Bele Casel e il suo prosecco

Quando si parla di prosecco vengono in mente le colline di Valdobbiadene, con la esclusiva zona di Cartizze, delimitate dal vicino fiume Piave. Ma esiste un altra zona di prosecco, forse meno conosciuta ai più, ma che non è certamente inferiore al più famoso spumante d’Italia.

Stiamo parlando della piana a ovest del patriottico fiume che bloccò l’avanzata austriaca durante la prima guerra mondiale, dove si trova un altro comprensorio, l’Asolo Prosecco o Prosecco di Asolo DOCG. Nonostante si coltivi lo stesso vitigno, la glera, lo spumante prodotto in questa zona presenta caratteristiche differenti, con aromi e sapori più sapidi e definiti dovuti alla composizione del terreno marnoso e argilloso.

Diciannove comuni sono compresi in questo comprensorio, il cui centro è situato nel Comune di Asolo.

Una delle aziende maggiormente all’avanguardia nella produzione dell’Asolo Prosecco DOCG è  Bele Casel di Caerano San Marco, a pochi chilometri da Montebelluna.
Nata come cantina familiare, questa azienda è riuscita a farsi conoscere nel vasto mondo dello spumante non solo con la produzione del prosecco, ma anche per le sue evoluzioni vinicole, con l’intento di promuovere un offerta enologica capace di accontentare anche palati più esigenti.

Nei giorni scorsi abbiamo preso parte alla  degustazione di quattro loro prodotti presso una nuova e giovane enoteca di Milano, “La sala del vino” , sita nel quartiere Ortica, alla periferia Est della città.

Il primo calice che abbiamo assaggiato è stato un Asolo Prosecco Superiore DOCG extra dry, prodotto con uve glera in purezza provenienti da un vigneto giovane: predominanti sono le fragranti note fruttate di mela gialla, amplificate da un significativo grado zuccherino, che tuttavia non ha appesantito la nostra beva.

A seguire ci è stato proposto l’Asolo Prosecco Superiore DOCG extra brut, ottenuto da vecchie vigne poste nelle zone più fredde del comprensorio integrate con una percentuale residua di vitigni indigeni, quali la bianchetta trevigiana e la perera, che conferiscono maggiore struttura, freschezza e sapidità.

Un Asolo Prosecco Col Fondo DOCG, un prosecco non filtrato come dice il suo stesso nome, ci è stato offerto come terzo assaggio. Le uve, provenienti da vigne vecchie e selezionate, sofficemente pressate, subiscono in questo caso un affinamento in serbatoi di acciaio per sette mesi senza essere sottoposte ad alcuna filtrazione. Dopo l’imbottigliamento il prosecco viene stoccato in un ambiente fresco e buio dove rimane per almeno sei mesi prima di essere messo in commercio. Va da sé che non vi è sboccatura e fuoriuscita dei lieviti esausti, che, appunto rimangono in sospensione, creando appunto quello che in gergo si chiama “fondo”. Importanti i sapori che hanno invaso il nostro palato, uniti ad una sensazione di cremosità e mineralità, per una beva davvero interessante.

Come ultima degustazione ci è stato offerto un altro prodotto innovativo, presentato  per la prima volta proprio qui alla “Sala del vino”, che per le sue caratteristiche non può fregiarsi denominazione di prosecco. Sotto al nome Asolo DOCG Vecchie Uve vi è una cuvèe prodotta da uve glera provenienti da vigneti di oltre 50 anni, con una percentuale di vitigni autoctoni, di poco inferiore al 15%, ma quanto basta per fornire complessità e aromaticità al nostro vino. Si tratta di uno spumante lavorato con il metodo Martinotti, come è tradizione di quella zona, anche se la sua permanenza sui lieviti arriva fino ai dodici mesi.

Una serata davvero interessante, dove anche i più irriducibili appassionati di metodo classico, sono riusciti a soddisfare il loro palato a dimostrazione che, quando un prosecco è ben fatto, risulta essere un prodotto di altissima qualità.

Bele Casel e i suoi Prosecco

È arrivata la primavera e “La Sala del Vino”  la festeggia con il Prosecco di Bele Casel.

Arrivato direttamente in bici dalla sua Asolo, Luca Ferraro, vignaiolo e super sportivo, presenterà i suoi 4 vini: Extra Dry, Extra Brut, Colfondo e l’ultimo arrivato, Vecchie Uve.

Accompagneranno la degustazione 4 cicchetti, stuzzichini tipici della tradizione veneta, storicamente abbinati ad un ottimo Prosecco come quelli di Bele Casel.

Prenotazione vivamente consigliata!

Corso di degustazione Prosecchi e Cucina Biologica

Il 28 giugno 2018 il Ristorante Bioriso presso Eco Hotel La Residenza organizza una serata dedicata alla conoscenza delle rinomate bollicine biologiche della Cantina Perlage Winery e dei risotti da agricoltura biodinamica.

Il Programma del Corso di Degustazione
Ore 19.30 Inizio del Corso
Il Benvenuto con Fute di prosecco Biologico Perlage
Ore 20.00 Introduzione al corso e presentazioni
Ore 20.45 Inizio del corso
Teoria
• Introduzione al biologico e certificazioni
• Certificazione biologica tra verità e bugie
• Cos’è un vino biologico, biodinamico e vegano
• Prosecco e spumante: dall’Extra Dry al Brut
• Tecnica Degustativa: esame visivo, olfattivo e gustativo
• Risotto Biologico: tecniche di preparazione
Pratica
I calici saranno accompagnati da risotti biologici e da un dessert.
• 4 Vini della pregiata Cantina Perlage

Ore 22.30 Termine del corso

Si richiede prenotazione anticipata.
€ 38,90 per partecipante
Prenota online o direttamente presso Eco Hotel La Residenza e Ristorante Bioriso

Selezione Gatto, nuovo brand Milanese!

La vita è come una …confezione di burrata! Per sapere ” quello che ti capita “, appuntamento da Enoteca da Gatto, per le loro creazioni, ripiene di autentico gorgonzola, ‘nduja, pistacchio, pesto o cipolla di Tropea. Da abbinare al Prosecco Selezione Gatto.

giovedì 21 giugno, dalle 18.00 alle 23.00.
Burrata € 5,00.
Calice di Prosecco € 5,00.
Prenotazione allo 02.4548.2571 e/o a enoteca.gatto@gmail.com
Via delle forze armate n. 9. 100 metri mm Gambara.

Bonfanti Vini dal Prosecco all’Amarone

Martedì 8 maggio Bonfanti Vini, produttore della Valpolicella, presenterà 5 fra i suoi vini più rappresentativi presso il ristorante Tiraboschi6 di Milano.
Si inizierà con il Prosecco DOC 2016 per poi passare ai classici vini della selezione Gran LombardoValpolicella Superiore DOC 2016Valpolicella Ripasso DOC 2015Amarone DOC 2013. Chiuderà la degustazione l’ultimo nato della cantina, il Grotte Selezione IGT 2015
Appuntamento quindi alle ore 20.00 nella sala riservata dell’accogliente ristorante Tiraboschi6, in Via Gerolamo Tiraboschi 6, a Milano.
Come sempre nelle degustazioni di Vinodalproduttore.it, tutti i vini che proverete potranno essere acquistati online durante la serata con lo sconto straordinario del 15%.
La degustazione ha il costo di 20€ per persona, che verranno rimborsati con un ordine di almeno 80€ durante la serata.

Il Prosecco al cinema

Immaginatevi un paesaggio fatto di verdi colline tortuose, piene di filari di vigne dove cresce la  Glera.

Inframezzate da antiche e solitarie ville un po’ trascurate e piccoli paesi arroccati sulle pendenze, con la foschia che avvolge il tutto.

Questa è la zona tra Conegliano Veneto e Valdobbiadene, la dove nasce il Prosecco e dove è ambientata la sceneggiatura del film “Finché c’è prosecco c’è speranza” diretto dal regista Antonio Padovan e tratto dal libro omonimo di Fulvio Ervas, recentemente passato sui grandi schermi.

Il film è un giallo, con stile tra il “noir” e il “british”, dove il goffo ispettore persiano-veneziano Stucky, interpretato dal bravissimo Giuseppe Battiston, indaga su un caso di apparente suicidio del conte Desiderio Ancillotto (interpretato dall’impeccabile Rade Serbedzija) e sui successivi assassinii di personaggi eccellenti.

Con una particolare sensibilità, nonostante la diffidenza del suo superiore, combattendo le ombre del suo passato e le proprie spigolature caratteriali, Stucky riesce a scoprire il colpevole di tali assassinii. Ma soprattutto mette in luce e pone fine ai torbidi interessi di un gruppo di imprenditori proprietari di un inceneritore proprio nel cuore della zona del Prosecco DOCG.

La storia è bella e interessante. Soprattutto è la fotografia a colpirmi con i suoi chiaroscuri e i suoi colori.

Per il sottoscritto, amante della vita frenetica metropolitana piena di fredde luci, è un tuffo in un mondo lontano e meraviglioso, lontano dagli effimeri valori milanesi, dove le parole sono poche ma vere e schiette, scandite in quella soave cantilena del dialetto veneto.

Un film che scorre lento, come il corso di un fiume, e descrive una realtà provinciale, contadina, agricola e tradizionale fatta di discrezione, silenzi e passione. Una passione che si unifica nel prodotto più conosciuto di quel territorio, un “oro giallo” che scorre nelle cantine e che parte da esse per andare in tutto il mondo, rendendo il Prosecco il vino italiano più venduto e più imitato.

Una tradizione quella del Prosecco salvaguardata e difesa anche nel film, che offre un “cameo” alla Confraternita di Valdobbiadene, un istituzione creata nel lontano 1946 con lo scopo di evitare l’abbandono dei vigneti da parte dei viticoltori, aiutandoli a rimanere a coltivare la terra anche attraverso sostegni morali e materiali.

Ed è proprio attraverso questo nettare, spesso denigrato da chi come me è un amante del metodo classico, che la zona di Valdobbiadene e l’intero Triveneto si identifica. Nel suo vino, un vino per tutte le occasioni, che nel tempo si è trasformato, ha saputo modificarsi da semplice vino da tavola leggermente frizzante a vino importante, nobile, gentile, “femminile”, tanto da essere considerato il vino preferito dal gentil sesso.

Un anonimo giornalista di quella zona ha sintetizzato quel vino in una frase che non ha bisogno di ulteriori commenti.

“Il Prosecco era altro, poi ne hanno ristretto la bollicina, l’hanno fatta salire perfetta. E così è diventato perfetto, un perfetto non vino, che piace a tutti perché è fatto per piacere, il contrario di questa terra”.

Il poeta argentino Jorge Luis Borges definì il vino come “succo dell’uva, ma frutto della terra” ed il Prosecco è figlio di quella terra e di quella gente. Gente rude ma cristallina e trasparente. Proprio come il Prosecco.

Tanti auguri ed un anno ProFondo!

Tempo di Natale, tempo di brindisi: Champagne, Prosecco, Franciacorta, Alta Langa o Trento Doc? C’è solo l’imbarazzo della scelta e le enoteche in questo periodo fanno a gara nell’offrire prodotti importanti, il che spesso significa anche costosi.

E io potevo esentarmi dall’andare incontro al nuovo anno con un bicchiere di spumante in mano?

Assolutamente no, e l’ho fatto con qualcosa di molto particolare: un prosecco rifermentato in bottiglia! Del resto dagli amici de Il Secco si è soliti bere in modo insolito.

Ecco che quindi mi sono fatta servire un calice di “Prosecco doc ProFondo metodo col fondo, vino frizzante” (così recita l’etichetta e le lettere in maiuscolo non sono un errore!) prodotto dalla Cantina Miotto Valter, in quel della provincia di Treviso, la patria per antonomasia del Prosecco.

Si sa, il prosecco è lo spumante italiano più conosciuto al mondo, un prodotto dalla vendita assicurata, ma non per questo la cantina Miotto ha smesso di sperimentare nuovi prodotti, e questo ProFondo ne è un esempio.

Si tratta certamente di un prosecco a tutti gli effetti in quanto la base per la sua produzione è quell’uva Glera che, quando viene lavorata secondo il metodo Martinotti, dà origine al ben noto spumante italiano.

Ma per la produzione di ProFondo sono previste due fermentazioni: la prima in acciaio, a temperatura controllata, molto simile a quella del prosecco; la seconda in bottiglia dove il naturale innalzamento delle temperature fa rifermentare il mosto che si arresta solo una volta che sono svolti tutti gli zuccheri residui.

Differentemente da quanto avviene per il metodo classico non vi è la sboccatura e la conseguente fuoriuscita dei lieviti ormai esausti: il vino ottenuto da questa rifermentazione quindi si presenta venato, quasi torbido, per nulla trasparente. Al momento della mescita nel bicchiere si può decidere di filtrarlo o lasciarlo decantare prima di versarlo nel bicchiere: io me lo sono fatto servire così com’è in bottiglia!

Davvero interessante l’ingresso in bocca. L’aromaticità dell’uva Glera acquista importanza, finezza; la bollicina è presente quel tanto che basta per rendere piacevole la beva, per preparare il palato all’ingresso di un vino consistente, quasi un “mangia e bevi”, che scivola via in fretta, perché la Glera non è comunque un vitigno dalla lunga persistenza.

E il prezzo si chiederanno, forse, i più? Meno di 10 euro a bottiglia (prezzo trovato per la vendita online) per questo originale vino frizzante chiuso con un poco solito tappo a corona.

Indubbiamente un modo nuovo ed originale per salutare l’anno che sta arrivando.