate e sosta di minimo un anno in botti da 500 l.

Tipico del vitigno il rosso rubino scarico, al naso è salmastro, con lieve spezia di pepe, mandorla amara e le solite note di frutta rossa di bosco stavolta macerata.

Ma quello che più amo di questo vino, è che rivela la sua natura in bocca. Non ci si sottrae all’impatto speziato di cannella, chiodi di garofano, incenso. Anche i profumi diventano masticabili. È un po’ piccante in entrata e caldo in gola. Sapidità e freschezza si bilanciano, il tannino è ruvido ma in evoluzione, si fa ricordare sul finale, per lasciare lentamente il posto al frutto.

Con semplicità l’ho abbinato a un classico della cucina casalinga: il polpettone di carne, fatto con manzo e suino, Parmigiano Reggiano e pecorino romano nell’impasto, profumato di menta e alloro. E l’intesa è scattata.

Che ci volete fare? Siamo fatti cosi. Ma la nostra terra è generosa e così lo sono i nostri frutti, per chi avrà il cuore e la curiosità di scoprirli.

Santa Giuletta, protettrice degli eno-artigiani.

Domenica mattina di inizio marzo, una pioggia copiosa scende dal cielo. Con questo tempo si preferirebbe stare in un caldo letto a dormire.

Stefano Milanesi non ci riesce. E’ già in piedi nella vigna a controllare le sue viti, ancora spoglie. Nella collina pavese c’è così tanto da fare. Un amore per la vigna nato seguendo le orme del padre e del nonno, nell’azienda agricola di famiglia, e così grande da accogliere gli studenti dei suoi corsi o appassionati come me, curiosi di conoscere le realtà vinicole a pochi chilometri dalla grande città.

Santa Giuletta è a solo un’ora di macchina dalla metropoli. Nei pressi dell’arrivo, i cartelli che indicano l’Azienda Agricola Stefano Milanesi presentano una dicitura che lo descrive con un aggettivo che trovo molto appropriato: eno-artigiano.

Perché l’istrionico Stefano Milanesi è un vero artigiano, passionale, esperto, meticoloso. Ci accoglie, con il suo fare burbero ma bonario. Scherza e ironizza molto, ma quando c’è da parlare sul vino sale in cattedra e la sua voce modella le sue parole ed il suo discorso come un docente universitario sa fare.

La sua cantina è essenziale, per certi versi anche caotica, perchè lo spazio è esiguo. Mostra un attività sempre in fermento, come il vino posto nei vari recipienti presenti.

Ci parla della sua azienda, situata nell’Oltrepò Pavese a 20 chilometri dal piacentino e ad altrettanti chilometri dall’alessandrino. Situata nella prima fascia collinare, a circa 250 metri sul livello del mare, il sottosuolo è composto da un soffice strato di limo che copre uno strato sottostante di arenaria e tufo. Un terreno che drena le precipitazioni piovose in maniera ottimale. I suoi vigneti, 13 ettari esposti da sud-est a sud-ovest, sono lambiti dalla corrente proveniente dal golfo del Tigullio che asciuga le sue coltivazioni.

Ha scelto la via del naturale ed ha sposato i dettami della agricoltura biologica. Non per convenienza ma perchè ci crede.

Da più di dieci anni tratta tutte le vigne rispettando le leggi della natura, assecondandola e non forzandola. Le sue pratiche sono per una viticoltura a favore della vite e del vino. Senza usare diserbanti chimici e utilizzando i resti di potatura come sostanze organiche per il terreno. I sistemi di allevamento usati sono il Guyot o cordone speronato. La vendemmia è eseguita manualmente, ogni grappolo viene selezionato e la vinificazione utilizza lieviti indigeni presenti in natura, senza nessun trattamento.

I vitigni coltivati sono diversi. Spicca il  Pinot Nero, re incontrastato nell’Oltrepò Pavese, ma c’e spazio anche per Riesling Italico, Cortese, Sauvignon Blanc,  Barbera, Uva Rara, Croatina, Cabernet Sauvignon.

Con questi vitigni, Stefano Milanesi produce degli ottimi risultati. Con degli aromi molto particolari.

Come i nomi delle sue produzioni, frutto della sua fantasia, creati con degli anagrammi e giochi di parole.

Due metodi classici: Vesna, un  Pinot Nero  in purezza con permanenza sulle fecce nobili per 12 mesi e un bouquet molto delicato e floreale, e Smila, una cuvèe di  Pinot Nero, Cortese e Riesling Italico con 60 mesi sui lieviti ed un profilo aromatico con sentore di frutta bianca.

La linea base è composta dal Poltre bianco e Poltre rosso. Il primo è una cuvèe di uve bianche con una spiccata freschezza e mineralità mentre il secondo è composto da Croatina,  Barbera, Uva Rara, Cabernet Sauvignon e  Pinot Nero  piacevolmente intenso con sentori di frutta rossa e frutti di bosco.

Le produzioni più nobili si hanno con il Neroir, un  Pinot Nero  in purezza intenso e equilibrato con aromi prevalentemente fruttati, e l’OpPure, una Croatina in purezza, con macerazione sulle bucce per dodici giorni e invecchiamento in rovere per tre anni, che si fa notare per la sua potenza, struttura e leggera speziatura.

Infine i cru, esclusivamente monovitigni: Maderu (Pinot Nero), Elisa (Barbera) e Alessandro (Cabernet Sauvignon).

A nostro personalissimo parere si sono distinti il Vesna ed l’OpPure, espressioni del territorio pavese dall’impronta più classica ma nello stesso tempo innovativa. Le caratteristiche di questi vini trasudano di questo angolo di Lombardia e di questa terra. E riflettono l’immagine del loro creatore, un eno-artigiano con una visione del vino proiettata nel futuro, sempre con il rispetto di Madre Natura.

Una natura generosa come Santa Giuletta, protettrice degli eno-artigiani.