Parlare di vino

Parlare di vino non è mai cosa semplice ancor più se chi abbiamo di fronte non è un sommelier o un enologo o un produttore o un assaggiatore professionista. Insomma, non è un esperto. La competenza di un sommelier  non deve limitarsi solamente nel percepire odori, sapori e struttura di un vino ma dovrà riuscire a trasmettere al cliente attraverso un linguaggio chiaro, comprensibile ed emozionale quello che si è percepito e soprattutto senza annoiare.

Non tutti i clienti che siedono al ristorante sono interessati al vino che berranno o hanno voglia di ascoltare sermoni su vinificazioni e processi fermentativi, ecco che l’abilità unita all’esperienza di un bravo sommelier deve aiutarci a capire chi abbiamo davanti e utilizzare il modo e soprattutto il linguaggio giusto per parlare di vino al tavolo. Casi estremi a parte (e ce ne sono tanti da poter scriverne un papiro) la bellissima lingua italiana ci fornisce i mezzi giusti per riuscire a parlare di un argomento complesso come quello del vino in maniera chiara e comprensibile a tutti. Il corretto linguaggio sarà un mezzo fortissimo per aiutare il cliente nella scelta e nella comprensione del vino che accompagnerà la cena. Non è facile parlare di vino a un tavolo poiché bisogna esprimere sensazioni, emozioni, cultura, storia, passioni e poi ancora lavoro, tanto lavoro, sacrifici, tecniche, studio e molto altro. Il tutto in una manciata di minuti.

Nei secoli l’uomo ha decodificato un insieme di vocaboli del vino, centinaia di aggettivi utilizzati per descrivere tutte queste sensazioni. Ecco che troviamo parole come rotondo, austero, intenso, persistente, armonico, tannico, abboccato, morbido, vellutato, acido, allappante, robusto, fruttato, lungo, fragrante, vinoso, asciutto e ancora permanenza sui lieviti, macerazione sulle bucce, rifermentazione in bottiglia, sboccatura e ancora e ancora. Un immenso glossario di termini e tecnicismi che a volte fanno sembrare ai più che non si stia neanche parlando di una bevanda. Non che sia sbagliato, sia chiaro, un sommelier non deve mai dimenticare la sua formazione tecnica, ma con i clienti bisogna trovare un modo di parlare di vino che susciti interesse nel volerlo assaggiare. Che faccia venir voglia di capire perché per noi quel vino ha bisogno di così tante parole quando a lui basterebbe dirne una sola: è buono!

E allora lasciamo stare, o meglio mettiamo da parte il professore che c’è in noi (e c’è dentro ogni sommelier) e tiriamo fuori la passione che ci ha spinto ad avvicinarci a questo mondo. Iniziamo a parlare al pubblico delle storie che ci sono dietro ad una bottiglia, della tradizione che lega quella bottiglia al suo territorio.

Dell’etichetta che il produttore ha fatto disegnare a un’artista di strada della sua terra, della riscoperta di un vitigno antico che sarebbe altrimenti scomparso, della vendemmia fatta a mano acino dopo acino per selezionare solo quelli migliori, degli agricoltori in Valtellina che vendemmiano “eroicamente” con imbragature per la forte pendenza o come in Sicilia dove c’è chi ancora pigia l’uva coi piedi. Raccontiamo storie e aneddoti su quella bottiglia di verdicchio che per gli americani ricorda le curve della Lollobrigida o su quel produttore che mette musica classica tra i filari o accende fuochi durante le gelate invernali come facevano gli antichi. Di come grandi vini come l’Amarone sono nati per sbaglio mentre si produceva Recioto o perché il Nebbiolo si chiami Nebbiolo. Magari a chi ordina un Chianti Classico mettiamo da parte tannini e struttura e raccontiamo del perché si è scelto il gallo nero come simbolo del consorzio.

Facciamo informazione sul vino e la sua storia. Bisogna prima di tutto suscitare interesse e curiosità che passerà attraverso un’ emozione per diventare poi una vera e propria esperienza.

Ricominciamo a parlare DI vino e non DEL vino! Perché in fondo quando si beve una buona bottiglia oltre a essere un piacere dei sensi e dell’anima si sta sorseggiando un percorso e una storia che accompagna l’uomo da secoli. A noi l’arduo compito di trasmettere e comunicare a chi beve tutto questo. Con voglia. Con piacere. Con passione.

 

Autore: Antonio Catena

Maitre e sommelier ristorante “Tommasi” Milano

Ama il tuo lavoro e non lavorerai un solo giorno della tua vita” (Confucio)