Potrei avere la carta dei vini?

Quando si va al ristorante, dopo aver guardato e scelto dal menù i piatti e le portate, per gli amanti come noi del buon vino, che si fa? Si sceglie il vino che dovrà accompagnare la cena.
Ed ecco che chiediamo la Carta dei Vini. Una cosa semplice, si apre, si legge e s’inizia a scegliere, più o meno così:

-Pinot Nero?
Mmmm interessante, ed è anche di una cantina che conosco! 2012 ottima annata! Però forse non ci sta benissimo con il filetto alla Woronoff.

 –curiosità –
[Il filetto alla Voronoff prende il nome dal suo inventore, il chirurgo Serge Voronoff. Sembra che il dottore, appassionato e profondo conoscitore dei metodi per ritardare la vecchiaia, abbia inventato questo piatto come elisir di giovinezza che, secondo alcuni canoni della cucina erotica, era capace anche di ridestare ardori giovanili] 

-La Barbera ha troppa acidità, un Primitivo di Manduria eccede nel frutto, forse meglio un bel Montepulciano d’Abruzzo… Vediamo un po’… Azienda agricola Valentini. No questo non lo conosco, sono curioso di provarlo. Aggiudicato!!  Un Montepulciano.

E si ordina al cameriere.

Ma vi siete mai chiesti come si crea e sviluppa la Carta dei Vini?
Credetemi se vi dico che non è così semplice come si pensi. Al contrario, è un lavoro fatto di continua ricerca e attenzione a 1000 piccoli dettagli oltre ad essere funzionale e strategica. Ecco un riassunto di alcuni passaggi fondamentali. La prima cosa da considerare è il livello del ristorante e il suo posizionamento nel mercato (costo delle portate, spesa media a persona), questo ci darà un’idea di base  su quale fascia di prezzo orientarci per la scelta delle etichette.

Es.
Una trattoria con un menù che prevede portate da 15 euro e quindi una spesa media per un cliente di 20/25 euro è inutile che abbia una carta con solo vini costosi. Meglio che si orienti su referenze più in linea con il costo dei piatti, con bottiglie da 20/25 euro ad esempio (si beve bene anche spendendo poco), che abbia una buona scelta al calice e giusto “qualche” vino più costoso per accontentare la volontà di spendere anche tanto per gli intenditori che ne hanno la possibilità.
Così da non correre il rischio di trovarsi vini fermi inutilmente per anni in cantina.

Il tipo di cucina, l’ambiente, la location e il servizio sono tutti elementi  da tener conto, oserei dire fondamentali.
Bisogna, inoltre, valutare il target, il tipo di clientela e se il ristorante è frequentato anche da un pubblico internazionale (eh sì, fuori bevono in maniera diversa).  Sarà importante trovare il giusto compromesso tra  proposte del territorio e paesi esteri per dare una scelta diversificata, insomma,  fornire una proposta vini che sia soddisfacente per qualità e tipologie e soprattutto senza mai cadere nel banale.

Es.
Un ristorante sul mare in una zona turistica, con specialità pesce  e che propone ricette della tradizione con prodotti pescati nei mari della zona, non avrà una grande selezione di vini rossi strutturati e corposi che male si abbinano al pesce (Amarone della Valpolicella, Taurasi, Aglianico del Vulture e così via) ma rossi di medio corpo, giovani, con una piacevole acidità e freschezza (Schiava, Pinot nero, Cerasuolo di Vittoria etc.) e soprattutto con una ampia selezione di  vini bianchi sia fermi che spumanti,  meglio se del luogo, così che i turisti possano godere del patrimonio vinicolo di cui son ricche le nostre regioni.

-curiosità-
[Se siete in un ristorante che propone una cucina tradizionale regionale, orientatevi su vini della zona. Molto probabilmente si abbineranno benissimo con i piatti che avete ordinato. Ricordate che il vino, il contadino, lo faceva per berselo e quindi doveva star bene con quello che mangiava.
Ma non dite ai sommelier che ve l’ho detto]

Lo step successivo, nonché quello più divertente, è assaggiare tutti i piatti del menù. Questo passaggio è decisivo perché ci indirizzerà su quali vini puntare, cioè quelli che meglio si abbinano con i piatti per profumo, aroma, struttura, corpo, equilibrio e persistenza. Con assaggi e food tasting continui, coinvolgendo lo chef, la sua brigata e lo staff di sala. Analizzati e valutati attentamente questi elementi ci si confronta con la proprietà (e qui i primi dolori, perché non sempre le scelte del sommelier sono in linea con la voglia di spendere del titolare)  per stabilire un budget da dedicare agli acquisti (che sistematicamente verrà sforato).

A questo punto il grosso è fatto, adesso bisogna unire tutti i dati e le informazioni acquisite ed iniziare a costruire la carta. In pratica il sommelier grazie alla sua conoscenza ed esperienza maturata negli anni tra studio, degustazioni, visite in cantina, master class, corsi e aggiornamenti continui, dovrà trovare i vini che siano in linea con la cucina dello chef, che rientrino nel budget stabilito, che suscitino interesse nel consumatore, anche quello più esigente, che siano in linea con il menù per fascia di prezzo, che seguano in parte i gusti, le mode e le tendenze (il vino si vende anche così), che la carta non sia mai scontata e banale ma al contrario ricercata e selettiva, che abbia un’ampia scelta diversificata tra bianchi, rossi, rosè, spumanti e passiti. Il tutto senza impiegarci mesi e mesi.

A questo punto amiche e amici appassionati del fantastico mondo che c’è dietro al Vino non vi resta che ordinare una buona bottiglia, e speriamo che chi ha creato la carta abbia fatto bene il suo lavoro.

 

Autore: Antonio Catena

Maitre e sommelier ristorante “Tommasi” Milano

“Ama il tuo lavoro e non lavorerai un solo giorno della tua vita” (Confucio)

I bianchi della Spagna – autoctoni nell’interpretazione naturale

Degustazione con vista sulla Spagna. Due serate dedicate ai vitigni autoctoni a bacca bianca, nelle espressioni naturali di piccoli vignaioli iberici. In ognuna delle due serate i ragazzi del Vinodromo vi guideranno nella degustazione di quattro vini tra Verdejo, Godello, Albariño, Xarel-lo e tanto altro..

Prezzo per una serata 30 euro, per due serate 50 euro

Per info e prenotazioni:
0232960708
info@ilvinodromo.it

Quatar Pass per Timurass

Torna anche nel Tortonese CANTINE A NORD OVEST, la manifestazione itinerante organizzata da Slow Food Piemonte e Valle d’Aosta per promuovere e far conoscere i grandi vini del Piemonte. Quinta delle sette tappe di degustazione in programma quest’anno è QUATAR PASS PER TIMURASS, un’intera giornata dedicata al vino Colli Tortonesi Timorasso DOC e ai prodotti delle valli nella zona di Tortona, alla scoperta del territorio e delle sue risorse naturali e culturali.

17 giugno. QUATAR PASS PER TIMURASS.
Ora e Luogo d’incontro: “Fermento Brew pub’”, Via Postumia dalle 10 alle 12

Cantine a Nord Ovest è la manifestazione tinerante organizzata da Slow Food Piemonte e Valle d’Aosta per promuovere e far conoscere i grandi vini del Piemonte. 7 tappe, da Marzo a Ottobre, 7 vini da scoprire, tante specialità culinarie da provare.
Partendo da un punto stabilito ciascuno è libero, per ogni appuntamento, di organizzare il proprio giro. Ogni data è pensata per essere un’enorme degustazione, che coinvolge dalle 15 alle 26 cantine, alla scoperta ogni volta di un piatto e di un vino diverso.

INFO:

Biglietti acquistabili al link

Per garantire un’esperienza indimenticabile i posti sono limitati e per cui, per ciascuna tappa, è necessario prenotarsi.
Informazioni a: info@cantineanordovest.com

Per ogni tappa:
SOCIO/A SLOWFOOD – 25 EURO
NON ASSOCIATO/A – 35 EURO

Per iscrizioni entro Venerdì 15 Giugno verrà applicato uno sconto di 5€ alla quota di iscrizione sia Soci che non soci

Un Irriverente assaggio

Attirata da un’etichetta bianca dove il tuo nome è scritto come con un filo d’erba. Avevo in mente altro per la mia cena ma ho trovato te: l’irriverente

Sono a tavola con “Lirriverente, Igp Terre Siciliane” un catarratto in purezza di Animacorale che ancora non è una vera cantina ma di certo è un bel progetto.

Cos’è Animacorale? 

“È una comunità che lavora con il cuore” questa è la risposta quando si chiede a chi fa parte del progetto il significato del nome.

A Bagheria in provincia di Palermo, Padre Salvatore Lo Bue fonda anni fa la comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti che negli anni amplia il suo raggio di aiuto a minori e donne vittime della prostituzione. I suoi interventi sono talmente efficaci che il comune di Castelvetro lo premia con 88 ettari di terreni coltivabili confiscati alla mafia, dove la comunità decide di destinare 33 ettari ai vigneti e di piantare 5000 piante di ulivo per 42 ettari.

L’incontro tra il vignaiolo Francesco Guccione e la Onlus Casa dei giovani nasce con l’intento di aiutare il reinserimento dei giovani attraverso il loro impegno nella produzione locale. I ragazzi sono coinvolti in tutta la produzione e parte del ricavato remunera il loro lavoro oltre a coprire i costi di produzione, mentre il restante è destinato alla costruzione di una cantina dove poter eseguire le operazioni di vinificazione, che per il momento vengono eseguite in quella di Guccione a Valle del Belice.

La coltivazione è destinata a uve autoctone bianche vinificate in rigorosa purezza con metodi naturali che danno vita a 4 etichette i cui nomi sono ispirati alle persone che portano avanti l’iniziativa. Lirriverente da uve catarratto, l’eretico da grecanico, il visionario da inzollia, l’audace da grillo e uno speciale Vino del miracolo prodotto in 3000 bottiglie sempre da uve grillo, è dedicato a Padre Salvatore. 

Chi è l’irriverente?

Mi aspettavo il solito giallo paglierino e invece è arancione, quasi mogano, come le foglie d’autunno. Profumi di miele e agrumi canditi ricordano un passito ma il sentore di mare dirotta altrove, pieno in bocca ancora un po’ confonde, per un momento sembra dolce ma quella freschezza che pulisce tutto non mente sul suo essere tutto fuorché un vino dolce. Con irriverenza, ha disilluso le attese di quello che mi sarei potuta aspettare da un calice di catarratto.

Di notizie sulla vinificazione non ne ho trovate se non un generico “10 mesi tra botte e bottiglia”, di sicuro c’è stata la macerazione sulle bucce, nessuna filtrazione, forse arriva da una vendemmia tardiva o solo da uve scaldate dal bel sole di Sicilia.

In tavola senza nessun accompagnamento se non una penna per annotare qualcosa, perdendomi nei suoi sapori mi sono venuti in mente i pomodori pachino, quelli belli dell’Isola, dolci e succosi. Poi banalmente, ho pensato a un pesce. Il pesce spada? O un pesce grassoccio e dalle carni più dolci? Da buttarci la pasta dentro o un bel tozzo di pane appena sfornato.

“Per noi è fondamentale la qualità dei nostri vini. Sono vini unici, lontani dal gusto omologato della produzione di massa e, quindi, possono non piacere al primo impatto.

Parole di Valentina Vitale, coordinatrice del progetto. Non piacere al primo impatto? Non è stato questo il caso, mi toccherà assaggiare i restanti se avrò la fortuna di imbattermici mentre cerco altro.

Bevo per scrivere… o scrivo per bere?