La Franciacorta che non ti aspetti

Per anni, e forse ancora oggi, il termine Franciacorta è stato per molti sinonimo di Champagne italiano, complice il fatto che zona e tipologia di produzione sono sinonimi, proprio come accade oltralpe.

In Franciacorta si producono spumanti con metodo classico, utilizzando uve chardonnay, pinot nero, pinot bianco e ultimamente è stato ammesso nel disciplinare l’erbamat, vitigno autoctono della zona collinare bresciana.

Il trend dei vini naturali ha però raggiunto anche questo enclave e cominciano a diventare numerose le cantine che decidono di avvalersi di una viticultura moderna, che si rifà completamente al passato, quando le sostanze chimiche non avevano fatto ancora il loro ingresso tra i filari della vite.

Villa Crespia è una di queste realtà che, pur non abbandonando del tutto la viticultura cosiddetta convenzionale, immette sul mercato anche un prodotto completamente innovativo e mi riferisco al loro “Simbiotico”.

Questo spumante è prodotto con uve chardonnay in purezza, piantate in cima ad una collina di origine alluvionale, dove il terreno è poco profondo e ciottoloso e dove la famiglia Muratori ha deciso di coltivare l’uva senza additivi chimici, affidandosi esclusivamente alla natura e alla ciclicità dei suoi elementi. Batteri e microorganismi vivono indisturbati tra le radici della vite fornendone il naturale nutrimento e coadiuvando sole e acqua nella rigogliosa e sana crescita dei grappoli.

Anche nelle attività di cantina la mano dell’uomo è necessaria solo per controllare che gli eventi facciano spontaneamente il loro corso: il mosto fermenta da solo, senza l’aggiunta di agenti lievitanti, in fusti di acciaio dove vi rimane fintanto che sia completato il processo fermentativo. Successivamente lo chardonnay riposa sui propri lieviti per circa 7 mesi, quando viene posto in bottiglia dove affina per due anni.

Nessuna chiarificazione,nessuna filtrazione, nessuna stabilizzazione. “Senza uso di allergeni” recita l’etichetta, un prodotto bio e vegan.

Me l’hanno proposto al “Rosée” un wine bar di ultima generazione, uno di quei posti insomma dove si può bere qualche cosa di anticonvenzionale, pur restando nel centro di Milano.

Rigorosamente servito nel calice a forma di tulipano, quello approvato dal consorzio Franciacorta per intenderci, ad una temperatura molto bassa, ha dato il meglio di sé.

Un perlage fine e persistente, un colore giallo intenso, un profumo freschissimo di tiglio e uno spunto ossidativo che ne ha esaltato la mineralità. E in bocca sembrava non finire più.

Bellissimo modo per finire una lunga giornata lavorativa, quando il traffico della città è ormai lontano e le fioche luci notturne tracciano deboli contorni agli antichi palazzi del centro della mia adorata Milano.

 

* L’immagine di copertina è tratta dal sito di Villa Crespia che si ringrazia per la gentile concessione.

Un Irriverente assaggio

Attirata da un’etichetta bianca dove il tuo nome è scritto come con un filo d’erba. Avevo in mente altro per la mia cena ma ho trovato te: l’irriverente

Sono a tavola con “Lirriverente, Igp Terre Siciliane” un catarratto in purezza di Animacorale che ancora non è una vera cantina ma di certo è un bel progetto.

Cos’è Animacorale? 

“È una comunità che lavora con il cuore” questa è la risposta quando si chiede a chi fa parte del progetto il significato del nome.

A Bagheria in provincia di Palermo, Padre Salvatore Lo Bue fonda anni fa la comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti che negli anni amplia il suo raggio di aiuto a minori e donne vittime della prostituzione. I suoi interventi sono talmente efficaci che il comune di Castelvetro lo premia con 88 ettari di terreni coltivabili confiscati alla mafia, dove la comunità decide di destinare 33 ettari ai vigneti e di piantare 5000 piante di ulivo per 42 ettari.

L’incontro tra il vignaiolo Francesco Guccione e la Onlus Casa dei giovani nasce con l’intento di aiutare il reinserimento dei giovani attraverso il loro impegno nella produzione locale. I ragazzi sono coinvolti in tutta la produzione e parte del ricavato remunera il loro lavoro oltre a coprire i costi di produzione, mentre il restante è destinato alla costruzione di una cantina dove poter eseguire le operazioni di vinificazione, che per il momento vengono eseguite in quella di Guccione a Valle del Belice.

La coltivazione è destinata a uve autoctone bianche vinificate in rigorosa purezza con metodi naturali che danno vita a 4 etichette i cui nomi sono ispirati alle persone che portano avanti l’iniziativa. Lirriverente da uve catarratto, l’eretico da grecanico, il visionario da inzollia, l’audace da grillo e uno speciale Vino del miracolo prodotto in 3000 bottiglie sempre da uve grillo, è dedicato a Padre Salvatore. 

Chi è l’irriverente?

Mi aspettavo il solito giallo paglierino e invece è arancione, quasi mogano, come le foglie d’autunno. Profumi di miele e agrumi canditi ricordano un passito ma il sentore di mare dirotta altrove, pieno in bocca ancora un po’ confonde, per un momento sembra dolce ma quella freschezza che pulisce tutto non mente sul suo essere tutto fuorché un vino dolce. Con irriverenza, ha disilluso le attese di quello che mi sarei potuta aspettare da un calice di catarratto.

Di notizie sulla vinificazione non ne ho trovate se non un generico “10 mesi tra botte e bottiglia”, di sicuro c’è stata la macerazione sulle bucce, nessuna filtrazione, forse arriva da una vendemmia tardiva o solo da uve scaldate dal bel sole di Sicilia.

In tavola senza nessun accompagnamento se non una penna per annotare qualcosa, perdendomi nei suoi sapori mi sono venuti in mente i pomodori pachino, quelli belli dell’Isola, dolci e succosi. Poi banalmente, ho pensato a un pesce. Il pesce spada? O un pesce grassoccio e dalle carni più dolci? Da buttarci la pasta dentro o un bel tozzo di pane appena sfornato.

“Per noi è fondamentale la qualità dei nostri vini. Sono vini unici, lontani dal gusto omologato della produzione di massa e, quindi, possono non piacere al primo impatto.

Parole di Valentina Vitale, coordinatrice del progetto. Non piacere al primo impatto? Non è stato questo il caso, mi toccherà assaggiare i restanti se avrò la fortuna di imbattermici mentre cerco altro.

Il di vin castello

“Evento zero” recitava l’invito alla manifestazione organizzata entro le mura del Castello di Stefanago; una sorta di prova generale di qualche cosa che esiste da tempo, se non nella forma, almeno nella sostanza.

La famiglia Baruffaldi ha spalancato le porte di casa agli amici produttori di vini naturali e ha organizzato una bellissima manifestazione aperta ad un pubblico sempre più vasto di appassionati.

In tanti abbiamo valicato l’importante cancello che apre all’ultima faticosa salita dotati di un calice e di una tasca come si conviene nelle manifestazioni serie, quelle insomma in cui ti serve la mano destra per reggere la penna e la sinistra il taccuino.

La fatica dell’ultimo pendio fatto a piedi e i numerosi chilometri percorsi in macchina su strade, che in alcuni tratti si faticava a chiamare tali, è stata prontamente ripagata dal panorama mozzafiato a 360° sulle colline dell’Oltrepo’ pavese e dalla qualità dei vini in degustazione.

I produttori presenti erano per la maggior parte provenienti dalle zone limitrofe, ma grazie alla collaborazione con Radici Natural Wines, uno tra i maggiori distributori di vini naturali, anche le regioni geograficamente più lontane sono state ben rappresentate.

Per poter degustare tutto quanto è stato proposto ci sarebbero voluti non meno di un paio di giorni, quindi ho dovuto, purtroppo, selezionare. Nonostante questo la giornata è stata davvero impegnativa e provvidenziali sono stati i due punti di ristoro allestiti sul belvedere: salumi e formaggi locali di ottima qualità l’hanno fatta da padroni.

Le prime persone che ho incontrato all’interno del salone dove era stato allestito l’evento, sono stati proprio i padroni di casa, Giacomo Baruffaldi, il volto più noto, quello che il vino lo racconta, e suo fratello Antonio, l’enologo, il più schivo dei due, quello che lo fa.

La selezione l’ho fatta già a partire da loro. Ho tralasciato i superbi spumanti realizzati con metodo ancestrale e il riesling renano, che ho già avuto modo di apprezzare in altre manifestazioni, e mi sono indirizzata su quello che ancora non conoscevo, ossia il “Corti-Giano – Mi stai sulle bucce” e il “Ivan Drago – Ti spiezzo in tre”.

Già i loro “titoli e sottotitoli” parlano da soli, poi ci si mettono pure le etichette che sembra siano state disegnate a mano da un bambino.

“Corti-Giano – Mi stai sulle bucce” è un vino fermo, dal colore rosa buccia di cipolla, che già ci preannuncia una rifermentazione sulle sue fecce nobili. La base è un vino fuori zona, un cortese, che è coltivato nella tenuta secondo i rigorosi dettami dell’agricoltura biologica per la quale ha ottenuto la certificazione.

Per 62 giorni, recita l’etichetta, il mosto sosta sulle proprie bucce per prendere quel meraviglioso colore, quei sentori vegetali e quel poco di tannino, che altrimenti non avrebbe. La mancata filtrazione lo rende poco trasparente, ma proprio in questo è il suo fascino. L’entrata in bocca di questo vino è certamente importante e sembra quasi di masticarlo.

“Ivan Drago – Ti spiezzo in tre” è invece un pinot grigio, anch’esso prodotto nell’azienda e certificato biologico. Fin qui non ci sarebbe nulla di particolare se non che è frutto di uve provenienti da tre vendemmie diverse.

Un primo lotto è raccolto in anticipo, quando gli acini sono ancora acerbi e quindi la loro acidità è elevata. Una seconda parte è raccolta in piena e giusta maturazione. A ciò si aggiungono uve di vendemmia tardiva, ossia quando il loro grado zuccherino è maggiore.

E qui mi fermo. Non voglio svelare nulla di questo fantastico vino. Io l’ho trovato eccezionale e questo basta. Provare per credere, diceva quel tale…

ETNA Fusion: i Vignaioli dell’Etna ospitano i Vignaioli Naturali

Dall’unione della passione per i vini etnei e di quella per i vini naturali nasce “ETNA Fusion, i Vignaioli dell’Etna ospitano i Vignaioli Naturali”.

In Sicilia, a Linguaglossa (CT), due ricche giornate da vivere in compagnia dei vignaioli ai piedi del Vulcano.

ETNA Fusion ci porta alla scoperta di due diverse realtà: i vitigni autoctoni etnei, cresciuti negli impervi vigneti delimitati dalla pietra lavica, e le differenti espressioni di terroir regionali italiani e stranieri rappresentati da vignaioli che producono il vino secondo natura.

I PRODUTTORI DEL “CONTINENTE”

– Andrea Occhipinti (Lazio)
– ARPEPE (Lombardia)
– Azienda Agricola Marco Colicchio (Lazio)
– Azienda Agricola Milana (Lazio)
– Piero Riccardi Lorella Reale Viticoltori (Lazio)
– Cantine Castello di Verduno (Piemonte)
– Ciro Picariello (Campania)
– Damiano Ciolli (Lazio)
– Franco Terpin (Friuli Venezia Giulia)
– Weingut Garlider (Alto Adige)
– Doro Princic (Friuli Venezia Giulia)
– Rocco di Carpeneto (Piemonte)
– Santa Caterina (Liguria)
– Azienda Agricola Stefano Amerighi (Toscana)
– La Graine Sauvagedi Sybil Baldassarre (Laugedoc-Roussillon, Francia)
– Radikon Wines (Friuli Venezia Giulia)
– Thomas Niedermayr – Hof Gandberg (Alto Adige)
– Trediberri (Piemonte)
– Weingut Molitor Rosenkreuz (Rosella – Germania)
– Zidarich (Friuli Venezia Giulia Carso)

Orari
> Domenica 3 giugno – dalle 15 alle 21
> Lunedì 4 giugno – dalle 15 alle 21

Location
Casa San Tommaso
Piazza Ambrogio Gullo, 2
95015 – Linguaglossa (CT)

Info
Tiziana Gallo
338.8549619
info@vininaturaliaroma.com

Evento realizzato da Tiziana Gallo (Vignaioli Naturali a Roma) in collaborazione con il Comune di Linguaglossa.

Natural Wines Oltrepo & friends

NATURAL WINES OLTREPO & FRIENDS – EDIZIONE 0

Degustazione-mercato di vini naturali dell’Oltrepo Pavese e non solo,saranno presenti vignaioli “fuori dal coro” naturali, biodinamici e artigianali.

Dalle 11 alle 19 presso la sala eventi del Castello di Stefanago, ingresso 10 euro comprensivo di calice.
La sera cena e party con i vignaioli e i loro vini e musica live con i “Winetellers”.

 

 

… l’oltrepo senza accento sta arrivando!

Essere una vigna in Liguria

Chissà cosa si prova a essere una vigna in Liguria? Di quelle baciate dal sole, che si godono lo spettacolo del mare dall’alto mentre i monti dietro di loro le proteggono dal “freschino” che arriva da nord.

Non potendo tramutarmi in vigna ho provato a farmi raccontare dai vini qualcosa su quella posizione privilegiata.

Perfetta l’occasione offerta dall’enoteca La Cieca di incontrare la produttrice e i vini de Il Torchio (già scoperti al Live Wine), cantina dell’estremo levante ligure. L’energica Gilda ci racconta che a Castelnuovo Magra i vigneti sono felicemente esposti a sud-est ad anfiteatro su diverse altezze, alle spalle hanno le Alpi Apuane e davanti il mare. Questa è una storia di coraggio e amore per la propria terra in cui due giovani fratelli decidono di portare avanti la vigna e la cantina dello scomparso nonno Giorgio Tendola. Ora eccoli a occuparsi di 12 ettari di vigne che guardano il mare, coltivate a vermentino in prevalenza con cui producono la doc Colli di Luni.

Cosa mi hanno raccontato questi vini?

Il Bianco” arriva dalla parte più bassa e argillosa dei vigneti, è vermentino 100%, vendemmiato nel 2016  macera sulle bucce per pochi giorni. È morbido in bocca, quasi oleoso, è pieno e la sapidità spicca. Suggerisce di essere bevuto tutto in un sorso all’ora dell’aperitivo.

Colli di Luni Doc“, vermentino in purezza coltivato più in alto dove i terreni sono sassosi e richiedono alle radici un maggiore sforzo per nutrirsi. L’idrocarburo stupisce al naso e gli agrumi vengono dopo, sapidità e freschezza per un assaggio gustoso.

Lo “Stralunato” è vermentino con un 5% di moscato, entrambi provenienti da vecchie vigne che apportano il loro carico di saggezza. Vinificati insieme, macerano sulle bucce per poi essere travasati seguendo le fasi lunari. Al naso erbe mediterranee e, sarà che sono di parte, un sentore di basilico che evoca inevitabilmente una bella pasta al pesto in accompagnamento. Gli aromi tipici del moscato invece non invadono e, ancora una volta, sapidità marina a completare il tutto.

Anche  “Lunatica” è vermentino e nient’altro. Dopo la fermentazione con macerazione sulle bucce per almeno 8 giorni il vino sosta sulle fecce fini finché non è pronto. Mi colpisce per la leggera nota affumicata che ricorda il miele di castagno ma soprattutto per la persistenza che non mi abbandona nemmeno dopo aver preso due tram e fatto 300 metri a piedi

Espressioni tutte diverse seppur da un unico vitigno, vini mai scontati e inaspettati mi raccontano che essere una vigna di Liguria in posizione privilegiata non deve essere tanto male, ma ben poco sarebbe senza l’amore e il rispetto di chi se ne prende cura.

Villa Favorita 2018

Un evento unico nel suo genere, Villa Favorita offre un articolato percorso di degustazione per approfondire o iniziare a conoscere i vini naturali. Riunisce viticoltori europei che hanno il comune obiettivo di condividere le tecniche e le esperienze per produrre vino in maniera naturale, sia in vigna che in cantina, e di divulgare la cultura del “terroir”. Ogni visitatore potrà incontrare e conoscere i produttori stessi, nonché acquistare direttamente dagli stessi il vino in degustazione.

Programma dell’evento

  • sabato 14 aprile, apertura dalle 10.00 alle 18.00
  • domenica 15 aprile dalle 10.00 alle 18.00
  • lunedì 16 aprile dalle 10.00 alle 18.00

Sede Villa da Porto detta “La Favorita”, via Della Favorita a Monticello di Fara, Sarego (Vicenza)

Biglietto di entrata giornaliero 25 € a persona

LiveWine 2018. Piccoli produttori crescono

Il primo weekend di marzo, a Milano, nella splendida cornice del  Palazzo del Ghiaccio in via Piranesi, si è svolta la quarta edizione del LIVEWINE, il Salone Internazione del Vino Artigianale.
Un evento molto atteso dagli amanti dei vini naturali-biologici-biodinamici e dagli addetti ai lavori della metropoli Meneghina e non solo.

Quest’anno il mio  programma era di stare poco e andare a provare solo le novità e i prodotti che non avevo mai avuto occasione di conoscere in questi anni.
Più o meno erano quelle le intenzioni, veloci, concise e senza distrazione dai soliti vini; il risultato è stato che  tutto il pomeriggio di domenica 4 marzo e un “ripasso” in compagnia di Alessandra nel primo pomeriggio del lunedì li ho passati parlando con produttori, distributori e avventori sconosciuti ma appassionati come me.
Così tanto tempo trascorso tra le fila degli espositori mi hanno portato a creare una vera e propria lista dei prodotti che più ho apprezzato.

Slovenia
GORDIADamigiana 2012 
da uve malvasia e moscato bianco, ottenuto da grappoli lasciati appassire in cassette fino a gennaio. Torchiatura, maturazione e fermentazione in botti di legno di quercia per circa 12 mesi. Giallo dorato, al naso confetture di albicocche molto intenso. In bocca ricorda molto il miele con la frutta secca. Estremamente elegante e armonico

Italia
AGRICOLA NEVIO SCALA
Novità assoluta dell’edizione 2018, l’ex allenatore di Serie A si è dato al vino. Azienda Agricola aperta assieme al figlio, in provincia di Padova, sui Colli Euganei.
Gargànte: garganega 100%, vino bianco rifermentato in bottiglia, giallo paglierino intenso, note fruttate al naso e una leggera crosta di pane. In bocca è scorrevole e fresco, persistente e di buona bevibilità

CANTINA MARILINA: Altra novità 2018 del salone, cerco la postazione e vengo accolto dai due splendidi sorrisi delle sorelle Marilina e Federica, titolari dell’Azienda sulle stupende colline di Noto.
In degustazione parecchi prodotti tra cui i due metodi ancestrali: Fedelie Bianco Frizzante da uve viogner e Fedelie rosato frizzante, veramente una sorpresa per me questa versione di Nero d’Avola. Eccellente il colore, un melograno intenso, al naso ricorda la viola, ciliege e agrumi, in bocca è fruttato, fresco, lo si immagina da bere seduti al mare, come ottimo aperitivo.
Tra le chiacchiere sull’amata Sicilia, la spiegazione delle etichette e le varie promesse di visite in cantina  a provare tutta la linea di produzione, Marilina mi fa innamorare del suo Cuè, che in dialetto siciliano significa “Chi è?”. Una vera e propria sorpresa.
Fermentato sulle sue bucce, fa affinamento in vasche di cemento con lieviti naturali. Un moscato secco di color giallo paglierino intenso, con sentori intensi di pesca e mela matura al naso e in bocca piacevolmente sapido e secco.

MARIA PIA CASTELLI: Cantina consigliata da svariato tempo da amica che conosce la produttrice di persona. La bottiglia che mi ha colpito di più è stata Stella Flora, un vino bianco ottenuto da Pecorino, Passerina, Trebbiano e Malvasia di Candia, di un elegantissimo giallo paglierino intenso, con sfumature d’oro. I profumi ricordano gli agrumi, la buccia di un pompelmo maturo, e successivamente un sentore di erbe aromatiche. Il sorso è pulito, sapido con una grande ricchezza aromatica. Molto persistente.
Affina 18 mesi in legno e altrettanti in bottiglia.

ANCARANI: Indigeno 100% Trebbiano, leggermente frizzante, un vino che rifermenta in bottiglia sui propri lieviti. Profumi non invadenti ma eleganti, di agrumi e leggera crosta di pane. Al palato spiccano sapidità e acidità. Molto equilibrato.
Perlagioia, prodotto con Albana e una minima parte di vitigni  romagnoli, si presenta  giallo intenso, con profumi molto delicati di fiori bianchi e un leggero ricordo di agrume. In bocca è minerale, con una strepitosa sapidità inaspettata.

CRASA’: Si sale sull’Etna. Il loro Etna Rosso Doc Cru “Rivaggi” prodotto con 80% nerello mascalese  e 20% granaccia. Color rosso porpora intenso, al naso si riconoscono profumi di frutta rossa che accompagnano il pepe nero e i sentori erbacei tipici del territorio Etneo. In bocca è tannico e mantiene una buona acidità, un vino molto persistente, ottimo direi. Da riprovare a tavola, accompagnato da piatti con sughi complessi o da formaggi stagionati del luogo.

ELIOSSempre in Sicilia ma sul versante ovest dell’isola, cantina di cui avevo letto molto ultimamente ma non avevo avuto ancora occasione di provare i vini.
Modus bibendi Grillo 100% Grillo, di color giallo paglierino con riflessi leggermente verdolini, una trama olfattiva che ricorda la terra da dove proviene, note balsamiche e macchia mediterranea come menta e salvia, in bocca risulta fresco, di buona acidità e sapidità.
Modus bibendi bianco macerato non filtrato da uve Grillo, Cataratto, Zibibbo, color arancione con riflessi dorati, al naso presenta profumi di arancia e albicocca candita. In bocca colpisce immediatamente la freschezza e la leggera astringenza. Molto persistente.

Il TORCHIO: Trovati per caso, a fine giro del lunedi pomeriggio. Colpito più che altro perchè unici produttori liguri nella fiera e per le splendide etichette realizzate dal pittore locale Francesco Musante, la vera sorpresa è stata il loro Stralunato 2016 da uve vermentino e moscato bianco. Giallo paglierino con riflessi dorati, profumi molto intensi di frutta tropicale, agrumi e frutta matura. Buona acidità, lascia un finale piacevole e armonioso.

Personalmente sono molto affezionato a questa manifestazione: la mia prima fiera del vino da studente nel mondo del vino, come visitatore ovviamente, la scoperta di alcuni produttori a cui ora sono particolarmente legato, la mia fuga dallo studio per diventare Sommelier l’edizione passata per assistere ad una degustazione guidata dell’ Etna, la sensazione di festa che si vede sui visi degli espositori e dei loro avventori.

La cosa che mi ha colpito di più nell’edizione 2018 è proprio questa. I vini del LIVEWINE sono veri come i loro produttori!

A Socrate piace il vino vero

Appuntamento da Linearetta, piccolo locale Meneghino, dove trovare prodotti di alta qualità, che rispettano la stagionalità  e le eccellenze del territorio Nazionale.
Una degustazione, guidata da Alessandro Ambrosi, che vuole uscire dagli schemi tradizionali e un po’ stereotipati dei classici appuntamenti enoculinari della Metropoli.

 

Martedì 23 Gennaio
Ore 21.45
Degustazione di 4 vini naturali

Costo 15€

10 posti disponibili

Prenotazione gradite e consigliate.