Pane, alici e Bamboo Road

Tre metri sopra il mare ci sono le vigne da cui nasce “Bamboo Road”. Al confine tra la Liguria e la Toscana questo vino racchiude il mare, i profumi della campagna e un’eredità emiliano-romagnola data dai vitigni con cui è prodotto, a parte il vermentino che sottolinea l’anima ligure-toscana, ci sono la malvasia di Candia aromatica, l’albana e il trebbiano.

Li abbiamo incontrati a Golosaria Stefano Legnani e la moglie, una piccola realtà vinicola tra le più o meno grandi presenti alla manifestazione. Assaggiamo il loro Vermentino “Ponte di Toi” che già versato nel calice preannuncia e conferma una di quelle bevute che piacciono a me. Ma è il secondo assaggio, il “Bamboo road” con il suo nome zen-rock che mi convince a portarne una bottiglia da “studiare a casa”, soprattutto quando mi si accenna all’ abbinamento ideale: pane, burro e alici.

Soprassiederò sul fatto che potrei scrivere un trattato su questa semplice e spartana pietanza che nei miei ricordi d’infanzia diventa un crostino di pane tiepido con spalmato un burro ammorbidito e schiacciato con le gustose alici sott’olio del Mar Ligure. Servito come aperitivo nei momenti di festa è diventato ora un lusso per il mio palato.

Decido così di celebrare questo vino schietto e di qualità con un accompagnamento che gli fa onore e il perché è presto detto. “Bamboo road”, il cui nome deriva dalle recinzioni che costeggiano il vigneto, è dorato nel calice quasi con riflessi rosa antico, si distingue per la vena salmastra di iodio che si sprigiona all’olfatto e che prosegue al palato persistendo insieme ai profumi di fiori ed erbe di campo che compaiono in retro-olfattiva. Non può esserci abbinamento più armonico ed evocativo.

La lavorazione dei loro vini, ci spiegano, è mirata a esaltare il più possibile il vitigno e data questa premessa non è nel loro interesse che un vino sia uguale all’altro nelle diverse annate. La natura fa il suo corso e il vignaiolo in cantina fa del suo meglio per interpretarla e guidarla nella trasformazione. I vitigni vecchi di 50/60 anni sono quelli che i contadini della zona utilizzavano un tempo e che venivano vinificati a piena maturazione con una bassa acidità. Tecnica ripresa anche da Legnani che si avvale dell’assaggio per capire e decidere quando è il momento buono per vendemmiare.

La vinificazione viene fatta aggiungendo a una pied de cuve di vermentino il resto delle uve diraspate, dopo di che la fermentazione si avvia spontaneamente e a contatto con le bucce, senza controllo delle temperature e in acciaio. I travasi sono tre: uno dopo la fermentazione, uno a fine anno e uno prima dell’imbottigliamento.

La cantina si trova nella frazione di Badia, a Sarzana. Stefano Legnani è bolognese di nascita e dopo varie peripezie si trova in Liguria, terra natia della moglie Monica a coronare il suo sogno vinicolo ispirandosi alla sua passione per i vini sloveni che fanno macerazione sulle bucce. Di proprietà hanno un ettaro piantato a vermentino da cui ricavano il Ponte di Toi, mentre il resto delle vigne appartengono ai contadini della zona che le mettono loro a disposizione di modo che la pura e genuina tradizione non venga mai dimenticata.

Di pronta beva sarai tu!

Spesso con il termine “di pronta beva” si identifica un vino semplice, poco apprezzabile. Ma non è così.

Si tratta invece di vini di qualità, perché questa deve esserci a prescindere sulle nostre tavole, ma che non hanno la pretesa di essere grandi vini.

Dopotutto quello che noi mangiamo quotidianamente, non è sempre un piatto ricco, unto e sontuoso. Ben più facilmente si tratta di pasti frugali, semplici, tipici della nostra cucina mediterranea come un piatto di pasta al sugo, un piatto di affettati, una fetta di pollo alla piastra accompagnato da due foglie di insalata.

E se è questo quello che mangiamo perché mai dovremmo privarci di un buon bicchiere in abbinamento? Non sia mai! E allora cerchiamo nella corsia di un supermercato, o negli scaffali più bassi della nostra enoteca di fiducia, un buon vino, che sia semplice, come semplice è la nostra pietanza.

Facciamo un esempio, così ci capiamo meglio. Ho acquistato una bottiglia di Vermentino dei Colli di Luni DOC, Solaris il suo nome di fantasia, prodotto dall’Azienda Agricola Federici; una decina di euro il suo prezzo.

Si tratta di un vino bianco fresco, dal sentore di frutta bianca ancora da maturare e di mela golden. È prodotto in quella parte della Liguria che confina con la Toscana, dove il sole scalda le pendici dei colli che in questa zona non sono molto alti. Qui il vermentino perde l’intensa acidità, tipica invece di quello, più famoso, coltivato in Sardegna. La vicinanza con il mare invece si percepisce sulle labbra dove la salinità si fa sentire.

In bocca il vino risulta tutt’altro che scarno, il corpo è sostenuto anche dal grado alcolico che si aggira intorno al 13%.

La sua struttura risulta semplice in quanto il vino non subisce una particolare lavorazione in cantina. Viene utilizzato solo il mosto fiore e la macerazione sulle bucce fini non supera i 50 giorni, dopo di che prosegue l’affinamento in acciaio fino ai primi caldi quando viene imbottigliato.

Questo tipo di lavorazione se da una parte permette al vino di mantenere inalterate le proprie caratteristiche varietali, dall’altra non consente la formazione di un ampio spettro aromatico. Ed è proprio per questo che possiamo parlare di un vino semplice, magari anche facile.

L’utilizzo esclusivo dei fusti d’acciaio e la semplicità delle tecniche di cantina, unitamente al fatto che esse non si dispieghino per un lungo periodo, permettono un contenimento dei costi che si traduce di conseguenza in un costo inferiore per il consumatore finale.

Non per questo ci troviamo davanti ad un prodotto mediocre, anzi. Il vino è sicuramente interessante, fresco, adatto appunto per accompagnare a un piatto di spaghetti alle vongole, un tagliere di salumi, oppure un filetto di pesce appena saltato in padella.

Ed ecco quindi che anche il cosiddetto vino “di pronta beva” trova il suo posto d’onore in tavola!