Calice nel Paese delle Meraviglie! #enozioni2019

Sala Colonne e Giardino

Enozioni 2019 è anche questo: un grande banco di degustazione dedicato alle eccellenze della Penisola, un’occasione unica per gustare e degustare alcune delle migliori produzioni enologiche italiane. Produttori da tutta Italia che rendono la propria terra vanto ed elezione. Vini che rendono unico il nostro Paese nel panorama enologico mondiale.

 

Modalità di partecipazione

Soci AIS: 5 € comprensivo di calice e taschina portabicchiere
Operatori del settore: previo accredito a business@aismilano.it 10 € comprensivo di calice e taschina portabicchiere
Soci altre associazioni sommelier: 15 € comprensivo di calice e taschina portabicchiere
Altri: 20 € comprensivo di calice e taschina portabicchiere
Stampa: ingresso gratuito previo accredito a press@aismilano.it

La quota di partecipazione è valida per i banchi di degustazione di entrambi i giorni a condizione che il partecipante mantenga intatto il braccialetto allacciato al momento del primo ingresso.

Enozioni a Milano 2019

Dopo il grande successo della prima edizione, torna “Enozioni a Milano”. Due giorni di degustazioni e banchi di assaggio organizzati dalla Delegazione di Milano di AIS Lombardia presso il The Westin Palace Hotel.

Sabato 26 e domenica 27 gennaio 2019 si avvicenderanno, all’interno di un ricco ed articolato programma, eventi con vini provenienti da tutto il mondo e relatori di grandissimo livello. Un’esperienza entusiasmante ed unica per coltivare e approfondire il proprio amore per il mondo del vino.

Anche quest’anno, inoltre, il via ufficiale verrà dato la sera di venerdì: il 25 gennaio, infatti, una esclusiva cena di gala accompagnerà il “Premio Enozioni a Milano” che verrà assegnato a tre grandi personalità che hanno saputo comunicare con successo il vino italiano nel mondo.

Parlare di vino

Parlare di vino non è mai cosa semplice ancor più se chi abbiamo di fronte non è un sommelier o un enologo o un produttore o un assaggiatore professionista. Insomma, non è un esperto. La competenza di un sommelier  non deve limitarsi solamente nel percepire odori, sapori e struttura di un vino ma dovrà riuscire a trasmettere al cliente attraverso un linguaggio chiaro, comprensibile ed emozionale quello che si è percepito e soprattutto senza annoiare.

Non tutti i clienti che siedono al ristorante sono interessati al vino che berranno o hanno voglia di ascoltare sermoni su vinificazioni e processi fermentativi, ecco che l’abilità unita all’esperienza di un bravo sommelier deve aiutarci a capire chi abbiamo davanti e utilizzare il modo e soprattutto il linguaggio giusto per parlare di vino al tavolo. Casi estremi a parte (e ce ne sono tanti da poter scriverne un papiro) la bellissima lingua italiana ci fornisce i mezzi giusti per riuscire a parlare di un argomento complesso come quello del vino in maniera chiara e comprensibile a tutti. Il corretto linguaggio sarà un mezzo fortissimo per aiutare il cliente nella scelta e nella comprensione del vino che accompagnerà la cena. Non è facile parlare di vino a un tavolo poiché bisogna esprimere sensazioni, emozioni, cultura, storia, passioni e poi ancora lavoro, tanto lavoro, sacrifici, tecniche, studio e molto altro. Il tutto in una manciata di minuti.

Nei secoli l’uomo ha decodificato un insieme di vocaboli del vino, centinaia di aggettivi utilizzati per descrivere tutte queste sensazioni. Ecco che troviamo parole come rotondo, austero, intenso, persistente, armonico, tannico, abboccato, morbido, vellutato, acido, allappante, robusto, fruttato, lungo, fragrante, vinoso, asciutto e ancora permanenza sui lieviti, macerazione sulle bucce, rifermentazione in bottiglia, sboccatura e ancora e ancora. Un immenso glossario di termini e tecnicismi che a volte fanno sembrare ai più che non si stia neanche parlando di una bevanda. Non che sia sbagliato, sia chiaro, un sommelier non deve mai dimenticare la sua formazione tecnica, ma con i clienti bisogna trovare un modo di parlare di vino che susciti interesse nel volerlo assaggiare. Che faccia venir voglia di capire perché per noi quel vino ha bisogno di così tante parole quando a lui basterebbe dirne una sola: è buono!

E allora lasciamo stare, o meglio mettiamo da parte il professore che c’è in noi (e c’è dentro ogni sommelier) e tiriamo fuori la passione che ci ha spinto ad avvicinarci a questo mondo. Iniziamo a parlare al pubblico delle storie che ci sono dietro ad una bottiglia, della tradizione che lega quella bottiglia al suo territorio.

Dell’etichetta che il produttore ha fatto disegnare a un’artista di strada della sua terra, della riscoperta di un vitigno antico che sarebbe altrimenti scomparso, della vendemmia fatta a mano acino dopo acino per selezionare solo quelli migliori, degli agricoltori in Valtellina che vendemmiano “eroicamente” con imbragature per la forte pendenza o come in Sicilia dove c’è chi ancora pigia l’uva coi piedi. Raccontiamo storie e aneddoti su quella bottiglia di verdicchio che per gli americani ricorda le curve della Lollobrigida o su quel produttore che mette musica classica tra i filari o accende fuochi durante le gelate invernali come facevano gli antichi. Di come grandi vini come l’Amarone sono nati per sbaglio mentre si produceva Recioto o perché il Nebbiolo si chiami Nebbiolo. Magari a chi ordina un Chianti Classico mettiamo da parte tannini e struttura e raccontiamo del perché si è scelto il gallo nero come simbolo del consorzio.

Facciamo informazione sul vino e la sua storia. Bisogna prima di tutto suscitare interesse e curiosità che passerà attraverso un’ emozione per diventare poi una vera e propria esperienza.

Ricominciamo a parlare DI vino e non DEL vino! Perché in fondo quando si beve una buona bottiglia oltre a essere un piacere dei sensi e dell’anima si sta sorseggiando un percorso e una storia che accompagna l’uomo da secoli. A noi l’arduo compito di trasmettere e comunicare a chi beve tutto questo. Con voglia. Con piacere. Con passione.

 

Autore: Antonio Catena

Maitre e sommelier ristorante “Tommasi” Milano

Ama il tuo lavoro e non lavorerai un solo giorno della tua vita” (Confucio)

 

Vini Paralleli 3.1 La Cena E Il Barolo

Un evento complementare alla recente degustazione di Barolo, questa volta esclusivo per esperti e professionisti.
Una cena/dibattito a base di brasato accompagnata da una degustazione alla cieca di tre Barolo 2013 provenienti da tre vigne storiche quali Bussia, Cerretta e Monvigliero. Una cena per mangiare bene e parlare di vino tra appassionati.
8 posti disponibili, esclusivi per Sommelier certificati AIS, FISAR E FIS o assaggiatori ONAV,
Costo totale 40 euro. Prenotazione Obbligatoria.

Les Petits Vignerons de la Champagne

Approfondimento della Champagne e dei suoi piccoli Vignerons a cura di Cristina Willemsen che nel 2009 ha fatto nascere il progetto Fier Ce Fit per promuovere nel mondo le piccole Maison di Champagne.

La parte di degustazione include 6 Champagne e una sorpresa finale in accompagnamento all’ultimo vino in degustazione.

PROGRAMMA

20.00 Accoglienza partecipanti
20.15 Inizio della serata
20.30 Presentazione dei territori, vitigni e tipologie di prodotti
21.00 Inizio degustazione vini
22.45 Termine evento

Questi i Vini in degustazione:

Hervieux-Dumez – Brut de Chardonnay Nature Premier Cru – Montagne de Reims
Perrot-Batteux et filles – Cuvée Hélixe Premier Cru (Blanc de Blanc) – Côte des Blancs
Jean Larrey – Noir integral Extra Brut (100% Pinot Noir) – Côte des Blancs
Jean Bailette-Proudhomme – Reserve Premiere Cru (Cuvee) – Montagne de Reims
Sanchez-Le Guedard – Special club 2011 Clos Ste Hélène Extra Brut Premier Cru (100% Pinot Noir) – Vallée de la Marne
Xavier Leconte – La Croisette 2007 Extra Brut (100% Pinot Meunier) – Vallée de la Marne

Prenotazione obbligatoria entro lunedì 17 Settembre 2018

POSTI LIMITATI 

50 € Associato FISAR
60 € Non Associato
100 € 1 Associato + 1 Non Associato
110 € 2x Non Associato

 

Ricordi di questa estate: il sogno di Mario.

Nella piana di Teano, la stessa dove Garibaldi consegnò l’Italia ai Savoia, un uomo sta vivendo un sogno lungo una vita.

Si chiama Mario Basco ed è l’anima dell’azienda agricola “I Cacciagalli“, una piccola realtà vitivinicola dell’alta pianura campana, nella provincia di Caserta. Una azienda nata solamente nel 2008, ma che raccoglie l’eredità di generazioni di viticoltori.

Egli è arrivato in soccorso della sua amata sposa, che aveva deciso di rilevare l’azienda di famiglia trascurata per decenni. Lui, laureato in architettura e lavoratore nelle cooperative archeologiche, non aveva mai immaginato di ritrovarsi in una dimensione così diversa.

Venti anni dopo aver completato gli studi da sommelier e degustatore, ha trovato un’occasione per mettere in pratica la sua passione per la viticoltura e rimettere in gioco la sua carriera, assecondando il suo istinto alla ricerca della sua soddisfazione personale. Per realizzare il suo sogno, desiderato da tanto tempo.

Dopo un inizio a piccoli passi, l’azienda agricola e vitivinicola “I Cacciagalli” è cresciuta migliorando in tutti gli aspetti.

Dagli iniziali 3 ettari vitati si è arrivati agli attuali 30-35, migliorando la produzione con il trasferimento dell’attività dalla vecchia cantina in una nuova costruzione per la vinificazione.

Tutto questo rimanendo in una dimensione artigianale dove, sotto la denominazione IGT Roccamonfina, i vini sono prodotti secondo i dogmi dell’agricoltura naturale, biologica e biodinamica, nel rispetto della vite. Nessun additivo, lieviti indigeni e minimo impiego dell’anidride solforosa sono i punti fermi della vinificazione di questa azienda.

La vinificazione viene proposta in acciaio, legno e cemento ma la sua migliore espressione di produzione si ottiene attraverso le anfore: un materiale inerte ma poroso, che consente al vino di traspirare senza acquisire aromi o profumi esterni. Mario utilizza 27 anfore di diverse terracotte e provenienti da differenti luoghi, per le sue produzioni vinicole in modo da valorizzare completamente i propri vitigni. E ci crede così tanto che più della metà della sua produzione utilizza questi recipienti da circa 800 litri l’uno.

Per una continuità con il passato, Mario ha riportato indietro il tempo di cinquanta anni espiantando i vitigni “internazionali” presenti e piantando solo vitigni autoctoni della zona vulcanica pedemontana: piedirosso, aglianico, palagrello nero tra le bacche rosse e fiano e falanghina tra le bacche bianche. I filari delle viti sono ingentiliti dal senso estetico di Mario, in quanto ha piantato un rosaio davanti ad ognuno di essi.

Soprattutto tutti i vini prodotti sfruttano quel mix di fattori tra la natura vulcanica del sottosuolo, il clima mite e la morfologia del territorio che li rendono unici.

La linea di produzione si divide in due realtà: le produzioni classiche, ossia vinificate in acciaio-legno-cemento, e quelle vinificate in anfora. La prima linea comprende i prodotti più freschi e immediati da degustare: Masseria Cacciagalli, da uve aglianico; il bianco Aorivola, una falanghina in purezza, e il rosso Mille, uvaggio di piedirosso-aglianico.

Nella linea di vinificazione in anfora sono presenti cinque produzioni, tutte composte in purezza con i vitigni autoctoni: Leneo, evoluzione dell’Aorivola, con falanghina al 100%; Zagreo, fiano in purezza; Phos, da sole uve aglianico; Lucno, da uve piedirosso, e lo Spheranera, di solo palagrello nero.

Purtroppo noi abbiamo assaggiato solo Aorivola e Mille, in quanto la bontà dei vini di Mario fa si che questi lascino presto la sua cantina verso le enoteche di tutto il mondo.

Aorivola ci è piaciuto molto. Non è la solita falanghina “ordinaria” che si trova in Campania. Ha un colore con una tonalità di giallo molto brillante, con profumi molto intensi e complessi, in prevalenza di aromi minerali ed idrocarburi, dovuti al terreno di formazione vulcanica, miscelati a quelli fruttati di agrumi e fiori di campo, presentando una acidità ben equilibrata alla morbidezza con un finale molto prolungato. Tutti questi fattore fanno dell’Aorivola un vino molto complesso e ricco di sfaccettature aromatiche.

Mille è invece un assemblaggio dove il piedirosso è presente al 70-75% completato con uve aglianico che presentano decisi sentori di frutti rossi come ciliegie, amarene, more e prugne e solo ad un secondo sorso si notano aromi erbacei e balsamici. Corposo e valido, si abbina perfettamente soprattutto con arrosti magri, profumati e delicati.

Vini equilibrati e soprattutto eleganti. Sempre ricercando l’eleganza nella naturalezza dell’uva e della natura.

Prodotti da un uomo, da un sognatore, che non vuole smettere di sognare.

Benvenuta Milano Wine Week #MWW

Dopo la Fashion Week, la Design Week, la Food Week e la Social Week, a Milano, arriverà la Milano Wine Week.
E’ stata presentata ieri, 21 giugno 2018, nelle splendide sale del Palazzo Bovara, in zona Palestro, davanti ad un pubblico di giornalisti, blogger, addetti stampa, produttori di vino, associazioni sommelier, scrittori e critici, l’idea dell’imprenditore Federico Gordini, già creatore di Bottiglie Aperte, altro evento svolto nella città meneghina, e di Vivite, evento dedicato alle cantine cooperative italiane.

“Non è un’alternativa o una concorrenza alle fiere come il Vinitaly. È solo una novità. Milano non sarà capitale del vino, piuttosto capitale della comunicazione e del business che ruota intorno ad esso”.

Un evento sì ideato e creato da Gordini, ma con “l’aiuto” di un vero e proprio “comitato scientifico”, formato da importanti personaggi appartenenti al mondo del cibo, del vino e della comunicazione, come Luciano Ferrara, caporedattore del Corriere della Sera, Daniele Cernilli, fondatore della guida “Doctor Wine”, Pier Bergonzi, sommelier, vicedirettore della Gazzetta dello Sport e curatore della pagina “Gazza Golosa”, Andrea Grignaffini, membro del comitato scentifico di Alma, Gigi Brozzoni, curatore della Guida Oro Veronelli, Antonio Paolini, giornalista enogastronimico di Gambero Rosso e Luca Gardini, sommelier campione del mondo 2010.

La base, il cuore pulsante della Milano Wine Week sarà Palazzo Bovara, che ospiterà il primo ” Milano Wine Business Forum” oltre a eventi serali, workshop, masterclass.
Il vero evento si svolgerà in tutta la città; locali, enoteche e ristoranti saranno collegati tra loro per creare dei veri e propri distretti del vino.

La Milano Wine Week sarà aperta dalla settima edizione di Bottiglie Aperte, il 7 e 8 ottobre, nella nuova location di Superstudio in Via Tortona, e si chiuderà con la presentazione della Guida di Doctorwine a cura di Daniele Cernilli domenica 14 all’Hotel Principe di Savoia.
Altre importanti collaborazioni saranno quelle di Eataly, Signorvino e Rinascente Duomo.

Uno degli argomenti principali su cui si è soffermato il Presidente EPAM-FIPE e Vicepresidente di Confcommercio Imprese per l’italia, Lino Stoppani e su cui  si porrà molta attenzione sarà il tema riguardante l’educazione all’alcol e al bere.

Molto importante il supporto di Comune e Regione. Cristina Tajani, Assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività Produttive e Commercio del Comune di Milano: “Il legame con il territorio si percepisce subito, con i quartieri di Milano protagonisti e i piccoli ecosistemi che si creano insieme ai cittadini e i distretti di pubblici esercizi. Il Comune farà la sua parte”. Lara Magoni, Assessore al Turismo e Marketing Territoriale di Regione Lombardia: “Ho imparato che per vincere bisogna stare vicini a chi vince. Milano sta diventando travolgente grazie a eventi del genere. Vorrò capire queste iniziative per portarle sul territorio. Oggi turismo non è più lago o montagna, ma emozioni o esperienza, e Federico sta portando questo esempio alla ribalta”.

Non ci resta che attendere ottobre allora. Sicuramente Milano e i milanesi non rimarranno delusi da questa Milano Wine Week! #mww!

 

Per rimanere aggiornati:
www.milanowineweek.com
info@milanowineweek.com

Gradito l’abito rosso

Domenica 4 febbraio 2018, negli eleganti saloni dell’Hotel Westin Europa & Regina di Venezia, F.I.S.A.R. Venezia ripropone l’evento “Gradito l’Abito Rosso”, giunto ormai all’ottava edizione. La manifestazione ha come scopo la divulgazione e l’approfondimento della conoscenza dei vini rossi del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia.

Il ticket d’ingresso di 20 Euro darà diritto all’assaggio libero degli oltre 200 vini in degustazione.

INFO & CONTATTI MANIFESTAZIONE:
F.I.S.A.R. Venezia per Gradito L’Abito Rosso – www.fisarvenezia.com
Delegato F.I.S.A.R. Venezia: Sig. Lorenzo De Rossi – delegato@fisarvenezia.com
Segretario F.I.S.A.R. Venezia: Sig.ra Cinzia Vanzan – segretario@fisarvenezia.com
Info: Paolo Ianna– paoloianna@ymail.com – +39 335 6150360

Milano propone un nuovo approccio al vino, è Fermento baby!

In una cornice antica nel cuore di Milano è nato un nuovo modo di raccontare il vino.

I chiostri di San Barnaba nel centro storico della città,  hanno ospitato la prima volta di Fermento. Ideato da Milano Vino in partnership con Fisar Milano, con oltre 100 cantine a rappresentare l’Italia vinicola, produttori, sommelier e consumatori riuniti. Un format che, in via sperimentale, vuole proporre un nuovo modo di comunicare il vino.

Come?

Innanzitutto eliminando le distanze tra chi il vino lo produce e chi lo beve. I banchi d’ “appoggio” più che d’assaggio, non più cattedre ma poggia bottiglie a cui i degustatori increduli avevano accesso autonomo (provvidenziali i tappi dosatori).

E in tutto ciò io c’ero, insieme ad altri colleghi, pronta a sfatare il mito che ci vuole impettiti nei nostri completi pinguineggianti,
In un iniziale dubbio sul come muovermi senza il banco d’appoggio a proteggermi, comprendo di dover essere tramite e guida tra produttore e avventore, lasciandomi così andare al triangolo enoico.

L’ingresso a numero chiuso ha permesso scambi rilassati, liberi da resse non infrequenti durante questo tipo di manifestazioni. Un susseguirsi di addetti al settore ed eno-appassionati; volti che a ogni manifestazione sono sempre gli stessi, come in una grande festa di paese dove il vino è protagonista.

Sarà stato anche il contesto che sempre vuole la sua parte, ma energie ed empatie sono fioccate aiutate dallo scambio diretto. Tangibile l’interesse verso la cultura del territorio e le strade produttive scelte dalle aziende; curiosità verso le emozioni sensoriali che il vino sa regalare.

Ci sono le speranze che un nuovo modo di parlare di vino sia possibile rendendolo quello che veramente è: veicolo di convivialità, gioia e cultura, fatto dagli uomini per gli uomini.